Archivi tag: seconda parte

Per mia colpa – seconda e ultima parte

14959054_10211001268533596_1506377155_oDue mesi scivolati via nel tunnel dell’inconsistenza. Due mesi a cercare di districare, invano, i fili che formavano l’ordito di ciò che provavo per lui. Nulla ha fermato la mia ritirata. Nessuna responsabilità ha fatto attrito, frenando la mia fuga. Nemmeno l’amore per le mie figlie. Nemmeno le loro voci al telefono soffocate dai singhiozzi.
Sono seduta al tavolino di un bar in mezzo a una piazza affollata. Aspetto osservando le persone intorno a me. Attendo mio padre.
Dopo la notte in commissariato, tutto nella mia vita è diventato scivoloso. Viscido. Non riuscivo più ad avere presa su niente. Provavo a toccare ciò che mi circondava, ma le dita scivolavano sulle superfici delle anime altrui. Non c’era più un sentimento che mi legava alle persone a cui volevo bene. Tantomeno alle bambine. Per esempio, quando la mattina dopo l’interrogatorio le avevo riviste, avevo sussultato, assalita dalla consapevolezza che erano le figlie di un mostro. Cosa avevano ereditato da lui oltre gli occhi e la bocca? Il buio stava sedimentando nei loro cuori in attesa di diventare abbastanza denso da riversarsi all’esterno? Non potevo saperlo, e questo dubbio era un ferro rovente che mi rovistava le viscere. Quando mi si erano gettate addosso, scagliandomi contro una marea di domande sul padre, avevo sentito un senso di disgusto al contatto con la loro pelle. Era come se non le sentissi più mie, quasi che il padre le avesse contaminate. Il cuore mi diceva di non pensare nemmeno quelle cose, di abbracciarle e star loro vicino perché mai come prima avevano bisogno della mamma. Ma qualcosa era a toccarle. Ma loro erano scivolose. Lui, col suo viscidume, era riuscito a portarmele via. Continua a leggere

L’attesa – seconda e ultima parte

14408982_10210521829507920_879185470_nIl mare era inquieto quella sera. La scogliera era spazzata dal vento. Fantasmi di sabbia si schiantavano contro le rocce come un esercito di anime dannate, trascinando il carico doloroso della propria esistenza. Gli spruzzi che il vento sollevava dall’acqua schioccavano come frustate. Era come se il mare volesse sbranare l’isola. L’inverno quell’anno non si era fatto preannunciare; aveva fatto irruzione alla Batteria come un nemico venuto dal mare, schiumando tutta l’acredine macerata nel buio della propria anima per un anno intero.
Io e lui eravamo in piedi a fissare quella massa tetra che per la prima volta ci faceva paura, schiaffeggiati dal vento che, perfido, mi aggrovigliava i capelli, quasi volesse strapparmeli. L’aria odorava di tempesta; ne sentivo l’elettricità formicolarmi addosso.
«Cosa facciamo, allora?» gli chiesi, il cuore che mi batteva impazzito nelle orecchie.
Colsi un lieve tremito nella sua mano che stringevo con forza. Lui non aveva compiuto ancora vent’anni; io ne avevo soltanto sedici; non eravamo pronti a fronteggiare quella realtà.
«Partirò» disse poi. «Mi arruolerò in Marina, e cercherò di farmi spedire in qualche base qui vicino. È l’unica soluzione».
«E io?».
«Dovrai aspettarmi. Se avrò un lavoro, un lavoro vero, allora tutto sarà più semplice. Tua madre… ci permetterà di farci una vita». Continua a leggere

La condanna – seconda parte

Tre settimane dopo

10877708_10205647307687921_1079543321_nParcheggiai la macchina a qualche centinaio di metri dal complesso del faro che sormontava Nest Point, nell’isola di Skye, Scozia. Il vento profumava di oceano, e come la prima volta che avevo visitato le Ebridi, mi chiesi come potessero esistere colori così accesi, e quello stacco così netto tra l’azzurro piombo del mare e il verde elettrico dell’erba che quasi come un affronto cresceva sulle scogliere, manco volesse con la sua sfrontatezza sedurre il cielo indaco.
Mi strinsi nel cappotto e camminai verso il faro. Le nuvole correvano a perdifiato nel cielo. Mi sembrava di essere dentro un quadro.
Lo trovai che dalla staccionata fissava il vento frugare tra le pieghe dell’acqua, fumando. Quando mi vide, sorrise e mi strinse forte.
«Sapevo che saresti venuta».
«Ho deciso solo all’ultimo, credimi» dissi affondando il viso sui suoi vestiti, perdendomi di nuovo nel suo odore. Volevo prenderlo a schiaffi, picchiarlo, ma al tempo stesso non riuscivo a staccarmi dalle sue braccia e dal calore rassicurante del suo corpo.
«Mi dispiace… ho cercato di risolvere le cose, ma… non ce l’ho fatta. Alla fine non avevo alternative, se non scappare… li hai mandati fuori pista, ho sentito».
Annuii contro il suo corpo.
«Grazie. Mi hai dato tempo per far perdere le tracce».
«Gli altri dove sono?».
«Brasile, credo… mi hanno detto che ero un pazzo a rintanarmi qui, ma sapevo che saresti venuta. Ci ho sperato con tutto me stesso… Non potevo non aspettarti».

Continua a leggere

Come in basso così in alto – seconda e ultima parte

Testamento della Lucertolina.

LucertolinaNon si può vedere, ma la Montagna Mineraria si sposta sempre più.
Inizia così il suo dettato. Scrivo direttamente sui sassolini del sentiero, con lo stecco.
Tutto parte dai sassolini, dice. I sassolini sono in fondo tali e quali alle lucertoline, o anche alle persone umane, e anche a quelli di dodici anni come te; solo che vanno più lenti, hanno cioè, al loro interno, cellule che si muovono appena. Così inizia il mondo. Inizia piano. Come tutto. Io, come Lucertolina non mi posso lamentare. Ho vissuto ai piedi di questa Montagna per quasi vent’anni, e prima di me i miei genitori, e i genitori dei miei genitori, e i genitori dei genitori dei miei genitori, e poi anche i genitori dei genitori dei genitori dei miei genitori, e poi un’altra volta e poi un’altra volta e su e su e su, per cento, duecento, trecento milioni di anni e forse di più e alla fine mi sono anche salvata dallo sciacallo del falco o falchetto falso cugino. Siccome, alla fin fine, devo ringraziare te per non esser finita, dopo così tanti milioni di anni, come pasto finale per i pulcini, ho deciso di raccontarti certe cose.
Non so chi tu sia, ma ho capito, col mio cervellino lucertoloso, che sei piuttosto moderno, come ragazzo. Infatti ridi e ti annoi molto in fretta. Hai però il cuore ancora sgombro, perciò ti dirò ciò che conosco.
Dell’inizio ti ho già detto. Per secondo, ti dirò circa la pioggia.

Continua a leggere