L’amore difficile

Paura ti fece da bambina la strega
Che ha grandi orecchie e su quattro
Piedi s’aggira movendo intorno lo sguardo.

a-little-drop-of-waterPoi finalmente parlò. E disse: mi manca. La madre allora pianse. Abbracciò il marito, un uomo grosso che si alzò dalla sedia di ferro al centro della camera, una sedia che sembrava implorarlo di non sedersi di nuovo perché fragile. Nella stanza al quinto piano della Casa di cura il letto accanto a quello di E. era vuoto. La madre era sdraiata con gli occhi chiusi, ma non dormiva. Ascoltava il silenzio di E. Da giorni, da tredici giorni, non parlava e non mangiava. Poi all’improvviso quelle due parole: mi manca. Erano le prime dopo settimane di gelo, sembravano due gocce cadute da una stalattite attaccata al soffitto. Ma c’era solo la flebo.

-Chi? Cosa? La madre le chiese, con un sussurro, all’orecchio. Aveva paura di non sentire più quella voce. Era bella, E. Diciannove anni fragili.

Allora E. disse anche: acqua.
– Acqua. Il padre riempì un bicchiere azzurro e la madre l’aiutò a bere.

E. aprì gli occhi. Sorrise. Un sorriso triste al quale fecero eco i genitori. Cominciò così il disgelo. Piano. Una parola, una goccia. Fu un gocciare lento e inesorabile, il racconto. Una storia in una fleboclisi.La madre ascoltò tutto, raccolse tutte le gocce. Pianse. Poi chiuse gli occhi e strinse forte la mano del marito che sosteneva il suo sforzo. E. era stanca, dopo la confessione sembrava neve più bianca. Chiuse gli occhi. Si addormentò. Nella stanza arrivarono altre voci; i rumori svaniti tornarono, forti e vivi. Come quando, dopo l’Eucarestia, nella chiesa torna a scorrere la vita. La madre uscì nel corridoio e cercò un posto dove ci fosse meno rumore per fare una telefonata.

– Sono la madre di E. Ti vuole. Le manchi. Non temere nulla. Ti vogliamo anche noi.
Il tempo scorre come vuole in un ospedale. Dalle finestre entra quello che capita: il sole, la sera. Sentirono bussare leggermente alla porta: una ragazza minuta con i jeans e i capelli ricci apparve con un pacco tra le mani e un sorriso.

– Ho portato dolci. Aveva anche le lacrime, sospese negli occhi.La madre e il padre uscirono, le lasciarono sole. Tornarono dopo un po’ e le trovarono abbracciate. Come Saffo ed Erinna. E il vassoio di dolci era vuoto.

Giovanna Iorio

*Questo racconto è pubblicato su Storiebrevi.it

Annunci

Un pensiero su “L’amore difficile

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...