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La promessa

Con questo racconto inedito su Biagio Mazzeo, di Piergiorgio Pulixi, #Svolgimento si prende una meritata pausa estiva. Ci rivediamo a settembre, pronti per nuove iniziative e tanti nuovi racconti. Per chi fosse interessato e volesse vedere i propri racconti pubblicati su #Svolgimento la nostra mail è svolgimento@gmail.com

Buone vacanze e buona lettura!

11824031_10207379146222802_1196181302_nLe tre ragazze erano sparite da quattro giorni. Gli inquirenti erano convinti che non si conoscessero tra loro e che a parte l’età, la nazionalità e l’estrazione sociale, non avessero nulla in comune. Tutti però sapevano che era strano. Tre ventenni di buona famiglia non spariscono così nel nulla, di punto in bianco. Non senza una buona motivazione. Fino a quel momento non era arrivata nessuna richiesta di riscatto, e non era stata trovata alcuna traccia che potesse instradare gli investigatori sulla pista di un rapimento o di una fuga programmata. Questo stendeva un oscuro presagio su quella faccenda. Quello però che né i giornalisti né l’opinione pubblica sapevano era che tra i poliziotti serpeggiava un profondo nervosismo perché sentivano brutte vibrazioni su quel caso. Non era qualcosa di razionale ma più una sensazione sottopelle, frutto dell’esperienza e dell’istinto di strada. Avevano la netta percezione che quella storia non sarebbe finita bene.
Le teorie si sprecavano sia dentro gli uffici della Mobile che nei programmi d’approfondimento senza però portare a nulla di concreto. L’unico dato certo era che le ore stavano passando, implacabili, e quel mistero s’infittiva sempre più.
Poi, all’alba del quinto giorno due agenti di pattuglia trovarono il cadavere di una ragazza e le cose per gli abitanti e i poliziotti della Giungla cambiarono per sempre.

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Il quarto sparo

racconto su Biagio Mazzeo

10726671_10205029020911138_608677931_nSanto Spada gliel’aveva sempre detto. Ci sono due modi per comandare: con la paura o con l’amore. In cuor suo Mazzeo sapeva che la paura dura più dell’amore. È più affidabile, impermeabile alle infiltrazioni del tempo se esercitata con costanza. Sapeva anche che la paura sarebbe dovuta essere sempre la sua prima scelta, sia nelle strade che con i suoi uomini. Per le strade non aveva nessun problema: tutti avevano terrore di lui che non si metteva alcun problema a seminarlo con rigore quasi scientifico. Con la sua famiglia, invece, era diverso. Li amava. Qualcuno più di altri, come accade nelle vere famiglie di sangue. Ma a ogni modo amava tutti i suoi ragazzi. E aveva iniziato ad amare anche Valeria D’Angelo, la ventiseienne che stava servendo ai tavoli del pub. Biagio ormai la conosceva da circa sei anni, quando dopo essersi fatto segnalare da un suo contatto alla Facoltà di Medicina quali fossero le matricole più brillanti, l’aveva scelta tra la rosa dei candidati. La preferenza era caduta su di lei perché era molto brava e preparata, certamente, ma soprattutto perché era in difficoltà economiche; i genitori non erano messi bene finanziariamente, e lei era costretta a lavorare fino a tardi in una pizzeria di merda nel centro per pagarsi studi e alloggio fuori sede.

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La notte della Mediarchia, Carlo Vanin – Panda edizioni

 

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Introibo ad altare diaboli!

Da Ulisse, J. Joyce

L’ispettrice Carla Chinellato, trasferita da poco più di una settimana al commissariato della Nuova Polizia di Marghera, studiava perplessa il ragazzo che le sedeva di fronte.
La scrivania di Carla era quasi completamente carica di faldoni pieni di schede segnaletiche e rapporti: ne aveva spostati parecchi per poter guardare il suo interlocutore negli occhi.
Aveva chiesto perché nessuno usasse mai l’archivio elettronico, ma le uniche risposte che aveva ricevuto dai suoi colleghi erano state volgarità e vaniloqui burocratici. Così si era abituata a considerare il PC gettato in un angolo come un semplice elemento gratuito del disordine generale.
«Eh eh eh!» rise il ragazzo, «sono fuori.»
Erano appena le nove del mattino e chissà di cosa si era già fatto.
«Mi calo» continuò, «mi calo tanto, sai. Mi calo tutto. Anche la luna mi calo.»
Carla dubitò che il ragazzo avesse mai visto la luna, se non in qualche foto in rete, se ne esisteva qualcuna non censurata dalla Mediarchia. Prese un lungo respiro e torse il collo, facendosi schioccare una vertebra.
Udì un suono ovattato provenire da qualche parte. Una specie di grido prolungato.
Sarà qualcuno in guardina, pensò.
Carla sapeva che gli agenti, quando non avevano niente da fare, scendevano a insegnare la lingua della Mediarchia ai nuovi arrivati. Continua a leggere