Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in su!

20160304_095426“Il Santo è un grosso peccatore, riveduto e stampato”. Così Bierce nel suo “Dizionario del Diavolo” definisce il Santo nel 1911. Con questa caustica definizione lo scrittore americano intendeva gettare discredito sulle agiografie tanto amate dai fedeli in cui si dipingono i santi come esseri sovrumani, assaliti da tentazioni dalle quali rifuggono con grande forza di volontà, votati al divino con un accanimento che non avrebbe sfigurato in altri manuali, tipo quelli di psicopatologia. La stampa (e la propaganda diciamo pure) di natura vocazionale, da sempre prodiga nell’indicare modelli di comportamento il cui fine ultimo è “la gloria degli altari”, sul finire degli anni 50 ebbe una notevole fortuna e una ritrovata forza editoriale che corse parallela all’instancabile opera di santificazione che la chiesa cattolica ebbe a praticare, raggiungendo i record ben noti sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Negli anni 50 vi fu però una sorta di inversione netta di tendenza che portò questo genere letterario a presentare al proprio pubblico figure più accessibili di santità, passando attraverso l’esaltazione propria che Bierce voleva usare come critica: il fatto cioè che in primis questi personaggi erano peccatori, con l’inevitabile aggettivazione di “poveri”, “tristi”, “ignoranti” (nel senso di popolari e non eruditi, “assetati”, “bisognosi di redenzione”…

Io confesso di aver sempre amato i libri che raccontano le vite dei santi, quasi quanto certi romanzi di Liala! Le rose di Santa Rita, le chiacchierate coi lupi di San Francesco, le lotte coi diavoli e le estasi seguenti. I martiri che incontrano la morte cantando o si auto infliggono mutilazioni e sofferenze… Le conversioni improvvise (che tanta fortuna portarono anche ai romanzi ottocenteschi) che regalavano ai protagonisti la capacità di trasformarsi in editor della Perugina: “Le ragioni dell’amore sono senza ragione”, “è impossibile amare ed essere ragionevoli”, “l’amore consuma il cuore”!

Il libro che presentiamo oggi nell’inserto domenicale è del 1955 (Borla Editore di Torino) e si pone il problema di offrire “al pubblico contemporaneo, corrotto dalla modernità” esempi salvifici e modelli non “irraggiungibili”: una raccolta di vite di santi, con un “linguaggio adatto ai tempi” e che, a distanza di oltre sessant’anni, crea l’impressione della diffusa convinzione tra le intelligenze del Bel Paese (di destra, di centro e di sinistra) di avere a che fare con un popolo “gregge” ma non tanto bisognoso di un buon pastore, quanto di un severo custode con l’abecedario in tasca. Una lettura da cuscino che non sfigurerebbe dopo qualche saggio sulla guerra fredda, le lotte politiche del tempo o una attenta disamina sul passaggio della società italiana dalla (mai troppo rimpianta) cultura contadina a quella operaia (in attesa del boom del famigerato “terziario”).

Gianluca Meis

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...