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Torna 1 2 3 stella: letteratura, cinema e degustazioni

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GROSSETO – Mercoledì 5 ottobre il Cinema Stella apre la propria stagione cine/letteraria con un ospite d’eccezione: Pino Farinotti, critico cinematografico, scrittore e accademico (autore tra l’altro de “Il dizionario di tutti i film”, uscito per la prima volta nel 1980 e nel 2016 alla sua ventesima edizione). La serata organizzata dalla nostra Roberta Lepri si svolgerà con il seguente programma: Continua a leggere

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Monologando

fronte cartolina#Svolgimento ha aderito con entusiasmo al nuovo progetto di Ata.TeatroPadova e Acli Arte e Spettacolo, diventando partner del concorso per monologhi teatrali inediti chiamato Monologando. Dal 1 settembre al 30 novembre 2015 si potrà partecipare alla prima fase del concorso inviando un monologo di massimo due cartelle. Una giuria, di cui fanno parte anche le nostre Lepri e Wood, selezioneranno i sei testi a loro giudizio migliori da un primo punto di vista letterario. Coloro che passeranno questa fase saranno poi chiamati a recitare il monologo, in prima persona o grazie all’aiuto di un attore, durante la rassegna teatrale “Su il Sipario” che si tiene a Padova nei mesi di gennaio e febbraio 2015. A quel punto, una nuova giuria di tecnici, e il voto del pubblico presente in sala, decreteranno il vincitore del concorso. Il bando ci concorso, e i documenti da presentare con il monologo, li trovate a questo link.

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Incipit d’Autore: XXI Secolo, di Paolo Zardi – Neo Edizioni

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Candidato al LXIX Premio Strega 2015

 

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Sua moglie era entrata in coma nel tardo pomeriggio di un giovedì di marzo, mentre lui era fuori e i figli stavano tornando da scuola. I bambini – una ragazzina di tredici anni e un maschietto di sette – avevano trovato la mamma distesa sul tappeto del salotto, a pancia in giù, con la bocca aperta e gli occhi chiusi. Prima di cedere al pianto, avevano chiamato il 118. Così avevano imparato, in classe, durante l’ora di educazione civica. Più tardi, mentre due medici tentavano di rianimare il corpo seminudo della donna, la ragazzina aveva provato a chiamare suo padre, cioè lui, ma il telefono era spento o irraggiungibile. Uno dei medici, una piccola donna sui quaranta, dotata della risolutezza che solo i corpi minuti hanno, si era accorta di quell’assenza e aveva chiesto ai piccoli chi si sarebbe occupato di loro. Scartate la nonna materna – una vedova che viveva in Austria – e la nonna paterna – altrettanto vedova che, lo dicevano loro, aveva problemi di cuore e una certa predisposizione all’angoscia – aveva optato per gli zii. La sorella di lui e il marito.
A quest’ultimo venne affidato l’incarico di aspettarlo e trovare le parole adatte a spiegare perché la moglie non fosse a casa; la zia, invece, appena arrivata, si preoccupò di portare via i bambini, senza nemmeno capire ciò che davvero era successo.

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Intervista ad Andrea De Carlo e incipit di Cuore Primitivo, Romanzo Bompiani

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Sono stata invitata al Festival delle Generazioni, che si è svolto a Firenze da 2 al 4 ottobre scorso, in qualità di blogger letterario. Il mio compito era quello di ascoltare presentazioni di libri e scriverne: il paradiso è qualcosa che somiglia a questo, io credo.
E’ stato in occasione del reading di Cuore Primitivo che ho conosciuto Andrea De Carlo. Ci ha presentati Angela Scipioni, che era già stata nostra graditissima ospite su #Svolgimento con l’incipit del suo romanzo Iris e Lily.
Ho chiesto di poter fare un’intervista per e mail. Andrea De Carlo ha sorriso in modo gentile e mi ha scritto sul quaderno il suo indirizzo di posta elettronica. Gli ho fatto delle domande, ho avuto delle bellissime risposte.
Eccole.

– Lei è, fin dal suo esordio nel 1981, uno degli scrittori italiani più amati ma è anche fotografo, musicista, pittore e regista. Ci può parlare di come queste diverse attività abbiano influenzato la scrittura?

La scrittura è l’attività a cui dedico la maggior parte del mio tempo e delle mie energie. E’ la cosa che so fare meglio, il mio modo principale di comunicare con gli altri. Però non voglio vivere in un mondo chiuso, fatto solo di libri: per questo frequento altre forme espressive, che mi permettono di coltivare le mie curiosità, e di arricchire il mio linguaggio di romanziere.

– Il momento creativo, quello in cui hanno origine le idee migliori.

E’ uno stato di trance, misterioso e appassionante, in cui la storia e i suoi personaggi prendono vita e pretendono di essere raccontati. Per arrivarci, e per mantenere la continuità, sono indispensabili lunghe riflessioni, e una disciplina quotidiana che non si allenti per tutta la durata della scrittura.

– Cos’è per lei la letteratura?

E’ una testimonianza, un contributo all’analisi del mondo, un’avventura, un modo di liberarsi dalle leggi della fisica. Ed è un’occasione di osservare e raccontare la vita da prospettive molto diverse dalla mia, sperimentando la complessità contraddittoria di cui siamo fatti.

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#FFdG14 Variazioni sul tema della bellezza a Firenze

10689857_754158164657788_2066976676428975811_nCapita nella vita di avere qualche giornata perfetta come certe foto delle modelle ritoccate con Photoshop, che quando poi ci ripensi ti dici – eh no, sarà frutto della fantasia, del ricordo o non so di cosa ma di certo non era così . Non così bella –
Ed ecco che ve la consegno, la giornata di oggi. Bella come realmente è stata.
All’arrivo né sole né pioggia, temperatura mite, non troppi turisti sulla strada tra la prima location e stazione di Santa Maria Novella, dove la strega marmocchia è arrivata in perfetto orario e con i super poteri alle stelle. Prova ne è che sul suo cammino i cani ululavano come durante i terremoti, le sirene di allarme partivano tutte in coro e una povera signora che le intralciava il passo a un suo innocente sguardo è caracollata sulle zeppe finendo a pelle d’orso sui sanpietrini.
– E si vede che la strada l’era disconnessa – ha detto la poveretta mezza morta.
E si vede che un conosce i poteri della marmocchia, signora mia, è stato il mio pensiero fugace.
Comunque, la prima sosta è stata per un’insalatona al ristorante annesso al museo Gucci, in piazza della Signoria. Tutto biologico e squisito e non si scandalizzino gli amanti del frugale, costa meno della rosticceria sotto casa. Così rifocillata e rabbonita la streghetta, che in caso di digiuno è ancora più malvagia, abbiamo assistito al primo incontro. In piazza Santa Croce Corrado Augias ha parlato del suo Volto oscuro del cuore. E qui qualcuno che mi legge potrebbe trovare delle assonanze ma sorvoliamo, che non è di me che stiamo parlando. Grande pubblico e grande disponibilità di Augias affabulaffascinatore come pochi. La protagonista del suo nuovo romanzo si chiama Clara, perciò la marmocchia faceva la ruota come una pavoncella. Temendo che con i suoi gongolii provocasse una tromba d’aria, l’ho convinta ad uscire qualche minuto prima del termine, non sia mai che Augias mi finisse in orbita sopra Santa Croce.

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Antistoria della Letteratura

don-quixoteCara maestra, giuro che ho studiato, ma mi pareva tutto sbagliato.
Ho studiato di Dante e Petrarca, del loro balbettare insieme a Majakowskij. Mi hanno raccontato di Manzoni sul fiume, quasi come Narciso, ma al posto di specchiarsi cercava di lavare il linguaggio, e mi è parsa una gran buffonata, maestra, ché le parole son già fradice per conto proprio, che bisogno c’è di metterle a bagno? Mi hanno detto di Foscolo e Ginsberg, dei Sepolcri e del Moloch, mi suonavano simili, eppure li mettevano distanti, anche se mi è parso volessero parlare un po’ tra loro. E poi c’era quella cosa di Montale che si chiudeva dentro i versi, solo per non farsi scardinare più. E mi dicevano che erano tutti precedenti o successivi, uno dopo l’altro, uno in anticipo e uno in ritardo, stesi su una linea del tempo quasi a prendere il sole, fregandosene delle nuvole che avanzano.
Insomma, maestra, e se fosse tutto completamente sbagliato?
Immaginiamo di svegliarci un giorno, accorgendoci che la letteratura è diversa da come la pensavamo. Non c’è passato, non ci sono morti, è tutto un costante presente in nostra presenza, nessuna assenza, nessun sepolcro da scoperchiare per interrogare un fantasma, uno scheletro, uno spirito. Ci svegliamo, e il libro del Cervantes è una contemporaneità assoluta, perché non ha a che fare con il 1600, non più di quanto il cielo abbia a che fare con le profondità della Terra. Don Chisciotte è lì, e parla dei problemi familiari del suo autore, dei pochi soldi della mamma e delle confessioni inascoltate di sua sorella, ma al tempo stesso dialoga con uno dei marinai del Nautilus, mentre il capitano Nemo ripensa alla superficie, al sole, alle cose perdute, come un comodino e un libro lasciato a metà, un abat-jour impolverata, Abramo Lincoln e il suo cappello bucato a teatro. Nel frattempo, c’è Virginia Woolf che passeggia in riva a un fiume, e si ripete che “non dirò mai più io sono questo, io sono quello”, perché ha capito che quel fiume le scorre accanto dicendole di scorrere, proprio come Eraclito, che non è distante da lei, anzi, le fa cenno di avvicinarsi, per sprofondare insieme, come Jacob nella sua stanza, che ripensa alle storie di Boccaccio toccandosi tra le gambe, ma solo perché si sente diventare pian piano adulto, senza diventarlo mai.

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