Penelope

penelope

Per anni ti ho aspettato.

Ho pregato il tuo ritorno, ogni notte, da sola, in un letto troppo freddo.

“Tu sei Penelope.” mi dicevano, “Sei la sposa fedele, la sposa paziente”.

Ma cosa ne sa la gente del travaglio interiore che provoca la fedeltà ad un’idea?

Che ne sa la gente delle mie ribellioni silenziose al dolore, all’abbandono, alla solitudine?

Cosa ne sanno tutti della necessità d’essere, essere a tutti i costi, per non morire?

Non sei stato il solo a viaggiare, Ulisse, durante tutti questi anni.

Ho viaggiato anche io, sai?

Ho viaggiato con la mia anima, pur rimanendo ferma, apparentemente immobile.

Prigioniera della mia libertà.

Ho attraversato con la mente tutti i mondi possibili.

Sono stata tutti i personaggi che tu hai incontrato.

Io ero il Ciclope, io la Maga Circe, io Calipso, io le Sirene.

Io ero tutto e tutti, tranne il simbolo di fedeltà coniugale che mi hanno cucito addosso.

La gente non sa cosa vuol dire aspettare.

La gente parla senza sapere.

E nel momento in cui tu tornerai al tuo punto d’origine, alla tua terra, ricongiungendo così, da uomo che ha vissuto, il principio con la fine, Penelope sarà ormai lontana.

Troverai soltanto un telaio rotto, marito mio, e il sacrosanto, intoccabile, inviolabile diritto di Penelope all’assenza.

© RitaLopez

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