Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in su!

Per i temi trattati, il linguaggio utilizzato e l’assenza di falsi moralismi, si sconsiglia la lettura dell’inserto domenicale di questa settimana a persone prive di curiosità, facili al vedere l’osceno ovunque e ai partecipanti al family day! A tutti gli altri che sappiano trarre divertimento anche dall’infantile e triviale coprolalìa, buona lettura.

Ps: il curatore dell’inserto ne parla imitando lo stile e giocando sullo stesso piano dei contenuti. Riconoscetegli benevolenza.

20160130_124707Che dai tempi più remoti, fin anche tra dotti poeti latini esclusi dalle antologie dei licei statali*, si discute di cazzi enormi e della curiosità scatenata dai loro moti tra lombi caldi ed accoglienti ed odorosi, nel libro che oggi vi presentiamo si fa lo stesso tra erudizione e sottile piacere della provocazione seppur non fine a se stessa. Più di un censore autoproclamatosi o per diretta emanazione del potere di turno, ha infatti cercato di far sparire La cazzaria di Antonio Vignali (Arsiccio Intronato) da librerie pubbliche e private. Il perchè è inscritto già nella sinossi: l’operetta non è altro che cognizione delle cose naturali, partendo da una questio fondamentale, ma triviale: perché i coglioni, nell’atto del fottere, non entrano nel culo o nella potta.
La narrazione principia da un topos letterario diffuso: il ritrovamento, da parte di un amico dell’Arsiccio, di un manoscritto basato sulle di lui ragioni de le circostanze del fottere. E successivamente sul dialogo – sodomitico e il godereccio – tra il protagonista ed il suo amico e confidente di nome Sodo, per finire nei toni dell’apologo sulle vicende politiche del tempo della Siena rinascimentale. Ci si rivela così anche l’importanza di questa Cazzaria nel voler meglio mettere a fuoco la psicologia di un tempo, la libertà che in questo era riservata alle faccende del sesso, seppur qui si superi con disinvoltura estrema sia il Boccaccio che l’Aretino.


Vignali ci fornisce un chiaro e vivido esempio di come due gentil uomini del cinquecento si divertono a parlare di questioni che albergano dalla cintola in giù, e dove colui che è esperto è pure non poco orgoglioso di poter insegnare a colui che di questa materia è digiuno. Le bizzarre ipotesi sui sessi e i loro molteplici intrecci paiono richiamare fantasie tipiche dell’infanzia del nostro, di tempo, dandoci così conferma del fatto che ogni uomo ripercorre le tappe dello sviluppo dell’umanità.
Fonte prima della curiosità è il culo, che fotter in lui non fa “fanciulo”, giardino di delizie come di divieti che daranno da mangiar per anni a psicologi e psichiatri dediti alla cura delle nevrosi… “per poter investigare e sapere se alcuno piacere si trova tra i secolari che a loro fusse incognito… e si racconta del frate Angelo che rompe il culo a frate Paolino
Cagion di mille e mille domande ancora è lo sferico cuscino su cui molti han voluto esalar l’ultimo respiro! Perché il culo delle donne non è peloso? Perché il culo è il primo onorato? Perché l’uomo dopo aver cagato mira subito la merda? Perché si chiama fottere contro natura il fottere le donne dietro?
Ma Arsaccio l’Intronato dell’Accademia degli Intronati (cioè il Vignali) è anima leggera eppure colta, e che dell’opera sua, che vuol redarre in latino, non si abbia disdoro, perché i grandi autori del passato scrivevano altrettanto e della stessa materia: ma quello che mi ha più indotto a scrivere del cazzo in quella lingua è ch’io considero che, essendo così, non la leggeranno se non gli uomini dotti, quali, benché sia opera disonesta, non però si faranno i loro costumi manco buoni, né meno mi biasimeranno sapendo quanto Ovidio, Apuleio e gli altri latini abbiano lungamente trattato dell’arte del fottere, e Marziale, Orazio e Virgilio del cazzo.

L’edizione considerata è stata data alle stampe nel 1990, dopo una prima edizione del 1984, dalle Edizioni dell’Elefante e a sua volta basata su tre tirature cinquecentesche documentate e conservate presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Esiste una testimonianza manoscritta della stessa Cazzaria conservata presso la Biblioteca Vaticana (!), il cosidetto Codice Capponiano (Roma, 1897) che reca nel frontespizio il titolo “Dialogo intitolato la Cazzeria Dell’Arsiccio Intronato / Interlocutori Arsiccio e Sodo Intronati”

Gianluca Meis

*dagli Epigrammi di Marziale

Non sono un
indovino,
ma se al tuo
schiavo duole
l’uccello
e a te, Nevolo, il
culo,
è facile saper
quello che fai di
bello.

Tu, Lesbia, vuoi
che l’abbia ritto
all’infinito,
credimi, il cazzo
non è proprio
uguale a un dito.
Tu l’accarezzi
parlandogli da
amico,
ma il fare tuo
impetuoso ti è
nemico

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