Archivi tag: Simone Bachechi

Non si sale non si parte

posti_barcaOggi è bonaccia, non si sale e non si parte, sul mare la bonaccia è una disgrazia più grande che una tempesta, o un mare mosso e basta, non onde e increspature, non l’onda lunga quella la sentono solo i transatlantici, oggi che il cielo è grigio e pesante e la calma che investe il mare è un dramma che le barche che si trovano sono non risucchiate dai gorghi ma nell’immobilità completa, sul mare questa è la morte che liscia l’acqua come un velluto.
Sulla battigia fare una passeggiata e assaporarla, nell’aria tersa quasi fredda solo un improvviso piccolo sparuto casuale molinello d’aria può accadere e portare qua come ora l’odore salmastro, frutti di mare che riverberano dal fondo così presente e così basso, la salsedine nelle narici entra così libera più ora che nell’aria appiccicosa e calda d’ estate, un gradiente diversificato fra temperatura esterna e ventilazione, un grado in meno sull’anemometro non corrisponde a un grado meno sul termometro, il rapporto non è paritario, questo fresco sul golfo ti fa sentire vivo comunque e più libero nei polmoni.

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Uragano

eoloÉ venuto una specie di uragano nella mia città e tutti si sono svegliati, nella notte finalmente qualcosa è successo mi dico oggi e cosa è successo? e qua e la banderuole al vento, luci spente, linee telefoniche interrotte, qualcuno fece giustamente notare che c’erano delle priorità e restare tre quattro cinque sei o sette giorni senza connessione internet doveva apparire accettabile e comunque un gesto di solidarietà verso chi aveva avuto gravi e ben più ingenti danni. Il mio quartiere è sempre stato abitato da persone anziane, quella notte io mi svegliai nella mia camera da letto a mansarda e mi sembrava di stare in mezzo all’oceano, luci verdi e una statua scoperta dal velo ma oscena e verde pure lei, avrei voluto urlare allora se questa chiunque che la avesse mandata e poi intendeva chiamarla pure tempesta, raffiche fortissime ma non a getto continuo andavano e venivano, erano volendola dire tutta come degli spasimi, come se avessi mangiato troppo mascarpone e ti si sviluppa dentro tutta una specie di colica intestinale che poi vai al bagno ed è tutto risolto meno l’indolenzimento muscolare nel basso ventre che ti rimane. Queste scosse però non si erano mai viste, né nel mio quartiere di anziani né in tutta la città e nell’intera nazione si seppe poi. Arrivava un gran mulinìo di rumorosa furia, si capì poi dai telegiornali fosse Grecale e veniva da est, dai Balcani, alcuni vecchietti furono male informati e dissero che era Bora, ma la Bora qua non ci arriva. Si sentiva un rumore spaventoso e sordo avvicinarsi e poi tutto si scuoteva quasi a cadenze regolari, io istintivamente mi aggrappavo alla testiera del letto e al comò, la paura di quell’albero in tempesta che era la mia camera turrita non mi impedì di affacciarmi all’oblò che aveva la forma della mia finestra sul tetto e farmi guardare nell’abisso.

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