Elsa va in vacanza

camminare nudiQuel giorno Elsa restò sotto il getto della doccia più a lungo del solito. Trenta o quaranta minuti. Quando finalmente uscì dal bagno si sentiva talmente bene che i 38C° non erano più un problema.
Si avvicinò all’armadio e sfiorò i bei vestiti colorati: seta gialla, lino bianco, cotone celeste… no no no.
– Voglio restare nuda.
E così fece.
Si guardò nello specchio e non provò vergogna. Aveva seni abbondanti e fianchi larghi. Forse da questo inverno aveva qualche chilo di troppo. Ma a un buon bicchiere di vino bianco non avrebbe voluto rinunciare, soprattutto quando non riusciva a leggere né a scrivere.
Sotto la doccia si era depilata completamente il pube. Le ascelle erano lisce e bianche. Le sembrava di essere tornata una bambina. Le gambe lunghe e sottili erano piacevolmente morbide.
Uscì nuda. Solo con una piccola borsa di cuoio, dentro le chiavi della macchina, i documenti, e il rossetto. Se ne mise un po’ prima di mettere in moto.
Erano le tre del pomeriggio e Roma era deserta, non un filo di vento agitava le foglie del viale alberato dove abitava da qualche anno. Non conosceva nessuno, chissà se qualcuno l’aveva vista uscire completamente nuda. Si guardò intorno ma non vide nessuno.
Elsa si sentiva straordinariamente bene. Non aveva più caldo, era perfettamente a suo agio, non le sembrava neppure di essere grassa. I chili di troppo erano scomparsi sotto la doccia.
L’aria condizionata le solleticava la pelle, era pronta per fare un giro.
Fu a un semaforo che si accorse di un uomo in un’altra auto. Anche lui era nudo. Aveva un bel torace, un po’ di barba, i capelli bagnati come se fosse appena uscito dalla doccia.

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Incipit d’Autore: Mickeymouse03 di Andrea Mauri – Alter Ego Editore

13179000_1009463539122038_7695164065957797365_nLa chat mi conosce come mickeymouse03. È merito della Storia se ho scelto questo nick. Al liceo mi piacevano le lezioni sulla seconda guerra mondiale. La scintilla con Topolino scoccò quando mi imbattei in un libro che raccontava come persino Hitler trascorreva il tempo libero seguendo le avventure di Mickey Mouse. Era appassionato del cartone animato e non se ne perdeva nemmeno un episodio. In quello stesso libro scoprii inoltre che la parola d’ordine che avrebbe dato inizio allo sbarco in Normandia era proprio Mickey Mouse. Mi sentii orgoglioso di portare lo stesso nome di un animale che sarebbe passato alla storia. Rappresentava la mia rivincita. Per essere basso e con le orecchie un po’ a sventola. Proprio come un topo. Da quel momento in poi nessuno dei miei compagni avrebbe continuato a prendermi in giro. Sarei stato protetto da quel topo scaltro, che mi avrebbe aiutato a uscire dalle situazioni difficili, così come fece con gli alleati durante la guerra. Continua a leggere

La Genny (e una caduta malriuscita)

Dalla cantina di zio Genny (1)Armando era emersa una bicicletta che in scala ridotta riproduceva una bici da corsa, di quelle con la canna.
Era chiaramente una bicicletta da uomo e sarebbe diventata di Mauro, mio fratello, più piccolo di me di un anno.
La chiamammo Velocina, forse anche perché i freni non andavano molto bene, e spesso e volentieri Mauro si schiantava contro qualche muretto.
Era una specie di ricompensa per consolarlo della delusione, perché io invece la bici l’avevo avuta nuova, e la mia era una Graziella.
O meglio, era un modello tipo Graziella.
Ed era di un improbabile fucsia, tanto per passare inosservata.
Io che la bici la volevo sì, ma una Graziella come quella di Simona, bianca ed elegante.
E invece mi toccò una Genny, o come diavolo si chiamava. Rosa shocking.
Ma sempre meglio della Velocina rossa e mezza arrugginita di Mauro.

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Le ricette dell’odio

white-bookSe l’eccessiva filantropia posticcia di cuochi stellari e stellati, illuminati da luce ex catodica ora digitale, vi provoca attacchi allergici oltre a improvvise voglie tassonomiche su improbabili spezie (capaci di guarire dall’unghia incarnita all’apnea notturna), dedicatevi come faccio io alle ricette dell’odio! Possibile che tutto debba essere un gesto d’amore? Anche lo sbattere due uova per una frittata? Siamo davvero sicuri che serva, che faccia bene, che nobiliti, chiamare in causa sempre e soltanto questo abusato sentimento ormai più vuoto di un grande magazzino outlet dopo gli sconti di gennaio?
Le ricette dell’odio è un vecchio e mai ristampato volumetto edito quasi semi clandestinamente in Italia circa dieci anni fa. Una brossura a filo estremamente elegante e della quale resta a mio avviso un mistero il perché non abbia riscosso tutto il successo che avrebbe invece meritato!
Tra gli assunti dell’autrice, la cuoca italo-tedesca Caterina Vorratskammer, per quanto politically uncorrect, troviamo un certo pessimismo riguardo la poetica della cucina e riassumibile con una frase estrapolata dall’introduzione dello stesso ricettario: “Possiamo anche credere a tutti quegli uomini che si riempiono la bocca di frasi fatte sentite da qualche opinionista Tv circa la convinzione che una donna debba conquistare il proprio uomo a partire dalla cucina, ma provate voi a rifiutargli del sesso orale e vedrete poi se un ragù o uno spezzatino faranno la differenza”. L’autrice mette in evidenza da subito una certa vis polemica variegata di cinismo e disaffezione verso il genere a cui le sue cure di donna e cuoca dovrebbero teoricamente essere indirizzate. Ma non solo agli uomini sono dedicate queste ricette dell’odio. Continua a leggere

Al Salone del Libro di Torino

Nuova immagine bitmapSi fibrilla, lucidandosi i baffi all’erta. Maggio, è tempo di Salone Internazionale del Libro di Torino. Per #Svolgimento è l’annuale gita in cui ritrovarsi tra noi e con tanti altri amici che dal virtuale si materializzano all’interno del Lingotto! Scarpe comode e caricabatteria dello smartphone a portata di presa elettrica: c’è da camminare e scatenarsi.  Tra un padiglione e l’altro, tra un evento e l’altro, si stringono mani, ci si ritrova dopo un anno, si valutano allegramente progressi di diete o centimetri di tacco, le novità editoriali e le assenze, rinnovando critiche o entusiasmi. Il programma di quest’anno parla di Visioni e torna sull’ormai ritrita questione di un futuro digitale che comunque sia tarda ad arrivare e che, diciamolo francamente, non potrà mai sostituire proprio del tutto il piacere di tenere tra le mani un libro, con le sue pagine stampate e quell’odore che noi si ama tanto! L’obiettivo dichiarato nei comunicati stampa ufficiali è soprattutto quello di proiettarsi al futuro del libro e della cultura, identificando quelli che possono essere i temi da approfondire per garantire alla cultura stessa i giusti strumenti e i giusti principi per una giusta divulgazione.

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L’erborista delle streghe cattive

corso-erboristeriaSono capitata in questo villaggio per caso: non è semplice descrivere questo luogo. Ho come l’impressione di essere in un parco divertimenti dove si ricostruiscono i villaggi delle fiabe. Casette piccine e colorate con i tetti spioventi, persiane di legno con finestrelle a cuore e giardini perfettamente curati nei quali non mancano mai cespugli di rose perfettamente potate e armoniche macchie di margherite e violette nei prati. Sono stata colta dalla tipica invidia che ogni topo di città prova di fronte a visioni bucoliche e arcaiche. Mi son guardata intorno a lungo, certa di veder spuntare da qualche angolo degli scoiattoli che parlano e uccellini che stendono il bucato obbedendo al melodioso canto di una bella fanciulla.
Sapevo di aver abbandonato la superstrada per Avignone ormai da qualche ora e non avevo la più pallida idea di come ritornare alla civiltà. In piazza non c’era nessuno se non una vecchina che continuava a cantilenare:
– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate e macerate, infusi, pozioni, tisane, decotti e unguenti. Venite signori, venite! Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni.- la signora del carrello ambulante trainava la sua merce su e giù per il villaggio gridando con voce cantilenante e invitando gli abitanti a fare acquisti.
– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni. Buon giorno signora, desidera?- chiese alla prima cliente che si avvicinò al carretto.
– Vorrei qualcosa per dormire.- chiese la donnetta bassa e rotonda – Mio marito è panettiere e tutte le notti si alza per fare l’infornata così io non mi addormento più.- si lamentò.
La signora rovistò tra le varie boccette:
– Ecco qui: aceto di mele e miele d’arancio. Due cucchiai di aceto e due di miele in un po’ d’acqua. Lo beva prima di coricarsi e vedrà come dormirà bene. Ah, usi anche questi!- e le passò dei tappi di cera. – Un rimedio in più non fa mai male.- sogghignò. Tese la mano e accolse le monete con aria noncurante, come se la sua arte erboristica non si potesse comprare con pochi spiccioli.

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