Le ricette dell’odio

white-bookSe l’eccessiva filantropia posticcia di cuochi stellari e stellati, illuminati da luce ex catodica ora digitale, vi provoca attacchi allergici oltre a improvvise voglie tassonomiche su improbabili spezie (capaci di guarire dall’unghia incarnita all’apnea notturna), dedicatevi come faccio io alle ricette dell’odio! Possibile che tutto debba essere un gesto d’amore? Anche lo sbattere due uova per una frittata? Siamo davvero sicuri che serva, che faccia bene, che nobiliti, chiamare in causa sempre e soltanto questo abusato sentimento ormai più vuoto di un grande magazzino outlet dopo gli sconti di gennaio?
Le ricette dell’odio è un vecchio e mai ristampato volumetto edito quasi semi clandestinamente in Italia circa dieci anni fa. Una brossura a filo estremamente elegante e della quale resta a mio avviso un mistero il perché non abbia riscosso tutto il successo che avrebbe invece meritato!
Tra gli assunti dell’autrice, la cuoca italo-tedesca Caterina Vorratskammer, per quanto politically uncorrect, troviamo un certo pessimismo riguardo la poetica della cucina e riassumibile con una frase estrapolata dall’introduzione dello stesso ricettario: “Possiamo anche credere a tutti quegli uomini che si riempiono la bocca di frasi fatte sentite da qualche opinionista Tv circa la convinzione che una donna debba conquistare il proprio uomo a partire dalla cucina, ma provate voi a rifiutargli del sesso orale e vedrete poi se un ragù o uno spezzatino faranno la differenza”. L’autrice mette in evidenza da subito una certa vis polemica variegata di cinismo e disaffezione verso il genere a cui le sue cure di donna e cuoca dovrebbero teoricamente essere indirizzate. Ma non solo agli uomini sono dedicate queste ricette dell’odio. Facendo propria l’avversione ad un altro luogo comune circa l’innata solidarietà tra donne la Vorratskammer dedica più di una ricetta a tutte quelle amiche che han trascorso una vita a dirsi affrancate, indipendenti, mai vittime di uomini o imposizioni della società e che finiscono dopo gli anta a spendere i soldi della pensione integrativa in botox e protesi al silicone. Un’altra parte importante del ricettario è dedicata agli istinti materni delle altre, quelli che spingono ad osservare una donna nubile e senza figli come uno scarto della società, come l’imballaggio in materiale non riciclabile di una confezioni di pelati. Le ricette dell’odio è un libro che non lascia indifferenti e costringe a pensare non solo al famigerato q.b. di sale e pepe quanto alle intenzioni con cui davvero sia giusto lecito doveroso e soddisfacente approntarsi a disossare uno stinco o sbollentare della chinoa (solo dopo le debite imprecazioni sul prezzo di questa pianta erbacea annuale della famiglia delle Chenopodiaceae più alla moda di un risvoltino tra gli ipster). Un volume che dovrebbe far bella mostra di sé in tutte le cucine da Trieste in giù, capace di dialogare sia con Artusi che con il libro di ricette scritto da Iva Zanicchi. Nella post fazione un’intrigante e dotta dissertazione sull’effetto dei detersivi per piatti sulla french manicure!

Gianluca Meis

Le Ricette dell’odio. Di Caterina Vorratskammer, Edizioni Parampampoli. Milano, 2005

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