“SPARADISO. Ritme” Segnalato al concorso letterario “Labirinti di parole

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EDEN

E dentro la stanza invade l’albero di fico.
Le foglie grandi come coperte ricordano racconto antico.
Creatura umana da sola esiste.
Poi, plasmata da ossa, piccola donna di capelli rossa.
Costola sei e costola rimarrai, triste.
Serpente suadente che striscia nella mente ti attende.
L’inferno è a portata di mano.
Invano cerchi di salvare il figlio giglio. Il sangue bianco sparso vicino.
Rimane Caino e da lui, inesorabili tempi bui.
E denaro a pochi.
E denutrizione ai più.
E denigrazione scritta sul muro.
Sempre più in fondo, giù
Eden, eri sicuro del tuo cammino?
Noi siamo Caino.

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SPARIRESPIRARE

Spari.
Fragore dispari nella mia testa.
L’entusiasmo si arresta nella concezione errata e molesta.
Mi ferisci indifferenza con la tua lenta cadenza di feria d’estate.
Stanza svuotata di voci.
Incolpevole ignoranza danza tra i neuroni affaticati, affranti e svuotati.
Sparire: il re degli spari è un concetto tra i più rari. Lo trovi tra i bambini.
Genii, Pippi, magici alambicchi e scimmie.
Quant’è bella l’avventura, senza ieri, né domani.
Scappa, scompari.
Scaramouche, Cyrano, nascondetevi nel vano invano.
Sotto il tavolo è il mio regno, il mio sostegno, il mio avere e il mio dare.
Sotto il tavolo è respirare.
Respiri.
Spari. Sparisci.

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SPINE*

Bimbe dal rosso cappotto a costine,
bimbi di occhi vivi e capello mosso.
Facce monelle, belle di boccacce smunte.
Gioiscono ignari per viaggio verso altre stelle
a cinque punte.
Ma non stelle sono,
solo spine.
Di filo trapunte,
tra pali racchiuse.
Deluse le piccole facce compunte sfilano
tra parole indurite e meschine.
Ma il sorriso è lungo a morire.
Permane serbato e incastrato per sempre nel filo spinato

*Scritta il 27 gennaio 2014 in occasione della Giornata in memoria della Shoah

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#GRIGIO

Chiusura centralizzata del pertugio,
al dovere ligio.
Rigore malvagio calciato nella porta del dolore.
Museo delle cere che si sciolgono adagio.
Non sei colore,
né sapore di persone vere.
Sei eminenza del potere,
quintessenza del sapere.
Di civile vita dispregio, vivi in agio.
Saluti, egregio.
Ma mai ti libererai del tuo grigio fastigio.

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RUMORI

Fuori risuonano su strada, rimbalzano su muri.
Sono clamori sotterranei, subitanei,
non preoccupano.
Segnali sonori di vite brulicanti,
fuori.
Passi scattanti, clacson mordenti, semafori a colori.
Ma a volte sono dentro, rimbombano al centro.
Scandite battute, sconvolte,
del cuore.
E’ quello il più forte rumore.
E’ dentro, non fuori.

 

Viviana Maxia

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