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Torna 1 2 3 stella: letteratura, cinema e degustazioni

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GROSSETO – Mercoledì 5 ottobre il Cinema Stella apre la propria stagione cine/letteraria con un ospite d’eccezione: Pino Farinotti, critico cinematografico, scrittore e accademico (autore tra l’altro de “Il dizionario di tutti i film”, uscito per la prima volta nel 1980 e nel 2016 alla sua ventesima edizione). La serata organizzata dalla nostra Roberta Lepri si svolgerà con il seguente programma: Continua a leggere

Incipit d’autore: “BIANCIARDI D’ESSAI” di Irene Blundo Ed.Stampa Alternativa/Millelire

foto(4)Non gli toccate Bianciardi. Non provate a darne visioni accademiche. Isaia Vitali ha conosciuto Luciano Bianciardi alle conferenze letterarie alla biblioteca comunale di Grosseto. Nei dibattiti accesi, in quella via Mazzini dove ancor oggi la Chelliana non è più tornata, si praticava il lavoro culturale. Poteva capitare di discutere con Pier Paolo Pasolini, che una volta dovette dormire all’albergo “Bastiani” perché qualche benpensante aveva squarciato le gonne della sua macchina, e accadeva di confrontarsi con Manlio Cancogni o Romano Bilenchi. Gli si accendono gli occhi e il tono della voce si fa intenso, quasi combattivo. Isaia ripensa volentieri a quel periodo. “Quando Luciano mi vedeva arrivare per il Corso con i miei due fratelli maggiori, Aladino e Azelio, diceva di pensare a un film di vendetta”. È una definizione di quei tre ragazzi a spasso in centro che inorgoglisce il giornalista che anche dopo gli 80 anni ha continuato instancabile ogni giorno ad andare in redazione, lavorando alla tastiera con lo schermo piatto davanti, e navigando su Internet. Adesso preferisce leggerlo in poltrona, anziché farlo, il giornale.

Corso Carducci è ancora il posto dello struscio, dove i giovani si inseguono con gli sguardi. Bianciardi ricorda spesso le sue passeggiate quiete, così diverse dal militaresco modo di camminare riscontrato più tardi a Milano. Scrive ne L’integrazione: “[…] Quando ci ebbero messo i calzoni lunghi – quattordici anni ormai, e Marcello sedici – si cominciò a passare la sera per il corso, a guardare il passeggio, come i giovanotti grandi, quelli che già portavano la camicia blu, la cravatta chiara, le scarpe mezze bianche e mezze nere. Fermi in gruppo a un cantone fischiettavano “Ramona” e intanto scrutavano con occhi da cavallari le zampe e i lombi delle ragazze. Attendevano la primavera, credo, solo per quello, per vedere che cosa era maturato durante i mesi freddi sotto i cappottini”.

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Bugie e Fantasie

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

imageCominciava con un prurito sulla guglia del naso. Era come una puntura di spillo che si allargava in onde crescenti di formicolio. La carne si arrossava, la pelle si tendeva e poi si arricciava in crespe e nodi legnosi.
Trentadue anni e mezzo erano passati da quando Pinocchio non era più un burattino di legno, però, ogni volta che mentiva, il suo naso – l’antenna impertinente che la natura protendeva fuori della sua testa – ancora si trasformava. Era sempre un evento spiacevole ed imbarazzante. L’ultima volta il fattaccio era accaduto sul locale Firenze-Prato e Pinocchio aveva fatto il viaggio chiuso nella toelette nell’attesa che gli passasse. Quel giorno, ricordava, aveva sparato una balla all’uomo seduto di fianco, esagerando l’abilità del proprio cane da caccia.
Ma perché succedeva qui, in questa fredda sera di Dicembre, mentre si pavoneggiava nel cappotto nuovo, specchiandosi in una vetrina gravida d’addobbi natalizi? Non aveva raccontato bugie a nessuno, era solo con propri pensieri. Cosa aveva pensato esattamente? Si sforzò di ricordare. Dunque, aveva osservato un nuovo modello di computer, infiocchettato come un pacco regalo, poi il palmare a fianco, e infine il piccolo robot parlante. Ah, ora rammentava. Lo aveva paragonato a un burattino. Ecco i burattini del terzo millennio, aveva pensato. Per fortuna io ormai sono un uomo in carne ed ossa. Sono a posto, sono arrivato. Tornò a guardarsi nella vetrina. Vide un bell’uomo elegante sui quaranta. Era cambiato parecchio da quando le sue scorribande con Lucignolo mettevano a soqquadro il paese e facevano disperare il povero babbo. L’antica struttura di frassino, a ben guardare, si era conservata nelle giunture, un po’ rigide per la sua età, e nelle onde rade e scolpite dei capelli. Ma a tradirlo davvero era sempre e solo il naso. Indisciplinato e puntuto, pronto a trasformarsi in legno nei momenti meno opportuni. Come ora, con questo nevischio ghiacciato che gli tagliava la faccia.

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Il beneficio del maleficio

Malefa

Lontani ormai nelle ere del Quaternario i momenti in cui una madre poteva condividere con il figlio una serata al cinema, restava una possibilità su un milione: che fosse estate, che potesse piovere, che in tv non ci fosse niente, che gli amici non fossero disponibili, che non si venisse invitati a qualche festa di diciottesimo compleanno con conseguente baccanale.
Quella probabilità su un milione era, appunto, oggi. Andiamo al cinema?
Scartate le commedie, i film horror, i super eroi già visionati in allegra comitiva, per noi era restata solo Maleficent. Per uno gli effetti speciali, per l’altra la favola. Andiamo.
Certo che noia le creature perfette e surreali inventate dai programmi computerizzati di Hollywood! E le fate! E i castelli! E che palle Angelina Jolie immortalmente perfetta se pur cadaverica, scavata, snella, impossibile da imbruttire. E tutti quegli abiti bellissimi, i tramonti, il fuoco, l’acqua, i gioielli, gli effetti sonori che pare di avere tuoni e cascate che ci escono da sotto la poltrona. Che palle.
Ma veniamo ai commenti dei vicini. In una sala vuota di lunedì sera, ovvio che ci abbiano messi tutti casualmente sulla stessa fila. Noi sette spettatori, intendo.
Oh dolce bambino milanese venuto in vacanza in Maremma e restato senza palette e secchiello a causa di improvvisa tromba d’aria che te li ha portati via! Oh sorellina del dolce bambino di cui sopra, molto grifagna e arrabbiata per via dei temporali che ti hanno costretta a passare la giornata a Grosseto a bighellonare in un noioso piccolo centro commerciale! Cari bambini antipatici che intanto vi siete piccati di rubarmi il posto numerato. E vabbé mi sposto io. Questo film è il vostro risarcimento. Perché dunque sbuffate? Ah, ecco. Siete rimasti male perché la fiaba non è così. Sì, c’è la magia, gli effetti speciali, le fate, le principesse, i principi, il fuso e il drago (che palle).
Ma.

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