Heart of Glass

GlassTutti lo guardano fisso. Nella sala non vola una mosca. Se fosse un concerto o uno spettacolo teatrale, forse qualcuno si azzarderebbe a starnutire o a tossicchiare, ma in questa situazione il silenzio è prezioso. Qui e ora il silenzio è uno dei protagonisti. Del resto, quale mimo vorrebbe che si facesse confusione durante il suo numero?

Roger pensa esattamente questo. Con il viso dipinto di bianco, la maglia a righe e le bretelle nere, si prepara a stupire gli spettatori. È stato premiato da poco in una competizione di mimi a livello mondiale, e non smette mai di pensare con gratitudine al suo defunto mentore, il maestro, che gli ha insegnato tutto.

Roger è famoso per la sua perfetta interpretazione del numero della prigione di vetro. Le sue mani danzano nell’aria e il pubblico riesce quasi a immaginare le lastre trasparenti in cui il mimo è imprigionato. Quello che tutti preferiscono è il momento in cui Roger riesce a uscire dalla cabina aprendo una porticina immaginaria su un lato. È stato proprio il maestro a renderlo così bravo, tramandando tutti i suoi trucchi e insegnamenti. Lui aveva uno stile molto particolare, diceva sempre: – Il mimo deve visualizzare intorno a sé una reale prigione di vetro; solo in quel momento riuscirà a muoversi in modo che anche il pubblico percepisca la presenza di una vetrata – .

Ma dopo aver spiegato ciò, la sua espressione diventava sempre molto seria e tesa.

– Non perdere mai il contatto con la realtà . Mantieni sempre il controllo della mente – gli diceva.

E Roger si esercitava per ore e ore, tutti i giorni.

Adesso si sente il degno successore del maestro. Riesce senza sforzo a crearsi l’illusione della prigione di vetro. È talmente esperto che la vede lì, salda sul palco, ancora prima di iniziare il numero. Ormai è così facile che esegue lo spettacolo senza impegnare troppo la mente.

Si prepara a replicare lo spettacolo per la quarantasettesima volta da quando è partito in tour.

Sale sul palco, ed eccola là, perfettamente al centro della scena. Roger entra con disinvoltura, si chiude la porta immaginaria alle spalle e inizia a muovere le mani come solo lui sa fare. Quando vede che il pubblico applaude, inizia ad avvicinarsi alla porticina per aprirla.

“Facile, troppo facile” dice tra sé e sé. Afferra la maniglia della porta.

E la porta non si apre.

Roger sorride al pubblico e riprova. “Andiamo, devo uscire, devo concludere il numero”.

Ma la porta non si apre.

Roger vede distintamente le robuste lastre di vetro che lo circondano e lo intrappolano. Prova a girare la maniglia con più forza.

Gli spettatori più attenti iniziano a vedere il trucco bianco di Roger che si scioglie sotto piccole gocce di sudore. Non capiscono perché il mimo non si sposti, dopotutto ha un intero palco su cui potersi muovere.

La porticina non si apre e Roger vede i vetri assumere un aspetto minaccioso. Sta respirando troppo velocemente, e ormai l’aria nella cabina è poca.

Quando vedono il mimo cadere a terra, le persone sedute nelle prime file si alzano di scatto. Capiscono che non è una prodezza artistica per riscuotere successo e si avvicinano tutti all’uomo disteso sul palco. Sotto il trucco bianco, osservano un viso dal colorito cianotico.

I paramedici accorrono, ma non sentono più il battito; caricano Roger su una barella e lo portano via con discrezione. Morte da soffocamento, diranno poi.

Gli spettatori si guardano l’un l’altro. Qualcuno si copre la bocca con le mani, altri fanno una risatina isterica. Un paio di uomini salgono sul palco e lo percorrono da cima a fondo per capire cosa possa aver causato l’asfissia a Roger. Naturalmente non trovano niente.

– Forse il cuore…- dice qualcuno. Nessuno può pensare alla più insensata delle eventualità: che, semplicemente, sia morto soffocato dentro la sua prigione di vetro.

Erica Piccirilli

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