Elsa va in vacanza

camminare nudiQuel giorno Elsa restò sotto il getto della doccia più a lungo del solito. Trenta o quaranta minuti. Quando finalmente uscì dal bagno si sentiva talmente bene che i 38C° non erano più un problema.
Si avvicinò all’armadio e sfiorò i bei vestiti colorati: seta gialla, lino bianco, cotone celeste… no no no.
– Voglio restare nuda.
E così fece.
Si guardò nello specchio e non provò vergogna. Aveva seni abbondanti e fianchi larghi. Forse da questo inverno aveva qualche chilo di troppo. Ma a un buon bicchiere di vino bianco non avrebbe voluto rinunciare, soprattutto quando non riusciva a leggere né a scrivere.
Sotto la doccia si era depilata completamente il pube. Le ascelle erano lisce e bianche. Le sembrava di essere tornata una bambina. Le gambe lunghe e sottili erano piacevolmente morbide.
Uscì nuda. Solo con una piccola borsa di cuoio, dentro le chiavi della macchina, i documenti, e il rossetto. Se ne mise un po’ prima di mettere in moto.
Erano le tre del pomeriggio e Roma era deserta, non un filo di vento agitava le foglie del viale alberato dove abitava da qualche anno. Non conosceva nessuno, chissà se qualcuno l’aveva vista uscire completamente nuda. Si guardò intorno ma non vide nessuno.
Elsa si sentiva straordinariamente bene. Non aveva più caldo, era perfettamente a suo agio, non le sembrava neppure di essere grassa. I chili di troppo erano scomparsi sotto la doccia.
L’aria condizionata le solleticava la pelle, era pronta per fare un giro.
Fu a un semaforo che si accorse di un uomo in un’altra auto. Anche lui era nudo. Aveva un bel torace, un po’ di barba, i capelli bagnati come se fosse appena uscito dalla doccia.


Si guardarono incuriositi. Poi Elsa abbassò il vetro e disse:
– Anche lei?
L’uomo fece altrettanto e disse:
– Io da poco! Da ieri!
– Io da meno di un’ora, oggi, dopo la doccia.
– Si sta molto meglio così, non trova.
– Si, benissimo.
E poi Elsa aggiunse:
– Non mi sento nemmeno più grassa senza il reggiseno… e le mutande.
– A me è sparita la pancia. E, se posso confidarle qualcosa di intimo, non mi sudano più… le palle.
All’incrocio c’erano soltanto loro due, e così il semaforo passò più volte dal rosso al verde senza che se ne accorgessero.
Elsa si sentiva a suo agio e allora chiese:
– E dove sta andando?
L’uomo guardò l’orologio al polso e disse:
– Ad aprire la mia libreria. E lei?
– Io devo proprio comprare dei libri, parto domani per le vacanze…
– Allora mi segua…
Elsa seguì l’uomo per un bel tratto: percorsero tutto il Lungo Tevere deserto e ogni volta che c’era un semaforo s’accostavano per scambiare due parole come vecchi amici. Parlarono anche del referendum in Inghilterra. Lui disse:
– Se penso che un libro potrebbe di nuovo costare 40.000 lire mi vengono i brividi. Sarebbe la fine…
Elsa sorrise. Sistemò la cintura di sicurezza, i seni sodi e felici di mostrarsi per quello che erano.
Arrivati in un viale alberato nei pressi di Trastevere l’uomo parcheggiò.
Elsa trovò subito uno spazio qualche metro più in là.
Arrivato il momento di scendere si sentiva improvvisamente a disagio. Elsa indugiò. Non si decideva ad aprire la portiera. L’aria condizionata non funzionava a motore spento e così aprì il finestrino.
A quel punto un platano pieno di grosse foglie sembrò agitarsi solo per lei.
Elsa allungò la mano e strappò quattro foglie. Le appoggiò sui seni e sul pube e magicamente si incollarono alla sua bella pelle. Sollevò le natiche e … tac, la foglia aderì perfettamente al bel sedere.
Allora Elsa scese dalla macchina.
In quel momento si accorse che in giro c’erano altre persone. Tutte nude, coperte solo di foglie.
Il libraio venne verso di lei. Anche lui con una bella foglia di fico. Un uomo incantevole. Le sorrise e subito disse:
– Vedo che ha trovato quattro splendide foglie. Le donano molto.
Aprirono insieme la piccola libreria, un posto adorabile pieno di libri usati e rari, vecchie edizioni di volumi introvabili. In un fruscio di fogli e foglie a fine serata erano perdutamente innamorati.

Giovanna Iorio

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