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Incipit d’Autore: “Orgasmo Song” di Fabio Casagrande Napolin – Vololibero Editore

orgasmo song

dai “Preliminari”

Ai giorni nostri, una canzone come Je t’aime… moi non plus, cantata ne lla sua versione più celebre da Serge Gainsbourg e Jane Birkin, non desta più nessuno scandalo. La si ascolta senza malizia, con il sorriso sulle labbra. La si considera una canzone d’amore un po’ osé, senza tuttavia ritenerla per questo oscena e triviale. Il brano è stato oggetto di moltissime cover da parte di artisti provenienti dalle più differenti scene musicali. Di Je t’aime… moi non plus esistono versioni riverniciate nei colori più disparati: dal sofisticato easy listening, al ruvido industrial, passando per reggae, hip hop, disco music, new wave… In quasi cinquant’anni dalla sua prima registrazione è stata utilizzata come colonna sonora del film omonimo diretto dallo stesso Serge Gainsbourg o quale commento musicale televisivo. Ha fatto da sfondo agli spogliarelli amatoriali – un po’ squallidi – dei primi anni Ottanta, alle pubblicità delle chat erotiche dei Novanta, per venire infine sdoganata dalla pubblicità televisiva: nel 2012 viene adottata come tema per lo spot del profumo Miss Dior Chérie con testimonial Natalie Portman. Quando uscì nel 1969, Je t’aime… moi non plus venne accolta invece con enorme scandalo da parte un po’ di tutta la stampa benpensante, fu bandita dalle emittenti radiotelevisive di stato in Italia e Regno Unito e condannata al rogo da “L’Osservatore Romano”, che la definì tout court “oscena”, anche grazie a una sgangherata traduzione che l’organo di stampa del Vaticano pubblicò per dimostrarne l’inaudita sconcezza. Questo portò al sequestro del disco sul territorio italiano, ma la cosa, lungi dall’arrestare la diffusione della canzone, le regalò invece un’immensa pubblicità gratuita che contribuì non poco a decretarne l’incredibile successo internazionale.

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Tango silente

sexy-tango4Siamo insieme, a pochi metri di distanza, su un palco di legno polveroso. La sala intorno è piena di gente.
Si sente solo il rumore del nostro respiro.
Ti vedo: pantaloni neri, camicia bianca, il volto senza sorriso.
Mi vedo riflessa nei tuoi occhi: vestito rosso, viso bianco.
Siamo illuminati da due fasci di luce, immobili, ma che palpitano leggermente come se volessero muoversi, come se volessero unirsi.
Fai un passo verso di me; io rimango immobile, ma la mia luce scatta in avanti: non posso fare altro, sono costretta a seguirla perché non voglio restare nel buio, non posso stare nel buio senza di te. Lo spettacolo deve cominciare.
Ora siamo vicini, le nostre luci quasi si toccano, ma sono ancora separate e le sento fremere sopra di noi.
Comincia il tango.
Alzi una mano, la porti al mio viso ed io tiro indietro la testa: ma la mia luce non mi segue e così, per pochi istanti, si vede solo il mio vestito rosso ed io sono senza volto. Mi riavvicino alla tua mano perché non posso, non voglio restare nel buio senza di te.
Le tue dita sfiorano la mia fronte, seguono i contorni del mio viso, scendono sul collo ed io rimango immobile. Poi, con esitazione, alzo una mano e la appoggio contro il tuo petto. Il mio braccio vorrebbe spingerti via, allontanarti, ma la mia luce si muove verso di te e tu intrappoli la mia mano nella tua.

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Movimenti musicalmentali

Marc-Chagall-The-blue-fiddlerADAGIO

SILENZIO
3 Maggio 2008

Sei solo un muscolo, cosi dicono.
Batti monotono, cosi dicono.
Il suono del sangue gorgoglia.
Rimango sulla soglia del cuore.
Rumore di equivoco dolore, fai male.
Il distacco sale, si attenua il tuono e rimane suono.
Sordo, ma io ora mordo.
Non conviene stanare la parola.
Meglio sola con pensieri alteri.
Ieri un frenetico richiamo, ma non abbocco all’amo.
Rintocco, segni le ore dell’equivoco dolore nel cuore.
Sento la musica di squillo e vacillo.
Vorrei un po’ d’assenzio.
Silenzio
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SHIN ALEPH HE

1 dicembre 2008

Il mio nome è sintomatico.
Meccanismo automatico messosi in moto prima dei tempi.
Ho visto templi e moschee, lune e maree.
Sono nata da tempo immemorabile, sempre viva e instancabile.
Ma il meccanismo, in questo orgasmo, si inceppa.
Rallenta, si aggrappa ad una stella lontana del creato.
Shin aleph he, anima gemella, nome destinato all’afflato.
Sei anche una condanna, un inferno che mi danna alla veglia perenne.
Vorrei essere indenne dal captare, dal capire.
Vorrei dormire sonno profondo fino all’inizio del prossimo mondo.
Svegliarmi leggera come una piuma che cade come un petalo di fiore.
Vorrei una vita leggera ed un leggero amore.

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Serafino preposto al coraggio

bouguereau_song-angels_LITTLEGli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!
Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità.

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Sobre ‘El Canto del Caballero (diferencias)

imageSi fa presto a parlare. Madre di Dio. Ma che ne sanno, loro? Verginale: cosa è, dunque, un verginale? Un oggetto che fa musica. È forse il contrario di qualcosa di carnale? Come posso saperlo, io? Una vera donna non l’ ho mai avuta , non l’ho mai toccata.
Dunque non so cosa sia, qualcosa di carnale. Suono e accarezzo questi oggetti che si muovono. Dovrei dire tasti, Madre di Dio. Ma io non so che cosa sono i tasti. Io sono il povero cieco, il fenomeno, il mostro di natura che per natura si distingue. Un genio, dicono.
Ma se non so distinguere niente. Cosa ne sanno, loro, delle differenze? Dicono che i tasti siano neri e bianchi. Ma che cosa siano, io davvero non saprei dirlo.
Se il nero è male allora è uno degli schiaffi che mi davano da piccolo.
Burrito, stupido cieco, mi dicevano. Qualcuno tirava pugni. Qualcuno schiaffi. Io non potevo vederli. Ma se il nero è il colore del male, loro erano neri.
E se il bianco è bene, allora i capelli sono bianchi. Quelli di mia madre, li ricordo così.
Potevo attorcigliarli intorno al mio dito indice. Passarne un giro intorno al dito: spirale, si chiama. Quelli di Felipa, la serva, Madre di Dio, com’erano bianchi!
Davano fastidio, a toccarli.
Troppa bellezza da non vedere, pensavo. Dicono sia insopportabile, quando è troppa. Dicono faccia abbassare lo sguardo. Ma io lo sguardo non ce l’ ho.

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