Incipit d’Autore : “Il verme del Rafano” – Valerio Parmigiani – Eretica Edizioni

9788899466985«Facciamo che io ero la mamma e tu eri il papà?».
Se non fosse per i bambini e i verbali dei carabinieri, l’imperfetto sarebbe esposto sotto una teca del museo dell’estinzione accanto al dodo e al dagherrotipo, pensò Cruciani dalla panchina di uno degli ultimi micro-spazi simil-verdi cittadini risparmiati come tribù amazzoniche dall’avanzata del Progresso. Una riflessione utile più che altro a stemperare la sottile inquietudine trasmessagli dalla frase che l’aveva ispirata, pronunciata da una gnometta dal viso smunto e i vestiti griffati che, a pochi passi da lui, stava domando con fare rilassato e sicuro un gioco a molla a forma di cavalluccio marino. La fusione di fragilità e chiarezza di idee che promanava da quella vocina stridula e precocemente melliflua avrebbe inchiodato sul posto qualunque maschio con un po’ più di testosterone in circolo rispetto al coetaneo a cui era stata rivolta. Il quale, per tutta risposta, calciò invece il pallone verso l’accolta di mini-pedatori che lo stava aspettando una trentina di metri più in là, con le felpe già piazzate a fare da palo sull’erba rada.
Non c’è niente da fare, sono proprio biologicamente programmate per giocare a “mamma-casetta” già a quest’età, si disse scuotendo metaforicamente il testone sormontato da una capigliatura ingovernabile. Iniziano con le Barbie e il Dolceforno e poi, con le prime tempeste ormonali, eccole precipitare nella “sindrome di Cenerentola”, condannate alla ricerca dell’uomo perfetto, alto-biondo-muscoloso-e-sicuro-di-sé che irrompa nella loro vita a riscattare un passato fatto di frustrazione e insoddisfazioni per farle vivere per sempre felici e contente. E così, appena riescono ad accalappiare un povero cristo, prima si convincono che quello è e dev’essere il Principe Azzurro, e poi gli danno il tormento ogni volta che fa qualcosa che sembri contraddire questa loro incrollabile certezza. Aveva ragione il Melandri, quando nella scena degli schiaffi alla stazione gridava: “Ma perché non siamo nati tutti finoc
Un POP sordo riscosse lo scrittore Dante Parisi all’apice della frenesia da immedesimazione con il suo alter-ego letterario, dirottandone l’attenzione sul riquadro apertosi in basso a destra nello schermo del computer da cui una signorina dai capelli scuri a caschetto e il piglio roboticamente seduttivo lo apostrofò tradendo una scarsissima propensione ai preamboli.
«Scusa se te lo dico, sai? Ma mi sembra che siamo partiti col piede sbagliato! Pronti via e già mi crei il clima misogino?»
Parisi trasecolò, irrigidendosi in una posa grottesca. Tanto che dovette essere la voce suadente e impostata di lei ad incaricarsi di spezzare il silenzio.
«Già, non mi sono nemmeno presentata. Sono Nathalie, la tua editor online!».
«La mia… che?!», riuscì solo a partorire la neocorteccia dello sventurato ben dopo che – dall’accento posto sulla “i” anziché sulla prima “a” del proprio nome – il suo cervello rettile aveva intuito di non avere a che fare con una soggetta.
«La tua editor online! Eppure il commesso ti aveva spiegato tutto, la settimana scorsa, quando finalmente ti sei deciso a sostituire quella specie di Commodore 64 con un modello posteriore all’era del floppy disk da otto pollici! Hai approfittato di quell’imperdibile offerta che comprendeva anche un nuovo programma di videoscrittura assistita, ti ricordi? Ecco, io faccio parte di quel pacchetto, e ti seguirò passo passo nella redazione del tuo libro!».
Parisi bofonchiò qualcosa che – nelle intenzioni – doveva servire a stendere una sorta di cortina fumogena intorno a una cultura informatica non eccedente le conoscenze necessarie ad accendere e spegnere il pc, scrivere testi e giocare a campo minato (dove per altro si muoveva ormai con l’agilità di un vietcong tra le mangrovie).
«Scommetto che sei uno di quelli che il computer sanno a malapena accenderlo e spegnerlo e lo usano solo per scribacchiare e rimbambirsi col campo minato, salvo poi abbandonarsi a una crisi isterica all’apparizione del più stupido dei messaggi di errore».
Preso decisamente in contropiede e già in balìa del suo nuovo carnefice, il tapino riuscì solo ad opporre un pochissimo convinto: «Ok, saputella: che io non sia un mago del computer è il più grande scoop dopo quello del doping nel ciclismo. Spiegami una cosa, però: capisco che tu faccia il tuo lavoro, ma che bisogno c’era di intervenire dopo due soli paragrafi?».
«Al di là del fatto che quella serie di considerazioni sulle donne mi sembra già spiacevole in sé: ma non lo sai che oggi sono soprattutto loro a leggere? Cerchiamo di non inimicarcele subito, allora!».
«Ma no, ma no… – bluffò lui – non è questione di misoginia! Purtroppo però non si può fingere di ignorare che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. Trovare un equilibrio tra le rispettive nevrosi è una fatica di Sisifo, che tutti noi – come il mitico figlio di Eolo – siamo condannati a doverci sobbarcare giorno per giorno, mossi solo dalla prospettiva, invero un po’ misera, di godere di quei pochi, magici istanti in cui ci balocchiamo con l’illusione di aver provvisoriamente raggiunto la quadratura del cerchio. Per questo l’amore ci attrae così tanto. Per questo, da sempre, è così celebrato in ogni forma d’arte, da quella più elevata alle cinquanta(mila) sfumature di tutti i colori che ci ammiccano dagli scaffali delle librerie. In ogni caso il mio voleva solo essere uno spunto di riflessione, per quanto provocatorio, unicamente finalizzato a riconciliare le parti… Fermami che non so più cosa dire!».
«Va bene. Vedo che a buttarla in caciara te la cavi. Ora ti lascio continuare, ma ricordati che è mio dovere richiamarti all’ordine ogni volta che è necessario. Insomma, ti marco stretto!».
Benché, ancora scombussolato da quell’inattesa incursione, Parisi non vi riconobbe una citazione della scena dei Cento passi in cui Peppino/Lo Cascio chiarisce all’amico pittore i motivi che l’avevano convinto a candidarsi alle elezioni comunali, l’espressione scelta dalla sua improbabile interlocutrice per congedarsi implodendo silenziosamente nello schermo ebbe tuttavia il merito di distrarne l’attenzione da quell’esperienza ai limiti del lisergico per precipitarlo in un caleidoscopico scenario affollato di termini propri del gergo telecalcistico.
Al culmine dell’allegra sarabanda di “sciabolate”, “percussioni”, “ripartenze”, palle “che rimangono lì”, attaccanti bravi a “leggere la situazione”, “aggredire gli spazi” e “non dare punti di riferimento” mentre “fanno a sportellate” con il terzino avversario che li sta “francobollando” in cui la sua mente si era lasciata docilmente pilotare, si rese conto con un certo disappunto di aver perso il filo, tanto da non aver più la minima idea di che cosa diavolo ci facesse Cruciani seduto su quella panchina di un minuscolo parco in una città soffocata da cemento. Per fortuna, però, si conosceva abbastanza bene per sapere che cosa sarebbe stato in grado di snebbiargli la mente. Dato il suo entusiasmo tradizionalmente tiepido verso quel composto chimico aromatizzato alla nocciola che riscuote un (per lui incomprensibile) consolidato successo globale, fu dunque un generoso strato di marmellata di fichi spalmato su una fetta di torta fatta in casa a tamponare l’incipiente calo degli zuccheri e a restituirgli quel tanto di concentrazione necessaria a riprendere da dove era stato interrotto.

Valerio ParmIgiani

Con lo zio e il Verme 3
VALERIO PARMIGIANI (Milano, 1967) ha esordito nel 2015 con Bestiario Diplomatico (“Effepi Libri”), un sarcastico memoir dedicato al decennio trascorso in carriera. Adora i gatti e il silenzio, ragione che lo ha indotto ad eleggere le colline fiorentine quale cornice ideale per ospitare la sua attuale incarnazione. Nella vita ha una sola certezza: quella che forse morirà.

https://cassandrascrivens.wordpress.com/

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