Archivi tag: FASCISMO

Due volte Paolo

imageÈ il 27 aprile, e a Roma è quasi estate. Si sta bene davvero, tra poco ci saranno le elezioni dei rappresentanti universitari. Sono in lista. Lo so, faccio comodo ai compagni perché attiro i voti di certi gruppi moderati. Sono socialista, spesso i comunisti mi sfottono, qualcuno si ingrugna. Questo lo penso senza acredine e senza rabbia, mentre mi faccio il nodo alla cravatta. Gli serve la mia faccia da boy scout con i capelli corti, va bene così, va bene lo stesso.
Sono socialista e pure cattolico. E allora? Sono a sinistra, e questo mi piace. Stare a sinistra vuol dire avere la capacità di sognare, e anche per questo progetterò palazzi da togliere il fiato, e ponti sospesi che sfideranno l’incapacità della gente a comunicare. Questo è il ponte di Paolo Rossi, diranno le persone incontrandosi nel mezzo, e sapranno che quello è il progetto di un uomo di sinistra. A diciannove anni si è uomini davvero, me lo ha detto anche mio padre,
quando gli ho comunicato che sarei stato nelle liste per l’elezione del parlamento universitario. Non mi ha detto di stare attento, ma l’occhio gli si è fatto più brillante. Tutto qui.
Così adesso mi sono sbarbato, messo la giacca e fatto il nodo alla cravatta, e sono uscito nel sole di Roma per andare alla Sapienza.
Lì mi aspettano i compagni, c’è da fare volantinaggio e parlare agli studenti, da far capire loro quanto è importante essere rappresentati. Sono tempi duri. E’ difficile farsi capire da chi comanda, difficile che passino nuove idee, nuove proposte. Ci vuole rinnovamento. C’è tensione nell’aria e per le strade. Bisogna fare attenzione a come si cammina, scegliere i posti giusti da frequentare, sapere quali sono i quartieri dei rossi e quelli dei fasci. Continua a leggere

Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in su!

20160319_134000L‘Italietta piccola e sorridente, che la domenica mattina lucida la baionetta prima della messa. Che la sera avanti magari è stata al bordello: giusto un salto dopo cena mentre la moglie sbriga le faccende e i bambini ripassano i canti della parata. Ordine, famiglia, Dio e la patria, i figli per il Duce e la fiducia nell’impero. I treni in orario e di facce negre solo quelle delle canzoni. I mussulmani giusto al cabaret e se proprio occorre sfogarsi si va a pestare qualcuno che non ha la tessera del partito. Starace che salta nel fuoco preso al volo dal virile aiutante, i telefoni bianchi al cinema e la fame della guerra dietro la porta. Il Re già coi bagagli a Napoli che non si sa mai e l’8 settembre che trasforma tutti in nemici.
L’italietta piccola e sorridente del ricordo e della nostalgia che non è mai passata e si è fatta gadget per le piazzette di Predappio o in qualche scantinato ripulito dove han prelevato gli imbecilli all’ultimo banco per farne vice presidenti del Senato.

Continua a leggere

Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in sù!

20151128_143540 Come ben risaputo, fu Benito Mussolini, consapevole di quel nuovo potere propagandistico, a lanciare in Italia l’industria cinematografica, volendo imperiosamente dar vita a Cinecittà, così come alla mostra del cinema di Venezia attraverso il suo gerarca Conte Volpi di Misurata a cui ancora oggi è intitolato il premio ai migliori attori. La retorica fascista fu tra le prime fonti di ispirazione dei prodotti cinematografici italici: la glorificazione dell’Impero Romano, le grandi battaglie che portarono Roma alla conquista del mondo, un risveglio nazionalista in salsa romagnola dove al glamour dei sogni scintillanti si aggiungeva la più popolare e prosaica voglia di goderecci piaceri d’alcova.
A sostenere la nascente industria cinematografica italiana ci pensano inoltre periodici di ogni sorta che riportavano immagini, trame e retroscena dei film in lavorazione. Si mette in moto insomma anche la macchina del divismo: attori per i sogni di modiste in cerca di marito e fantasie di facile consumo, attrici le cui movenze o sensualità esasperate nutrivano i sogni erotici del virile fascista (di più facile consumo quest’ultimi visto la disponibilità nei bordelli di stato).
Il libro che presentiamo oggi nell’inserto domenicale di Svolgimento va proprio nella stessa direzione della stampa descritta poco sopra: Le ombre e lo Schermo di Ubaldo Magnaghi, anno di edizione 1933 per La Prora di Milano.
Attraverso il racconto di grandi divi internazionali, la cui vita viene presentata con una retorica e una poesia assai pop per quanto non scevra di allusività e pettegolezzi, si esaltano per confronto le virtù nostrane, più ammantate di moralità e virtuosismi da perfetto fascista. Continua a leggere

Il soprabito azzurro

202351131-ac3447d5-15e1-42ae-b5af-bc3fba7897c9Quante volte ho pensato che se non avessi acceso la radio quella calda sera d’ Agosto, tu saresti ancora qui. Se soltanto ci fossimo seduti fuori, io tu e tuo padre, sul selciato davanti la piccola porta verde ed avessimo guardato in silenzio il cielo che già all’imbrunire si accendeva di stelle tremule, godendoci, attoniti e grati, lo spettacolo di una sera tranquilla senza echi lontani di spari e lampi di morte, tu saresti ancora qui, Franca.
Ed invece accesi la radio e la malvagia voce del generale ci graffiò il cuore come avesse lunghi artigli felini e ci sentimmo offesi per quel volgare sprone a denunciare i banditi antifascisti e i partigiani asserragliati sui colli vicini. Quella voce gracchiante ci incitava a tradire chi combatteva per la libertà e come potevamo noi obbedire o restare indifferenti? In quel momento fu come se un pesante scarpone ci gravasse sul petto e sentimmo il bisogno di respirare profondamente, di sbarazzarci dell’oppressore, di porre fine alle tribolazioni della guerra ed io ti vidi, mentre fuori lo sciame delle Perseidi illuminava il crepuscolo, posare la penna e chiudere il libro che stavi leggendo. Come ubbidendo ad un richiamo ti alzasti e già sembravi un’altra, trasfigurata, non già più mia, non giù più fra noi, non già più la mia adorata figlia ma una persona nuova, impaziente di salire sui colli umidi e ombrosi e raggiungere i partigiani.

Continua a leggere