Festival delle Generazioni

10689857_754158164657788_2066976676428975811_nCapita nella vita di avere qualche giornata perfetta come certe foto delle modelle ritoccate con Photoshop, che quando poi ci ripensi ti dici – eh no, sarà frutto della fantasia, del ricordo o non so di cosa ma di certo non era così . Non così bella –
Ed ecco che ve la consegno, la giornata di oggi. Bella come realmente è stata.
All’arrivo né sole né pioggia, temperatura mite, non troppi turisti sulla strada tra la prima location e stazione di Santa Maria Novella, dove la strega marmocchia è arrivata in perfetto orario e con i super poteri alle stelle. Prova ne è che sul suo cammino i cani ululavano come durante i terremoti, le sirene di allarme partivano tutte in coro e una povera signora che le intralciava il passo a un suo innocente sguardo è caracollata sulle zeppe finendo a pelle d’orso sui sanpietrini.
– E si vede che la strada l’era disconnessa – ha detto la poveretta mezza morta.
E si vede che un conosce i poteri della marmocchia, signora mia, è stato il mio pensiero fugace.
Comunque, la prima sosta è stata per un’insalatona al ristorante annesso al museo Gucci, in piazza della Signoria. Tutto biologico e squisito e non si scandalizzino gli amanti del frugale, costa meno della rosticceria sotto casa. Così rifocillata e rabbonita la streghetta, che in caso di digiuno è ancora più malvagia, abbiamo assistito al primo incontro. In piazza Santa Croce Corrado Augias ha parlato del suo Volto oscuro del cuore. E qui qualcuno che mi legge potrebbe trovare delle assonanze ma sorvoliamo, che non è di me che stiamo parlando. Grande pubblico e grande disponibilità di Augias affabulaffascinatore come pochi. La protagonista del suo nuovo romanzo si chiama Clara, perciò la marmocchia faceva la ruota come una pavoncella. Temendo che con i suoi gongolii provocasse una tromba d’aria, l’ho convinta ad uscire qualche minuto prima del termine, non sia mai che Augias mi finisse in orbita sopra Santa Croce. Piccola pausa e saluto veloce a uno degli organizzatori e nostro coordinatore Marco Stancati, che aleggiava in gigantografia in più punti della manifestazione.

1383074_754136891326582_5968915623637694887_n A seguire, nella sala d’arme di palazzo della Signoria, un incontro con Raffaele La Capria ed Emanuele Trevi, coordinati da Francesco Durante. Super divertimento per il pubblico, la Capria da tutti ammirato per la meravigliosa verve, complice anche la ricorrenza del suo novantaduesimo compleanno, che ha trascorso attorniato dall’affetto dei lettori, accorsi ad applaudirlo. Bellissimo l’aneddoto raccontato da Trevi, che conobbe La Capria andando a suonare al campanello sbagliato. Cercava un famoso giornalista, trovò invece il suo scrittore preferito.
“Viviamo nel pregiudizio come mosche in trappola dentro una bottiglia”, il monito del Maestro. Però lo scrittore, sostiene La Capria, anela alla libertà. E la libertà si ottiene con l’immaginazione.
Immaginazione che mai mi avrebbe fatto pensare che due ore dopo mi sarei trovata a una cena dell’Unesco nel chiostro di Santa Maria Novella, con apparecchiature degne di Intervista col vampiro, musiche rinascimentali e fiaccole sotto la luna che sta diventando piena.
Da brava ottimista, confido che le prossime ore portino cose ancora più emozionanti. Domani – cioè oggi – è un altro giorno.
Venite con noi a #FFdG14.

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Roberta Lepri intervista Cristina Ali Farah

Roberta Lepri intervista Cristina Ali FarahSopravvissuta a mille avventure in compagnia della strega marmocchia che qui vado a narrare, ancora un po’ stordita ma felice, capisco di non essere né vecchia né giovane ma immortale. Ne deriva la convinzione che per stare bene si devono fare cose belle in compagnia di bella gente e avere un fisico bestiale. Detto ciò alle ore 1.55 del mattino, vado a cominciare.

Ancora un po’ addormentata, alle 11 a.m. di ieri sono finita dentro Palazzo Vecchio e da lì tra le braccia di un pezzo della nostra storia di nome Mogol. Non era dunque il nome di un asteroide caduto da lande orientali accanto a quello di Battisti: Egli c’era, realmente esisteva, aveva una maglietta blu e calzini corti in tinta con la scritta Puma a giro caviglia. Parlava di uomini che per tutti noi sono esistiti soltanto come leggenda; uno tra tutti Bob Dylan, e di come per suo tramite la musica sia completamente cambiata, da una tradizione del canto a una di comunicazione. In compagnia di Mogol, tutto sembra chiarissimo: quello che siamo e quello che siamo stati. E grazie a lui ciò che di più bello abbiamo vissuto diviene un “mi ritorni in mente”, un’infinita madeleine fatta di note. Terminato questo incontro, a cui un brillante De Silva ha dato un contributo non da poco, mi sono rifocillata con un po’ di tagliatelle al cinghiale, terminate le quali sono stata intercettata dalla strega marmocchia che ha cominciato subito a fare magie e spandere accidenti. Ne sono state vittime 1) il cameriere del ristorante finito a pelle d’orso dopo averle consegnato al tavolo un tiramisù 2) un piccione che in piazza della Signoria si è immolato contro il muro di palazzo Vecchio, preferendo una morte onorevole alla probabilità di incontrarla di nuovo 3) una nonnina giapponese che vedendo la strega fumare un sigaro toscano ha deciso di annegarsi in Arno per il disonore, e così è stato. Cercando di distrarla e di porre un limite ai suoi superpoteri, resi più forti da una bistecca alla fiorentina con patate e dal tiramisù che aveva tiratogiù il cameriere, l’ho portata in gita alla chiesa di Santa Croce ad ammirare sarcofaghi e tombe di uomini famosi. Che bello! Ha detto la piccolina davanti alle tombe di Galileo e di Michelangelo, poi, con noncuranza, ha sgambettato un seminarista che è finito a nell’acquasantiera.

Mogol e Francesco Durante

Mogol e Francesco Durante

  • Tutti ammazzati dalle streghe? – ha chiesto la piccina speranzosa ammirando i sacelli..
  • Ovvio – le ho risposto io, per dare lustro alla categoria e tranquillizzarla.

Al che il crocifisso di Cimabue pareva chinare il capo un altro poco e volerci precipitare sulla capoccia. Di nuovo ci ha accolto Palazzo Vecchio per l’incontro con la Rasy e Albinati, molto lungo e sonnacchioso, probabilmente a causa di un moto d’orgoglio del cinghiale che ci si era rianimato nello stomaco e cercava una via d’uscita.

Una fuga da “Lush”, catena di negozi specializzati in sapone biologico, e la scoperta che esista un sapone all’aglio con cui tenere a bada la nostra, sono stati per me fonte di grande soddisfazione e tranquillità. Comprato il sapone, gli incidenti sono cessati e la vita ha ripreso a scorrere. E gli incontri letterari al festival delle Generazioni, coordinati da un Francesco Durante bravo quanto bionico, inossidabile a qualsiasi temperatura, si sono rincorsi fino a stasera.

Quel che resta del giorno. Mi porto a casa il nuovo libro di Andrea De Carlo con dedica per la mia più cara amica che lunedì compie tot anni (auguri, Ilaria); il libro di Angela Scipioni sulla sorellanza per mia sorella che dopo due giorni trascorsi da sola al lavoro sarà da domare come una tigre del Borneo.

10696221_929781837050764_8551140196944828513_nE soprattutto uno storico selfie mio e della marmocchia, scattato dall’Ipad installato nell’ascensore dell’albergo a tutela degli ospiti. Chi lo aveva mai visto, un dispositivo del genere in un ascensore? Ho scoperto che si tratta in realtà di un marchingegno medioevale. C’è una piccola targhetta apposta sotto: “scatta fotografie in presenza di streghe”.

Qui il futuro è davvero passato, caro Stancati.

Edoardo Albinati

Edoardo Albinati

Cristina Ali Farah e Roberta Lepri

Cristina Ali Farah e Roberta Lepri

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Diego De Silva

Andrea De Carlo

Andrea De Carlo

Angela Scipioni e Roberta Lepri

Angela Scipioni e Roberta Lepri

Roberta Lepri, Andrea De Carlo, Clara Abatangelo

Roberta Lepri, Andrea De Carlo, Clara Abatangelo

Le streghe ricciole!

Le streghe ricciole!

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Il premio Oscar Nicola Piovani

Il premio Oscar Nicola Piovani

Dato che alle ore 2.03 siamo ancora al pub dopo aver transitato prima per il ristorante Gustavino e poi per la festa finale di #FFdG14 a Piazza del Vino, comincio a scrivere qui. Presenti sono: Clara, Pier, Edoardo, Effe, Giovanni e Josephine. Ho preso un Irish coffee molto coffee e poco Irish. Vorrei mi tenesse sveglia fino alla fine della pagina ma non garantisco. Se mi interrompo sia chiaro: starò dormendo. La giornata di oggi é stata bella come tutte le giornate trascorse finora e con in più la malinconia delle cose che stanno finendo e perciò vorremmo non finissero mai. Veniamo alla strega marmocchia, star incondizionata di questo festival: oggi i suoi danni sono stati minimi. Si é distratta un attimo, ha sbirciato con occhio traverso un’auto elettrica che stava transitando per piazza della Signoria e a questa é scoppiata immediatamente la ruota posteriore sinistra. Bum! Marmocchia mi guarda con aria innocente e procede. Poi promette di non buttare più lo sguardo su niente e andiamo. La mattina letteraria inizia con la presentazione di due scrittici fantastiche, Antonella Cilento finalista al premio Strega, e Fausta Garavini, finalista al Campiello. Bellissimi entrambi i libri, mi inebrio con i dipinti proiettati su grande schermo per illustrare temi e periodi storici delle narrazioni. Pausa pranzo comunitaria con tutto il gruppo di twitteratura e poi di corsa alla presentazione di Piccolo

 

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Del suo libro ho già parlato e qui non ripeto. Con lui c’è Gian Arturo Ferrari, uno degli uomini che hanno fatto la storia della Mondadori e che interviene sulla difficoltà di rapporto tra scrittori ed editori. Una difficoltà che lui sostiene esserci soprattutto con le vedove degli scrittori suddetti, che a quanto pare, a forza di macerarsi, mediamente campano poco. Piccolo si agita sulla sedia e annaspa un po’. Al termine della sua presentazione comincia subito Piovani ma lui rimane e lo becco in ultima fila, gli rubo uno scatto e così lo descrivo “Il desiderio di essere (in ultima fila) come tutti”. Lui mi vede e si avvicina. Gli leggo il commento alla foto, sorride e ci facciamo un selfie serissimo. Torna marmocchia e lo vuole anche lei ma nel frattempo Piccolo è sparito. A uno sguardo della streghetta la porta della sala delle armi viene sbarrata all’improvviso, fuori si materializza una manifestazione dei Cobas, le urla si alzano ma nessuno si spaventa. Piccolo rientra, marmocchia ottiene il suo scatto e la protesta cessa. Piovani, serio ma molto gentile, si lascia salutare con pazienza e si allontana. Qui finisce la parte letteraria del Festival e cominciano i saluti.

Sappiamo già che ci rivedremo presto e siamo consapevoli di aver contribuito a fare qualcosa di bello tutti insieme, volontari, coordinatori, addetti stampa, protagonisti, tassisti, addetti alla reception degli alberghi, ristoratori. Ciao Marco, ciao Francesca, ciao strega marmocchia. Il futuro è già ieri. Domani dura un attimo e tra poco ci rivediamo.

E questo da #FFdG14 è tutto. Ma non abbastanza.

 

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