Il rodeo

c5_001Era una donna bellissima. Bellissima e indomabile. Una storia con lei era un rodeo: prima o poi ti avrebbe sbalzato, fatto cadere e lasciato con il culo per terra. E di uomini con il culo per terra, nel recinto della sua vita, ce n’erano già rimasti tanti. Tutti, anzi. Era più forte di lei, doveva finire così. O forse non poteva fare a meno di quella rassicurante sensazione provocata dal potere di sapere che, ogni volta, avrebbe vinto lei. La trafila era sempre la stessa. Andava sempre al party, il più elegante della città per attirare il cavaliere di turno. Lo sfidava un’occhiata per farlo cadere nella trappola di una sfida. Il coglione, entrava nel recinto sicuro che fosse un gioco da ragazzi mentre non sapeva che il suo destino avrebbe seguito non le leggi non dell’amore bensì della fisica.
Una sera andò al solito party e già si pregustava il prossimo culo nella polvere. Ma si distrasse per un istante. Fu un attimo. Pareva un’occhiata ma in realtà era un lazo. Le arrivò addosso all’improvviso. Quando gli si strinse attorno al collo, scoprì la strana e nuova sensazione di docilità. Seguì con gli occhi la corda e vide che portava al buttero più affascinante che avesse mai visto. Lui la tirò a sé e, quando furono ormai vicini, lei capì subito che quel lazo aveva strozzato, lì sul posto, la sua parte indomita. Con i rodei aveva chiuso. Era catturata per sempre.
Dopo due mesi si sposarono. Fu un matrimonio sfarzoso e luccicante, quello che tutte le ragazze della città avrebbero sognato da quel momento in poi. Per due anni furono felici di quella felicità che ti rende indifferente a tutto il resto. Così felici che lei iniziò a vivere solo per lui. E con la stessa cieca e fanatica furia con cui un tempo respingeva gli uomini, ora voleva tenersi stretto il suo.

La cucina prese così il posto dei salotti, le minestrine quello di Martini, la dolcezza quello dell’indocilità. Non volle figli, le avrebbero rubato del tempo da dedicare alla coppia. Non volle più viaggiare. Usciva solo per fare la spesa. Passava la giornata a cucinare per il suo uomo, a farsi bella per il suo uomo, a pulire per il suo uomo, a parlare con le amiche ma solo per evocarne il nome perché evocare il nome della persona amata è come starci accanto. Poi si metteva alla finestra in attesa di vederlo sbucare laggiù, in fondo alla strada, con il cuore che le partiva al galoppo.
Con i mesi, quelle attese alle finestre, per avere il cuore al galoppo, divennero sempre più lunghe. Lei non ci faceva caso e non si domandò mai il perché. Non ne aveva il tempo e il modo perché quando lui entrava in casa, lei si dimenticava di tutto. Alla fine quelle attese divennero infinite.
Ora sono tre anni che lui non sbuca più da dietro l’angolo. Lei, però, è sempre lì che aspetta. E’ certa, è sicura, che da un momento all’altro sbucherà da dietro l’angolo. E’ solo questione di secondi.

Martino Scacciati

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