Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in sù!

20151128_143540 Come ben risaputo, fu Benito Mussolini, consapevole di quel nuovo potere propagandistico, a lanciare in Italia l’industria cinematografica, volendo imperiosamente dar vita a Cinecittà, così come alla mostra del cinema di Venezia attraverso il suo gerarca Conte Volpi di Misurata a cui ancora oggi è intitolato il premio ai migliori attori. La retorica fascista fu tra le prime fonti di ispirazione dei prodotti cinematografici italici: la glorificazione dell’Impero Romano, le grandi battaglie che portarono Roma alla conquista del mondo, un risveglio nazionalista in salsa romagnola dove al glamour dei sogni scintillanti si aggiungeva la più popolare e prosaica voglia di goderecci piaceri d’alcova.
A sostenere la nascente industria cinematografica italiana ci pensano inoltre periodici di ogni sorta che riportavano immagini, trame e retroscena dei film in lavorazione. Si mette in moto insomma anche la macchina del divismo: attori per i sogni di modiste in cerca di marito e fantasie di facile consumo, attrici le cui movenze o sensualità esasperate nutrivano i sogni erotici del virile fascista (di più facile consumo quest’ultimi visto la disponibilità nei bordelli di stato).
Il libro che presentiamo oggi nell’inserto domenicale di Svolgimento va proprio nella stessa direzione della stampa descritta poco sopra: Le ombre e lo Schermo di Ubaldo Magnaghi, anno di edizione 1933 per La Prora di Milano.
Attraverso il racconto di grandi divi internazionali, la cui vita viene presentata con una retorica e una poesia assai pop per quanto non scevra di allusività e pettegolezzi, si esaltano per confronto le virtù nostrane, più ammantate di moralità e virtuosismi da perfetto fascista.
Alle biografie accennate, si alternano racconti sulla vita del cronista di cinema o qualche esaltante e commovente momento di patriottico ricordo; alle digressioni sulle professionalità dell’industria cinematografica (l’operatore, il direttore della fotografia ecc) si passa a capitoli dal titolo evocativo come “la fucina delle belle, “il bagno di Diana” o “il sex appeal della fortuna”. Un libro di indubbio fascino che nonostante la prosa datata, e a tratti ridicola, si legge ancora con piacere e divertimento.

Gianluca Meis

20151128_150917

Ps: tra le pagine della copia che ho acquistato ad un mercatino bolognese ho recuperato vari pezzi di un biglietto, usato come segnalibro, il quale, una volta ricomposto, ha riportato alla vista una sorta di poesia d’amore.. chissà dedicata a chi!

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