Storia breve del cattivissimo omino del tè

TheSe camminate fino in fondo a questa strada, noterete un negozio piccolo piccolo proprio all’estrema destra: non ha insegna, non ha cartelli sulla vetrina, e se per sbaglio vi capiterà di entrarci dentro sentirete solo il flebile suono di una campanellina appesa alla porta. Dentro è quasi buio, sembra deserto: vi accorgerete che un paio di occhiali vi stanno fissando, appena in tempo per dire “Buongiorno” ed evitare di fare una brutta figura. Una testolina calva spunterà da dietro il bancone e vi scruterà con circospezione. Ecco, sarete arrivati nel più antico negozio di tè del paese. File e file di scatole di latta impilate l’una sull’altra, sopra alle alte mensole delle pareti, e centinaia di profumi diversi che si mescolano: tè nero, all’arancia, alla cannella, tè alle foglie di lampone, tè alle erbe giapponesi, alla radice di liquirizia, arrivano tutti insieme al naso, e voi avrete solo il tempo di comprare ciò che volete, prima di uscire dal negozio in gran fretta perché il troppo odore vi avrà già fatto venire il mal di testa. Il signor Plonti, il proprietario, ormai è abituato, e non capisce come mai tanta gente preferisca comprare il proprio tè al supermercato. Davanti al suo negozio c’è un bar: lui, che il caffè non lo ha mai sopportato, si rifugia e si nasconde tra i suoi scaffali per non sentire l’odore disgustoso che viene dalla caffetteria. Da qualche mese ha notato un forte calo della clientela: ogni giorno vende tè ad una sola persona, e si ritiene anche fortunato perché di volta in volta il suo unico cliente è sempre diverso. Il signor Plonti è vedovo, non ha figli né nipoti, e i suoi amici sono tutti o alla casa di riposo per anziani, o a giocare a carte al bar di fronte.
Vorrebbe fare quattro chiacchiere con qualcuno ma è molto burbero e introverso, e stare tutto il giorno chiuso in negozio non lo aiuta.


La sera del 1° dicembre, chi è passato alle 20:20 per la strada si è meravigliato di trovare ancora la porta aperta: da quarant’anni a questa parte il signor Plonti ha sempre chiuso l’attività alle 19:59. Il giorno dopo, tornando a casa, il cliente che ha acquistato una scatola di tè si accorge di un bigliettino attaccato sul fondo della latta: “ Da consumarsi entro il 15 novembre”. Accidenti, è scaduto! Ancor prima di invertire il passo e andare a reclamare in negozio, il cliente legge il seguito del biglietto: “Le sostituzioni in negozio sono accettate solo il giorno 10 dicembre alle ore 17:00”. Inviperito all’idea di dover aspettare più di una settimana per bere del buon tè, l’uomo ha continuato verso casa. Il signor Plonti dovrebbe proprio dare una ripulita al suo negozio, buttare via il tè scaduto, e non venderlo alle persone come sta facendo da qualche giorno. Tutti quelli che comprano, si ritrovano a leggere sotto la scatola e a criticare la poca serietà del proprietario. Il vecchietto dovrebbe pensare a mantenere efficiente la sua attività invece che mettersi a scrivere a mano tutte le etichette con la scadenza!
Il giorno 10 dicembre alle ore 17:00, la campanellina suona e un piccolo gruppo di clienti entra per reclamare. Si stupiscono quando trovano il bancone ingombro di teiere fumanti e vassoi con biscotti e pasticcini. Dietro al bancone vedono l’omino che, rosso in volto,gli occhietti scintillanti, sorride timidamente.
Oggi è il mio compleanno, lo vorrei festeggiare con voi offrendovi la merenda.
Basiti dal comportamento del vecchietto, sempre apparso scontroso e distaccato, i dieci clienti gli stringono la mano e gli sussurrano “Buon compleanno”, senza sapere neanche quanti anni compia. E quelle parole sono il più bel regalo per il signor Plonti, che inizia a distribuire tazze, piattini e sorrisi. Aveva una gran paura che si sarebbero solo lamentati del tè scaduto. Che, ovviamente, scaduto non era.

Erica Piccirilli

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