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Il racconto vincitore di Pinocchio 2.0

A chiusura del contest Pinocchio 2.0: riscriviamo sogni e bugie vi riproponiamo il racconto vincitore. Grazie a tutti i partecipanti, a i tanti lettori che ci hanno accompagnato in questo viaggio in compagnia dell’immortale personaggio di Collodi. Grazie a TwLetteratura e a Marco Stancati. A Patrizia Poli ancora una volta i nostri complimenti, augurandoci di leggerla presto di nuovo su #Svolgimento!

Bugie e fantasie

imageCominciava con un prurito sulla guglia del naso. Era come una puntura di spillo che si allargava in onde crescenti di formicolio. La carne si arrossava, la pelle si tendeva e poi si arricciava in crespe e nodi legnosi.
Trentadue anni e mezzo erano passati da quando Pinocchio non era più un burattino di legno, però, ogni volta che mentiva, il suo naso – l’antenna impertinente che la natura protendeva fuori della sua testa – ancora si trasformava. Era sempre un evento spiacevole ed imbarazzante. L’ultima volta il fattaccio era accaduto sul locale Firenze-Prato e Pinocchio aveva fatto il viaggio chiuso nella toelette nell’attesa che gli passasse. Quel giorno, ricordava, aveva sparato una balla all’uomo seduto di fianco, esagerando l’abilità del proprio cane da caccia.
Ma perché succedeva qui, in questa fredda sera di Dicembre, mentre si pavoneggiava nel cappotto nuovo, specchiandosi in una vetrina gravida d’addobbi natalizi? Non aveva raccontato bugie a nessuno, era solo con propri pensieri. Cosa aveva pensato esattamente? Si sforzò di ricordare. Dunque, aveva osservato un nuovo modello di computer, infiocchettato come un pacco regalo, poi il palmare a fianco, e infine il piccolo robot parlante. Ah, ora rammentava. Lo aveva paragonato a un burattino. Ecco i burattini del terzo millennio, aveva pensato. Per fortuna io ormai sono un uomo in carne ed ossa. Sono a posto, sono arrivato. Tornò a guardarsi nella vetrina. Vide un bell’uomo elegante sui quaranta. Era cambiato parecchio da quando le sue scorribande con Lucignolo mettevano a soqquadro il paese e facevano disperare il povero babbo. L’antica struttura di frassino, a ben guardare, si era conservata nelle giunture, un po’ rigide per la sua età, e nelle onde rade e scolpite dei capelli. Ma a tradirlo davvero era sempre e solo il naso. Indisciplinato e puntuto, pronto a trasformarsi in legno nei momenti meno opportuni. Come ora, con questo nevischio ghiacciato che gli tagliava la faccia.

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Pinocchio 2.0 – Il vincitore del contest

dcd06fd3ad5b748cd0aa45fbe7b7032bDurante queste feste, tra un prosecco e una fetta di #svolgimento con la composta di fichi, abbiamo riletto tutti i racconti che sono giunti per il contest letterario Pinocchio 2.0: riscriviAMO sogni e bugie.  Dichiararci soddisfatti e contenti è dir poco: tutti gli elaborati a modo loro avevano particolarità di cui tener conto.

Ma si sa che bisognava arrivare ad un nome, che poi è il bello di questi giochi letterari, al pari della passione che ci mettiamo e l’impegno e l’ingegno. Così, unitamente a Marco Stancati, docente dell’università di Roma La Sapienza e animatore di TWLetteratura, siamo giunti ad una conclusione.

Vince…

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Pinocchio tra le righe

Pinocchio rimane intrappolato tra le righe del quaderno di un bambino della quarta B della Scuola Lambruschini di Viareggio e solo l’incontro con la fata Gocciolina riesce a salvarlo.

pinocchio_stampaalternat001C’era una volta…un re! Diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, c’era una volta un pezzo di legno…
Questo pezzo di legno si chiamava Pinocchio e viveva tranquillo nel libro di Carlo Collodi da più di 100 anni.
Una mattina d’inverno, per colpa della maestra della classe IV B che aveva dettato un testo su di Lui, era finito in un quaderno a righe e non riusciva più a uscire da lì.
Durante le vacanze di Natale, Davide, un bambino della classe, aveva dimenticato il quaderno di italiano a scuola e Pinocchio, rimasto tutto solo, cercò di uscire dalle righe. D’altra parte, a Natale si può fare di più…
Provò e riprovò ad uscire dal quaderno ma quelle righe erano strettissime. Stava per arrendersi, quando si accorse di avere il vestito a pois tutto bagnato! Era stata la fata Gocciolina che gli aveva spruzzato l’acqua e aveva bagnato tutto il quaderno. La fata era carina ma dispettosa, indossava un abito lungo, tutto grigio e blu, con dei ricciolini in fondo, aveva i capelli rossi come il fuoco, calzava scarpe nere con la punta arricciata. Le sue ali erano piene di goccioline….

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L’asinello marino

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

f7ca2710f8950704f70e8c50e1a336f4Mi chiamo Pino, almeno credo, e vivo in un posto bellissimo, l’isola di Santorini, nel mar Egeo. Le case sono bianche con i tetti azzurri, anche il mare è azzurro e quando l’aria è limpida assume una sfumatura color cobalto, così penetrante da ricordarmi gli occhi di Celeste, una ragazza bellissima, una fata, deliziosa, buona, ma che purtroppo appartiene solo al mio passato.
Le case qui a Santorini sono arroccate su una collina irta e vengono turisti da tutto il mondo per visitarla. Il panorama dall’alto è mozzafiato. La salita è faticosa ma ne vale proprio la pena. La discesa può essere fatta a piedi, ma la maggior parte dei turisti sono stanchi e non ne hanno voglia, oppure si può prendere la funivia, ma è costosa assai, oppure ci sono io, Pino l’asinello marino, che porto i turisti sulla mia groppa.
Sebbene io abiti in un posto incantevole, e non mi manchi da mangiare e da bere, ho la schiena perennemente spezzata dal peso dei turisti, dai loro sederoni ingombranti, dai calci che mi tirano senza alcun rispetto, talvolta per il divertimento, talvolta per la paura. Ma la cosa più terrificante sono le loro puzze. In alcuni casi capita che siano più puzzolenti di me, che sono un animale, e mi fanno dimenticare di essere sull’isola di Santorini. Dalla mia posizione in basso l’odore è così penetrante ed insopportabile che mi sembra di essere finito in un girone dell’inferno.

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Siamo tutti burattini

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

61GIuusjl2L._SY300_Ricordatevelo, qualunque cosa accada. Noi siamo solo pezzi di legno tenuti insieme da corde e incastri e fatti muovere da mani esperte! Burattini di legno. Questo siamo. Niente altro che burattini di legno. Averne la consapevolezza mi ha evitato finora il riciclo a differenza di tanti altri che ho conosciuto. Del resto io voglio durare nel mio stato di burattino senza fili per molto tempo ancora. Per questo rispetto le regole, non mi faccio domande, uso solo le parole che ci sono nel nostro vocabolario e lavoro sempre al meglio delle mie possibilità anche quando cambio occupazione, come spesso succede. Del resto quello che faccio non dipende da me. E’ Lui che decide! Il Burattinaio. Il mio compito è solo quello di guardare al futuro col sorriso sulle labbra ed precisamente quello che ho sempre fatto e che avrei voluto continuare a fare se non avessi incontrato lei, Turchina. E’ stata per un periodo una mia occasionale compagna di lavoro e io l’avevo soprannominata Turchina perché il suo corpo era pieno di incisioni colorate. Sia chiaro a me non piacciono le incisioni, però, devo ammettere che quel disegno che aveva sulla spalla sinistra mi piaceva molto.

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Pinocchio e la crudele Principessa

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

PINOCCHIO VENDE L’ABBECEDARIO PER ANDARE A VEDERE TURANDOT AL GRAN TEATRO PUCCINI

2014-12-05 08.55.15Smesso che fu di nevicare Pinocchio, col suo bel vestito nuovo e l’abbecedario, si avviava verso la scuola e mentre camminava fantasticava con mille ragionamenti e buoni propositi: “Studierò, imparerò e potrò ricomprare una giacca meravigliosa al mio babbo Geppetto”.
Ad un certo punto sentì una dolce e armoniosa musica di violini provenire dal Lago.
Pinocchio era molto curioso di seguire quella melodia ma, era anche molto indeciso: “ Vado a scuola o vado a sentire la musica? Tutto sommato per studiare c’è tempo! Oggi potrei andare a sentire quella stupenda musica.” Così il nostro burattino si incamminò verso il lago. Scoprì che davanti al lago c’era un grande Parco della Musica al centro del quale si trovava il Gran Teatro Puccini. Vide quindi una locandina colorata con una meravigliosa principessa disegnata e una scritta e pensò: “ Accidenti! Ancora non so leggere!”e sospirò deluso. Per fortuna passavano di lì Burlamacco e Gambe di Merlo, le maschere del Carnevale di Viareggio.
“Oh fratello, perchè sei così triste?” chiese preoccupato Burlamacco.
“Per l’appunto non so leggere e io voglio sapere cosa c’è scritto su quella locandina!” rispose Pinocchio piagnucolando.
Gambe di Merlo allora lesse a Pinocchio la scritta: “ Oggi va in scena “Turandot.” Pinocchio incuriosito dall’opera ringraziò le due maschere e cercò il modo per comprarsi il biglietto ed entrare al teatro. “Idea…potrei vendere il mio abbecedario e con i soldi prendermi il biglietto!”fu la sua bella pensata.
Mentre rimuginava su come fare vide un musicista altissimo e con una barba lunga e nera e gli chiese: “ Ciao, vorrei tanto, tanto, tanto andare a sentire la storia della principessa Turandot, potresti comprare il mio abbecedario?”. Continua a leggere

La bambina dai capelli turchini

Pinocchio 2.0 : riscriviamo sogni e bugie

Presentazione standard1

Si era laureata in Psicologia con il massimo dei voti.
Un dottorato sulla devianza giovanile e poi il concorso al Penitenziario.
Superato brillantemente, anche quello.
Mi sfugge il suo nome, ma noi, i ragazzi del Penitenziario, la chiamavamo “La Bambina dai Capelli Turchini”, per via del colore corvino dei suoi lunghi capelli, con i riflessi azzurri.
Avete presente quando il cielo è completamente oscurato, appena prima che sprofondi nella notte più buia, ma in fondo in fondo si percepisce ancora, nettamente, una nota di azzurro nell’aria?
Ecco, i suoi capelli erano di quel colore là.
Li portava perennemente legati, tenuti stretti, in basso, dietro la nuca.
Era brava, seria, puntuale.
Era una che aveva passato la sua adolescenza china sui libri, a studiare. E si vedeva.
A noi, giovani e impetuosi “devianti” sociali piaceva un sacco, perché aveva negli occhi quell’aria ingenua da ragazzina per bene, quasi sprovveduta a volte, quel candore verginale, quella purezza tipica delle persone squisitamente ingenue.
Dalla finestra della mia cella la vedevo arrivare ogni mattina alle otto, accompagnata in auto dal suo fidanzato.
Ed ogni pomeriggio, alle cinque, la osservavo andare via, sempre insieme a lui.
A vederli così, rigidi e impettiti, era inevitabile che, tra di noi, non facessimo delle battute oscene sulle capacità sessuali del tipo.
Ma devo dire la verità: quello stava sinceramente, spassionatamente, profondamente sulle palle a tutti. Continua a leggere