Incipit d’autore : “Introduzione al mondo” di Idolo Hoxhvogli – Ed. OXP

Copertina Introduzione al mondo (1)Prologo

Le radici, secondo i più, si trovano nel passato. In questo modo pongono un’ipoteca sul soggetto e il suo avvenire, perché il passato è stato una volta e per sempre. Con una sinistra operazione della speranza sferro un montante al fegato e un gancio al volto di questi «più». «Le radici», li convinco mentre sono al tappeto, «sono nel futuro come nel passato, perché ciò che siamo non dipende solo dal tempo trascorso, ma anche dalla rappresentazione che abbiamo di noi nel tempo che ancora deve venire». «In questo momento», dico loro, «la vostra identità è più segnata dai colpi che avete subìto o dal fatto che non vi rialzerete?». A coloro le cui radici sono nel futuro, a loro è dedicato questo libro.
In mare
Mentre la barbarie salpa dalla ruvida spiaggia, nel porto le sartie lavorate della civiltà issano l’ancora. L’uomo è in mezzo al mare, guarda le imbarcazioni ma non sa indicarne l’origine, senza pregiudizi confonde cultura e barbarie. I bastimenti sono distanti uno spicchio di mare. Nello spicchio è l’interpretazione. L’indeciso spicchio di mare da che parte deve volgere le onde? Acque spigolose, aguzze di vetro rotto, ficcanti come squarci di legno, impediscono l’incontro tra i naviganti. «Dobbiamo tornare sani e salvi», dicono a bordo. Lo spicchio di mare – l’interpretazione – deve essere fatto proprio. Agli sconfitti resterà il proprio cadavere violato, ai vincitori un arco di trionfo che tramanderà la memoria. Uno dei marinai ricorda una roccia. Sulla roccia, un’iscrizione:
«Chi ha in mano la rocca decide della valle», disse un saggio. «Nella rocca i contendenti si vivono accanto, e l’uno nell’altro», rispose un uomo ancora più saggio.
Un tremito percorre il marinaio. Non vi è cultura contro barbarie, si vivono accanto e l’una nell’altra. Quello spicchio di mare i marinai lo portano dentro. L’interpretazione è nei bastimenti. In realtà uno è il porto e uno il bastimento salpato, con dentro mescolate civiltà e barbarie.

Opera viva

L’opera morta è la parte dello scafo fuori dall’acqua. L’opera viva è la parte che rimane immersa, è anche chiamata carena. Opera viva e morta sono divise dal pelo dell’acqua, ma è una separazione fragile. Una parte dell’opera viva può diventare opera morta, e viceversa: basta un’onda – rollio o beccheggio – e una frazione dello scafo respira o annega, emerge o si nasconde tra le pieghe dell’acqua. Lo scafo, viaggiando, vede una sua parte essere alternativamente opera viva e morta: è il bagnasciuga, la linea di galleggiamento. La parte viva si mostra se costretta da una forza. La barca deve essere buttata a riva, o naufragare, per essere ammirata interamente. Chi vuole mirare lo scafo nella sua verità deve scorgere naufragi. Chi vuole mirare l’uomo nella sua verità deve soccorrere naufraghi. Perché le barche stanno a galla? Vale il principio per cui un corpo immerso in acqua riceve dall’acqua una spinta verso l’alto uguale al peso del volume dell’acqua spostata: lo buttiamo giù, e il mare ci catapulta in su. Questo principio regola il compromesso che decide il profilo di opera viva e morta. In città la terra è dura e il principio non vale. L’abitante, il passante e il vagabondo, come la barca, sono portatori di una forza-peso, senza però, a differenza della barca, essere cullati dalle onde e spinti in cielo. Sono schiacciati per terra. Il corpo urbano è opera morta. Non sta a galla. Sta, senza mare, sul suolo. Il forestiero si muove nel corpo urbano come un natante malmenato dalla tempesta. Procede privo di equilibrio. Lo straniero aggotta senza un albero maestro. Il suo arrancare, matto di rassegnazione, strappa un dolore che somiglia allo sventramento dell’opera viva. Il forestiero cola a picco, cade sfondato nell’anima-opera-viva. Vorrebbe mordere la vita e i mari, ma è un handicap che vacilla.

 

foto fatto quotidiano

Idolo Hoxhvogli è nato a Tirana nel 1984. È laureato in Filosofia alla Cattolica di Milano. Suoi scritti sono presenti in numerose riviste italiane e straniere, tra cui «Gradiva International Journal of Italian Poetry» (State University of New York at Stony Brook) e «Cuadernos de Filología Italiana» (Universidad Complutense de Madrid). Ha collaborato con 24 Letture del Sole 24 Ore, Quasi Rete della Gazzetta dello Sport e Il Fatto Quotidiano Online.

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