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Stanze separate

16145687_10211754352000212_760352539_oDopo quella notte non avevano più dormito insieme. Lei aveva continuato a stare nella loro camera. Lui, in quella della figlia. Si stavano smarrendo ognuno nel proprio dolore. Anime alla deriva in uno stesso oceano, ma su zattere diverse destinate a non incontrarsi più. Il loro distacco non era una questione di disamore, ma di sopravvivenza. Il peso di ciò che avevano dentro, se condiviso, avrebbe fatto affondare qualsiasi imbarcazione. Per questo si stavano ignorando, navigando su chiatte e rotte differenti: per non colare a picco nell’abisso dei sensi di colpa. Avevano preso il largo senza il conforto di alcun punto cardinale, senza nessun faro che scalfisse la pece della notte. Rimanere ancorati a terra avrebbe significato morire; così, si erano lasciati fagocitare dal buio senza pensare a chi e come avrebbe provveduto alla propria salvezza. Forse perché in loro stava macerando la cognizione che non vi è scampo da se stessi. La redenzione era qualcosa al di là della loro portata, come la felicità e il ricordo di quella che era stata la loro vita perfetta.
Fu lei a capire che l’oceano li stava uccidendo. Se non fossero tornati a terra, presto sarebbe stato troppo tardi.
Spense la televisione e andò da lui. Lo trovò imbozzolato nel proprio dolore sul letto della figlia. Era la prima volta che entrava nella stanza di Chiara, da quella notte.
«Dormi?» gli chiese. Continua a leggere

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Il rodeo

c5_001Era una donna bellissima. Bellissima e indomabile. Una storia con lei era un rodeo: prima o poi ti avrebbe sbalzato, fatto cadere e lasciato con il culo per terra. E di uomini con il culo per terra, nel recinto della sua vita, ce n’erano già rimasti tanti. Tutti, anzi. Era più forte di lei, doveva finire così. O forse non poteva fare a meno di quella rassicurante sensazione provocata dal potere di sapere che, ogni volta, avrebbe vinto lei. La trafila era sempre la stessa. Andava sempre al party, il più elegante della città per attirare il cavaliere di turno. Lo sfidava un’occhiata per farlo cadere nella trappola di una sfida. Il coglione, entrava nel recinto sicuro che fosse un gioco da ragazzi mentre non sapeva che il suo destino avrebbe seguito non le leggi non dell’amore bensì della fisica.
Una sera andò al solito party e già si pregustava il prossimo culo nella polvere. Ma si distrasse per un istante. Fu un attimo. Pareva un’occhiata ma in realtà era un lazo. Le arrivò addosso all’improvviso. Quando gli si strinse attorno al collo, scoprì la strana e nuova sensazione di docilità. Seguì con gli occhi la corda e vide che portava al buttero più affascinante che avesse mai visto. Lui la tirò a sé e, quando furono ormai vicini, lei capì subito che quel lazo aveva strozzato, lì sul posto, la sua parte indomita. Con i rodei aveva chiuso. Era catturata per sempre.
Dopo due mesi si sposarono. Fu un matrimonio sfarzoso e luccicante, quello che tutte le ragazze della città avrebbero sognato da quel momento in poi. Per due anni furono felici di quella felicità che ti rende indifferente a tutto il resto. Così felici che lei iniziò a vivere solo per lui. E con la stessa cieca e fanatica furia con cui un tempo respingeva gli uomini, ora voleva tenersi stretto il suo.

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Sguardo all’infinito

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“la chiave è osservare” – Opera 70×100 Tecnica indiretta su vetro 2015 di Federica Petri

Le infradito sfregano sul collo del piede rendendolo visibilmente arrossato. Il dolore aumenta di intensità ad ogni passo e solleva una nuvola di polvere. Una ragazza cammina come uno spettro inciampando nella propria inconsistenza mentre un turbine di sensazioni preme contro il petto risucchiandole i pensieri.
Lo sguardo di Lucy è rivolto verso il basso. Fissa i ciottoli dissestati, che disordinati, delimitano i bordi della strada sterrata “Un senso di angoscia mi pervade da questa mattina. Sento come una voragine all altezza dello stomaco. Osservo lo smalto che, pallido colora le unghie dei
miei piedi mentre percorro un pavimento che rispecchia perfettamente il mio stato interiore …arido e dissestato…..
“Interessante! Potrei usare questa frase per il mio prossimo libro.”
Pensa Lucy fra se, passeggiando con le mani in tasca e i capelli disordinati dal vento.
Una brezza leggera vibra intorno a lei spostando le foglie degli alberi; nell’aria di sente un profumo di mandorla.

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