Io e le mie frange

dpeadfQuanto ancora avrei potuto aspettare? Non molto. Era solo ottobre ma già da diverse settimane io la lettera a Babbo Natale l’avevo scritta. Mi ero accertato di essere stato chiaro: modello, colore, marca. Persino le frange. Dettaglio non da poco. Le avevo viste al manubrio della bicicletta di un amico e da quel momento l’invidia si fece brama di possesso. Avrei sfrecciato anch’io facendo vibrare al vento le mie frange: ornamento ad una realtà con cui bisticciavo sovente. Poco convinto dell’efficacia di quella solerte esortazione al buon vecchio panzuto osservai tutti i comandamenti suoreschi pre e post avvento: bontà d’animo, niente risposte caustiche al genitore maschio, fedeltà assoluta ai compiti della maestra. Sforzi annotati sul diario per non perderne l’efficacia. Rileggere quanto aderente fossi stato agli obblighi del bravo bambino da manuale di catechismo mi faceva sentire più vicino a quelle frange, che stavano su quel manubrio, che conduceva la bicicletta dei miei sogni: una Bianchi Saltafoss ammortizzata, con sellino lungo, color nero con fiamme rosso-arancio!


Parallele ai buoni propositi viaggiavano aspettative altissime oltre ai divieti che avrebbero circondato la mia bicicletta: quello assoluto di utilizzo per mio fratello, i miei cugini o qualsiasi vicino avesse in passato negato a me di salire sulla propria. Scambio possibile e auspicabile solo con altri possessori del medesimo modello al solo scopo di valutarne l’estetica complessiva che si sarebbe composta nell’insieme tra me e la meccanica. I “padre nostro” e le “ave maria” corrispondevano al numero richiesto settimanalmente per aver garantito non solo l’accesso al paradiso ma anche l’esaudimento di quanto contenuto nelle richieste natalizie. Saltai solo qualche serata per eccessivo sonno indotto dallo sciroppo contro la tosse. Novembre, dicembre. Mancava poco. Mi allenavo nei sogni, anche se forse avrei fatto meglio a mettere alla prova le mie abilità solo presunte anche nei fatti. Natale. Le frange accompagnavano persino il mio impegno scolastico come realizzatore di decori da interni per l’arrivo delle festività: palline con le frange, lavoretto con mollette e creta e frange… La mattina del 25 dicembre all’atto di riscossione dell’agognato premio per tanta devozione, tanto rispetto filiale, tanto impegno scolastico mi tramutò in un piccolo teppista preda d’esaltazione estatica: tutto come sperato, persino le fiammelle color arancio che decoravano il telaio avevano un che di demoniaco che si rifletteva nei miei occhi: fu amore immediato; un tutt’uno tra il bambino e la macchina, tra le sfrecciate boriose su e giù per la via, fingendo di non sentire mia madre che si raccomandava di allacciare il cappotto e tenere in testa il berretto di lana. Mi sentivo il perfetto ribelle pronto a domare la strada, a sorridere beffardo a quanti ancora usavano la semplicissima graziella o ancor peggio un’altra bici con le rotelle!
Io e le mie frange eravamo finalmente felici!

Gianluca Meis

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