Incipit d’autore : “Seconda chance a New York” – Monica Talea – Ed. 13 LAB

Cover Seconda chance a New York

1.
    Un viaggio a New York

PARIGI, DICEMBRE 2013
Anthony non riusciva proprio a ricordare dove l’aveva sistemato. Un’amnesia completa e irritante: avrebbe voluto rompere qualcosa per la rabbia che gli stava  montando dentro, ma si trattenne. Forse, era la stanchezza a giocargli un brutto tiro. Gli era capitato di frequente di dover fare le cose in fretta negli ultimi mesi. Si rese conto di non riuscire più a tenere tutto sotto controllo come una volta.
La casa era piena di librerie e cassetti. Ci sarebbe voluto chissà quanto tempo prima di controllarli e lui proprio non ne aveva. Doveva recuperare assolutamente quel dannato biglietto da visita. Subito. Si fermò per un attimo a pensare, cercando di recuperare la calma.
Con le dita sottili si massaggiò le tempie, ricostruendo, uno a uno, i suoi movimenti. Iniziò a camminare per lo studio illuminato solo dalla luce di una lampada verde. L’aveva acquistata con la moglie in uno dei tanti mercati di antiquariato disseminati per Parigi.
«Ricordo questo particolare e non una cosa di poco fa. Dove diamine posso aver messo quel contenitore arancione?», continuava a chiedersi, nervoso. Stava cominciando a perdere la pazienza, dote che non era mai stata il suo forte e che, ora che gli anni passavano, era sempre più carente.
Che non fosse un campione di ordine non era certo una novità; ma il suo senso pratico era indiscusso. Gli oggetti che servivano erano sempre a portata di mano. Tranne quel giorno, evidentemente. Il rumore dei tacchi delle scarpe di cuoio sul pavimento riempì la stanza.
«Non può essere finito chissà dove. Certo, non tra carte o documenti che consulto di rado. Non posso essere stato così stupido.» Rifletteva in silenzio, scorrendo con gli occhi stanchi e arrossati gli scaffali scuri. Intanto, non perdeva mai di vista l’orologio che continuava a correre.
Un collega aspettava una sua e-mail con urgenza. Gli scocciava ritardare e non mantenere gli impegni presi. Che razza di figura stava per fare?
Aprì una cassettiera a caso, non sapendo più dove cercare. Rovesciò alcune cartelle con un movimento maldestro del braccio e apparve, nascosto tra due fascicoli, il contenitore di pelle arancione. Sottilissimo, era finito lì per sbaglio. Per prenderlo, fece cadere una busta da lettera bianca.
«Sono proprio un disastro oggi», esclamò. Quella giornata era stata piena di contrattempi ed era felice che stesse per volgere al termine.
Dalla busta scivolò a terra una foto che non vedeva da parecchi anni, ma di cui si ricordava alla perfezione: rappresentava il gruppo di giovani archeologi che aveva preso parte alla campagna di scavi nel sito romano di Orange in Francia.
Un’esperienza di quasi trenta anni prima che aveva portato la sua vita a incrociarsi con quella di Linda. Avvertì un rossore avvampargli le guance e si sentì sciocco per quella reazione adolescenziale dopo tanto tempo.
Andò indietro con la mente. Non riusciva a staccare gli occhi dalla fotografia. Rivide Linda, la sua figura inconfondibile, delicata e di un’eleganza discreta che lo aveva incantato sin dal primo momento. Si dimenticò del tempo che passava e della e-mail da spedire.
Richiuse la busta soltanto dopo alcuni minuti e si affrettò a riporla tra le sue cose, maledicendo tra sé che gli fosse capitata tra le mani. Aveva pensato più volte di sbarazzarsene; poi, qualcosa lo aveva sempre frenato. Sentiva che era un sacrilegio buttare via ricordi così belli. Sarebbe stato come strappare da sé una parte della vita che lo aveva reso incredibilmente felice. Come non era più stato.
Accese il PC bianco sulla scrivania di legno. Mentre il computer si avviava, lesse l’indirizzo del collega a cui doveva inviare il titolo di un testo accademico per una consultazione urgente.
Dopo aver schiacciato con sollievo il tasto invio, concluse che il passare degli anni aveva iniziato a intaccare inesorabilmente il suo senso pratico: il contenitore dei biglietti da visita era nell’ultimo posto in cui mai avrebbe immaginato. Si chiese che stesse facendo Linda in quel momento, come fosse la sua esistenza. Per qualche istante, l’aveva sentita vicina. Di nuovo.
***
Era trascorsa un’altra dura giornata. Scese dalla metropolitana alla fermata Cadet e si avviò, pensieroso, verso casa. Amava Parigi in ogni stagione dell’anno; anche in inverno quando il freddo era pungente. La borsa da lavoro era piena di testi e non vedeva l’ora di liberarsene. Arrivato, posò il cappotto scuro sull’appendiabiti e la ventiquattrore di pelle a fianco del divano come era sua abitudine. Controllò che non ci fossero messaggi sulla segreteria telefonica e poi decise di farsi una doccia calda. Dopo un’ora, quando si sentì rilassato, accese il computer. Entrato nella casella di posta, trovò un messaggio arrivato solo cinque minuti prima. Indossò gli occhiali. Alla memoria che iniziava a tradirlo si aggiungeva la vista che non era più quella di un tempo. Lesse.

   Ciao, Anthony.
É stato deciso dalla nostra università un convegno a New York in primavera, data ancora da fissare. Durerà tre giorni e sono previsti diversi tuoi interventi. Penso io a prenotare l’albergo quando sarà il momento. Raccogli più materiale possibile sino ad allora. Io ti darò una mano, naturalmente. Sei unodei relatori chiave. La Sorbona tiene molto a questo appuntamento. Buon lavoro e a presto. Nicolas

 

monica primo piano

Nata a Viareggio nel 1976, Monica Cucurnia (Talea è un cognome d’arte) é laureata in Lettere Classiche Indirizzo Archeologico all’Università degli Studi di Pisa.
Giornalista professionista, ha collaborato con quotidiani ed emittenti televisive private locali, occupandosi anche di comunicazione istituzionale.
Nel 2014 ha pubblicato La borsa rossa.
Seconda chance a New York è il suo secondo romanzo.

https://monicacucurnia.wordpress.com/

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