L’erborista delle streghe cattive

corso-erboristeriaSono capitata in questo villaggio per caso: non è semplice descrivere questo luogo. Ho come l’impressione di essere in un parco divertimenti dove si ricostruiscono i villaggi delle fiabe. Casette piccine e colorate con i tetti spioventi, persiane di legno con finestrelle a cuore e giardini perfettamente curati nei quali non mancano mai cespugli di rose perfettamente potate e armoniche macchie di margherite e violette nei prati. Sono stata colta dalla tipica invidia che ogni topo di città prova di fronte a visioni bucoliche e arcaiche. Mi son guardata intorno a lungo, certa di veder spuntare da qualche angolo degli scoiattoli che parlano e uccellini che stendono il bucato obbedendo al melodioso canto di una bella fanciulla.
Sapevo di aver abbandonato la superstrada per Avignone ormai da qualche ora e non avevo la più pallida idea di come ritornare alla civiltà. In piazza non c’era nessuno se non una vecchina che continuava a cantilenare:
– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate e macerate, infusi, pozioni, tisane, decotti e unguenti. Venite signori, venite! Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni.- la signora del carrello ambulante trainava la sua merce su e giù per il villaggio gridando con voce cantilenante e invitando gli abitanti a fare acquisti.
– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni. Buon giorno signora, desidera?- chiese alla prima cliente che si avvicinò al carretto.
– Vorrei qualcosa per dormire.- chiese la donnetta bassa e rotonda – Mio marito è panettiere e tutte le notti si alza per fare l’infornata così io non mi addormento più.- si lamentò.
La signora rovistò tra le varie boccette:
– Ecco qui: aceto di mele e miele d’arancio. Due cucchiai di aceto e due di miele in un po’ d’acqua. Lo beva prima di coricarsi e vedrà come dormirà bene. Ah, usi anche questi!- e le passò dei tappi di cera. – Un rimedio in più non fa mai male.- sogghignò. Tese la mano e accolse le monete con aria noncurante, come se la sua arte erboristica non si potesse comprare con pochi spiccioli.


– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni.- riprese a cantilenare. Si avvicinò un ragazzino che non doveva avere più di sedici anni con la pelle notevolmente rovinata.
– Ha qualcosa contro l’acne? Tra due settimane c’è il ballo di primavera e la mia ragazza, cioè la ragazza che ho invitato… cioè che devo ancora invitare insomma…- si impappinò e arrossì.
Nuovo tramestio tra le boccette e la signora fece emergere due diversi rimedi:
– Olio essenziale di melaleuca, l’olio dell’albero da tè. Lo metti sulla pelle e vedrai che migliorerà nel giro di poco. Questa invece- e agitò l’altra boccetta- è estratto di bardana. Venti gocce due volte al giorno. Purifica dall’interno. Prendi anche questo! – gli passò un ciondolo nastriforme strettamente intrecciato – Lascialo davanti alla casa della ragazza che vuoi invitare nella notte di luna piena e pronuncia tre volte i vostri nomi mentre lo metti davanti alla porta. Lei non potrà respingerti.-
Si fece pagare solo la melaleuca e la bardana. Ciondolo e incantesimo erano solo un consiglio da amica.
– Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni.-
Potevo solo chiedere a lei delle informazioni per ritornare alla civiltà.
– Scusi sa dirmi come ritornare sulla strada per Avignone?- mi informai pensando di comprare qualche sacchetto di erbe per il disturbo.
Mi lanciò un’occhiata:
– Si è persa?-
Le spiegai che sì, mi ero fatta tentare dalla gita per le strade provinciali e avevo abbandonato la superstrada e che dovevo essere al più presto a Avignone per un’intervista.
– Oh una scrittrice?-
Pensando che questo interrogatorio facesse parte del protocollo del luogo risposi che ero un’inviata di una rivista di Parigi e che dovevo intervistare un produttore di vino delle regioni meridionali per l’articolo del numero di ottobre. La vecchia mi tese un turchese:
– Questa pietra facilita la comunicazione, permette di scrivere in maniera chiara.- mi spiegò tendendomi la pietra. Un mio sguardo tra lo scettico e l’impaziente bastò a convincerla – Se ha una mappa posso mostrarle la via più breve.- si arrese.
Corsi a prendere lo stradario e mentre stavo tornando verso il banchetto vidi che una cliente si stava facendo servire. Di certo non volevo fare la ficcanaso quindi decisi di aspettare, come si fa in farmacia, a debita distanza. Alcuni stralci di conversazione però giunsero fino a me.
-… voglio un veleno a lunga durata. Non che uccida, solo che faccia dormire… per anni e anni… non voglio che quella mocciosa si faccia vedere per molto molto tempo…cosa le serve sapere il suo nome? Come crede, si chiama Aurora!- in seguito a questi borbottii stizziti la signora vestita di nero si fece scivolare in tasca una boccetta piena di un impasto verdastro e si allontanò in tutta fretta.
Porsi allora lo stradario alla vecchina che invece di aprirlo iniziò a sospirare:
– Non fanno più le streghe di una volta. Quando ero giovane ed era mia nonna a fare l’erborista, di madame come quella se ne vedevano ben poco. Ogni strega sapeva preparare filtri, pozioni e veleni senza ricorrere al nostro aiuto e ora…è proprio vero quando si è ricchi sin dalla nascita l’ingegno non si sviluppa e la pigrizia intontisce il cervello.-
Si mise a studiare la mappa e io la interruppi:
– Quindi quella signora vestita di nero ha comprato un veleno? Lei gliel’ha venduto?- mormorai con un sorriso. Ero convinta si trattasse di uno scherzo tipico da giocare ai forestieri creduloni come me.
La vecchia si strinse nelle spalle:
– Non è un veleno mortale, fa solo addormentare per un centinaio d’anni. In tutto questo tempo passerà sicuramente un bellimbusto a cavallo a baciare la poveretta. Leggeremo comunque presto se sarà successo o meno.-
Le chiesi dove pensava di trovare una notizia simile.
– Non ci sono più nemmeno gli imbratta-pagine di una volta. Signorina, non legge più le favole?- mi guardò severamente e poi puntò il dito sullo stradario – Esca dal paese e prosegua per una ventina di chilometri. Si troverà ad un bivio: prenda a destra, attraversi questo centro e si troverà all’imbocco della superstrada.- seguii le linee colorate sulla mappa e la ringraziai dicendo di aver capito.
– Vuole comprare qualcosa? –
Giusto per sdebitarmi curiosai tra la merce esposta e in quel momento arrivò una nuova cliente. Bella donna, devo ammettere.
– Qualcosa per trattare le mele.- ordinò a voce alta. Non le importava che qualcuno stesse a sentire.
– Trattamento di che tipo?- chiese la vecchia rovistandosi nelle tasche.
– Oh di quello… definitivo, diciamo.- sorrise subdola.
– Madame, è la terza volta che vi presentate: prima volevate “trattare” i pettini, poi le cinture e ora le mele. Credetemi, fareste prima a imparare la composizione di questo intruglio. Risparmieremmo entrambe tempo e fatica!- si lamentò la vecchia alzando gli occhi al cielo.
– Sudicia paesana! Ti faccio un onore comprando i tuoi immondi preparati che fino ad ora non hanno funzionato! La ragazza è ancora viva e vegeta!- si inalberò la cliente.
– Mia signora non date a me la colpa della vostra inettitudine. Prendetelo e sparite.- ordinò l’erborista rifiutando il pagamento. La cliente se ne andò infuriata.
Mi presentai da lei con un vasetto di miele e un sacchetto di anice e la guardai sgranando gli occhi.
– Tredici euro.- mi guardò – Oh via non faccia quell’espressione! Lo so come andrà a finire quella vecchia bisbetica è un’incapace totale. È un anno che cerca di avvelenare la figliastra perché è più bella di lei. Lei crede che ci sia ancora riuscita? E poi anche quello non è un veleno mortale.- mi rassicurò dandomi il resto.
– Lei vende veleni a “streghe”?- feci in modo di calcare il tono sull’ultima parola.
– Senta ha idea di quanto sia la mia pensione? Ha idea di quante principesse oche ci siano a piede libero? Quelle prendono caramelle dagli sconosciuti come niente fosse. Un giorno a Parigi e i pusher se le mangerebbero vive.- sbottò con le mani sui fianchi – Io consegno alle streghe potenti narcotici e le varie Aurora, Biancaneve eccetera sopravvivono. Devono solo ringraziarmi per il favore che faccio loro: preservo le loro stucchevoli vite. È un lavoro che le donne della mia famiglia fanno ormai da secoli cosa crede?-
Era veramente infuriata.
– E ora si sbrighi! Se vuole arrivare ad Avignone la strada è ancora lunga. Erbe, erbe fresche, erbe sminuzzate, infusi, pozioni.-

Giulia Pretta

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