Gli Ipocondriaci

GLI IPOCONDRIACI
OVVERO UNO STUDIO SULL’IPOCONDRISMO IN RELAZIONE ALLA METEOPORNOGRAFIA

I nostri spassi sono finiti

Dopo pranzo c’è LEI.
I SUOI capelli leggermente mossi, lucidi.
Il SUO volto simmetrico.
Il SUO collo alto, proporzionato.
I SUOI seni morbidi.
Il SUO corpo filmico.
I SUOI costumi da sexy-mamma.

LEI è Giuditta. SUE sono le previsioni meteo. Niente altro ha importanza.

§

orig_C_2_fotogallery_1000755_listaorizzontale_foto9_fotoorizzontaleQuando arriva l’inverno ci ripariamo come possiamo. Abbiamo coperte calde, dozzine di pacchi di antivirali e una televisione in cinque. Siamo Ruben, Dan, Gad, Efraim e Issachar. Tutte le mattine cambiamo il pannolone a Ruben e riempiamo la pera a Dan, imbottiamo di antidolorifici Gad e parliamo del più e del meno. Io e Dan cerchiamo di inspirare con cautela. Per via di certi disturbi gastrointestinali causati da germi stantii nell’ossigeno in cui siamo avvolti. In principio eravamo in dodici in una stanza con dodici letti, un bagno e una televisione. Ma gli altri sono stati dimessi o se ne sono andati. Per farla breve, siamo rimasti noi cinque.

Aspettiamo Giuditta osservando i bacilli contenuti in un raggio di luce filtrato dalle imposte. Fuori sembra una giornata luminosa. Un cielo terso oltre a procurare notevole fastidio alle iridi può colmare l’animo dell’ingannevole sensazione che l’essere umano sia perfettibile. Ma noi sappiamo che nella scala verso la perfezione non possiamo fare altro che discendere inesorabilmente. Oltre a tutto ciò, l’insopportabile rifrangersi del sole sulle immense vetrate dell’Istituto può causare seri danni alla vista. Per questo evitiamo di alzare troppo la tapparella e cerchiamo di abituare gli occhi alla penombra, ben consci dei rischi che corre la pelle quando subisce una sovraesposizione a qualunque fonte luminosa. Non possiamo accettare che queste lampadine vecchie e impolverate causino seri problemi alla nostra epidermide, impomatata ogni giorno perché risulti profumata, ma anche, nell’eventualità, piacevole al palmo di una mano che l’accarezzasse. La mano può essere ad esempio quella di Giuditta mentre ci prova la febbre oppure mentre cambia la pera a Dan o aiuta Efraim a levarsi la maglietta intima.

§

Spesso abbiamo riflettuto sul fatto che il nostro quadro clinico possa offrire a un osservatore esterno l’ingannevole impressione che la nostra età sia avanzata. Non è così. Il più giovane di noi, Gad, ha quarantaquattro anni. Il più vecchio (Ruben), ne ha cinquantasette. Nondimeno siamo vessati da problemi fisici che logorano la nostra facoltà di ponderazione e ci costringono a lunghe sedute di riabilitazione in questa Clinica da tremila euro a settimana. Il dr. Robinson sostiene che i nostri disturbi abbiano una natura psicosomatica. Il dr. Mabuse gli attribuisce una struttura ansiogena. Il dr. Ross ci ha diagnosticato una rarissima patologia i cui prodromi sarebbero da rintracciarsi in una concatenazione di cause, la prima delle quali è l’utilizzo da parte del governo di sostanze proibite. Sostanze dannose. Anche la dr.ssa Pompeo concorda con questa analisi.
Abbiamo intentato una causa contro il Governo e riceviamo quotidianamente l’incitamento dei nostri innumerevoli avvocati, tra cui: l’Avv. Mason, l’Avv. McBeal, l’Avv. Lomax, l’Avv. McCoy, l’Avv. Dixon.

§

Ruben ultimamente è preoccupato per il suo rapporto con Giuditta.
In particolare, ogni volta che Giuditta sorride, Ruben rischia seriamente di farsela addosso. Per questo ha bisogno di un pannolone per adulti. Riteniamo che un pannolone indossato da un adulto possa suscitare una serie di complicanze a livello subconscio. Abbiamo discusso a lungo su quali complicanze potesse subire la psiche di Ruben. Qualcuno ha sostenuto che un evento edipico primordiale, come il ghigno della baby-sitter a una sua neanche tanto velata incontinenza, potesse aver ingigantito il problema. E che oggi, Ruben, soffre di una forma patologica di vergogna, un’insoddisfazione perenne e metafisica rappresentata dalla figura sorridente di Giuditta. Gad non concorda con questa tesi. Lo fa capire tossicchiando qualcosa e subito affrettandosi a buttare giù un cucchiaio di sciroppo.
E comunque abbiamo notato quanto Ruben sia triste. Impedire a Giuditta di sorridere significa sopprimere buona parte della sua propensione umoristica. Perciò Ruben è visibilmente contrariato e depresso. Tutti siamo depressi, ma non come Ruben. Da lui non ce lo saremmo mai aspettato. Ruben è sempre stato solito giocare col rimescolamento del linguaggio, compiendo azioni disarticolanti rispetto al gesto quotidiano. Reputavamo impossibile da scalfire il suo distacco ironico, la sua capacità di gelare il sorriso mentre lo provocava, graffiando la crosta della società. Ci sbagliavamo.

§

Rispondiamo alle obiezioni di parenti e medici snocciolando dati precisi sulla rilevanza delle previsioni meteorologiche sul fisico e sulla psiche dell’essere umano. Abbiamo demandato a Issachar la risposta a ogni obiezione. In lui l’intreccio tra gioco illusorio e perturbazione emotiva riesce talvolta a esecrare l’attesa della morte. “Sto guardando fuori dalla finestra”, dice per esempio, “non riesco a comprendere con certezza se il grigio del cielo sia causato dalla nebbia o dalle nuvole. Quello che posso dire con certezza è che si tratta di una giornata di merda”. Ma Issachar utilizza freddezza, indifferenza e distacco a fini difensivi. “Ci accusano di perpetrare l’erotismo a fini terapeutici, ma non è del tutto vero”, ripete Issachar a chi ci domanda il perché della costante presenza di Giuditta.
Abbiamo anche qualche istinto sessuale, chi lo nega, qualcosa di eroticamente scorretto, ma la consapevolezza delle malattie veneree è tale che nessuno di noi osa perdersi in pensieri tanto turbinosi.
Tutti tranne Ruben, che ha letto qualcosa a proposito della gonorrea. La gonorrea, dice Ruben, impedisce di pisciare. Sì ma il dolore fisico dove lo mettiamo? Domandiamo noi. Non è forse dolore fisico impedire al mio sguardo di osservare Giuditta mentre sorride? Non è forse dolore fisico celare la mia ironia, il mio tagliente sarcasmo nei vostri confronti?
Non lo riconoscevamo più, ed eravamo preoccupati…

Gian Marco Griffi 

IL SEGUITO DEL RACCONTO LO POTETE LEGGERE CLIKKANDO SUL DIPINTO DI ERALDO GHIETTI
griffi

Dipinto di Eraldo Ghietti

 

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3 pensieri su “Gli Ipocondriaci

  1. malosmannaja

    un racconto davvero notevole. godibilissimo il meteorismo di parole che, isobara dopo isobara, si gonfia (tumescenza) e si sgonfia (detumescenza) generando perturbazioni emotive piuttosto nuvolose. com’è giusto che sia, la narrazione anticiclonica non riesce scalzare a il vortice depressionario che ruota attorno ai cinque cavalieri rinchiusi in supercella, in un contesto temporale umano scosso da intense pulsioni ascensionali filosofiche e letterarie, tutte concentrate nella limitata estensione spaziale di poche pagine. ovvio che tale configurazione esiziale del pensiero inneschi fenomeni metodologici violenti e persino tornadi. ed ecco allora, che torna di moda la camicetta bianca, ideale di purezza ma anche ideale amplificazione della sorpresa d’uno scroscio di pioggia. in cotal guisa, l’inaderenza alla realtà, esorcizzata dallo stretto aderire alla pelle dell’indumento, realizza un trasparente significato allegorico, un loop animale che ulula alla luna e che mediante un’immaginifica breccia tra le nubi, raggiunge l’orifizio uretrale da quello vaginale. insomma, un’anatomia del pensiero umano riscritta e rinnovata affinché l’iperbole del piacere in potenza si traduca in atto (a penetrare i più reconditi significati degli scherzi che gioca all’uomo la natura); una febbre esistenziale nonché “metereoillogica”, misurata mediante un termometro a mercurio soggetto a ripetuti scuotimenti finché l’asta non si sia completamente svuotata (J. Donoso, L’uccello osceno della notte (1970), Bompiani, pag. 377). una “sfavola” capace di mettere il lettore sotto pressione, di guardare in faccia tanto Giuditta quanto uno sconforto più grande della testa di un gatto e di uscirne viva, calda (e vitale) quanto un liberatorio pisciarsi addosso. compliments.

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