Le domeniche al mercatino

Prime edizioni, bizzarrie editoriali e curiosità in forma di libro

L’inserto domenicale di #Svolgimento dedicato ai libri recuperati in qualche mercatino,
negozio di antiquariato, rigattiere o fiera di Paese.
Oggetti capaci di affascinare, incuriosire, conquistarci fino alla brama del possesso,
da un euro in sù!

20151113_130048Bisogna sapersi comportare a modo”. Una raccomandazione e un invito che odora di borotalco e naftalina, quella che aleggiava a casa delle nonne, principali casse di risonanza di questo invito garbato che poteva sfociare nel vezzo quando si voleva sottolineare ancora di più l’obbligo elementare, quasi preliminare al progredire dell’età: “a modino”. Le basi ce le davano a tavola, nel caso di un saluto per strada, illustrando codici di comportamento precisi e da mandare a memoria. Cosa si può fare, cosa non è necessario chiedere, come si deve ringraziare. Ma nel caso in cui io debba entrare in un ristorante, non sono solo, e al tavolo opposto della sala c’è una signora col marito, che non è mio pari grado e mi sta osservando, mentre il cameriere mi ha già indicato il posto e io mi stessi chiedendo se sia meglio seguire il cameriere, salutare la sinora o prima l’uomo abbandonando o meno la mia accompagnatrice… prima che la disperazione mi blocchi, peggio che davanti all’acquisto dell’ultimo libro di Vespa, che devo fare? Chi mi dice esattamente quale sia il modo migliore di agire?
Ma ovviamente Donna Letizia, nel suo capolavoro divenuto un autentico breviario di civiltà che è Il saper vivere!
Dalla nascita ai primi sacramenti, dall’adolescenza al fidanzamento e le nozze, dal divorzio agli usi dello stare a tavola, dalla vita sociale fino ai telegrammi di condoglianze, ne Il Saper vivere tutto trova la descrizione dei modi migliori con cui affrontare  ogni situazione della vita.


Alla prima edizione del 1960 (che custodisco come una reliquia) ne seguirono moltissime altre fino a quella del trentennale nel 1990, per arrivare ancora ai giorni nostri! Un libro deliziosamente garbato, piacevolissimo da leggere e che ha ancora una sua estrema utilità nella generale volgarizzazione; uno strumento così borghese e formale da cristallizzarsi quasi in un qualcosa che trascende persino la borghesia. L’aggiunta delle illustrazioni, ad opera sempre dell’autrice, impreziosiscono il volume aggiungendo anche quel tocco di ironia, che è un po’ come la classica ciliegina sulla torta.

Annullamento del matrimonio

La signora che è riuscita ad ottenere l’annullamento, riprende il suo cognome di ragazza e non porta più la fede. Parlando del marito evita di dire disinvoltamente “il mio ex”, e questi, per un riguardo a lei, non celebra la riacquistata libertà tuffandosi di colpo in un susseguirsi di divertimenti e di pranzi.

Dilemmi a tavola: i gomiti e le mani

I gomiti devono sempre essere accostati al corpo e le mani, nei momenti in cui non sono occupate con le posate, non vanno mai abbandonate in grembo, cosa che invece avviene normalmente nei paesi anglo-sassoni. Non agitatele sotto il naso del vicino di tavola, nel corso di una discussione, e non invadete la sua zona con gesti bruschi e sgraziati che possono disturbarlo mentre mangia.

Carciofi

Mai servirli nei pranzi formali poiché si portano alla bocca con le dita

Nel mobile bar

Una signora bene attrezzata avrà sempre a disposizione nel mobile bar: una bottiglia di Carpano, una bottiglia di Campari, una bottiglia di Martini (secco), una bottiglia di anisette, una bottiglia di cognac, una bottiglia di gin, una bottiglia di whisky, una bottiglia di rabarbaro per chi non beve alcolici (da servirsi allungato con un po’ di spremuta di limone, ghiacciata)

Finisco questa breve rassegna di perle deliziose con l’utilissimo vademecum su come ci si rivolge per una supplica a persone altolocate!

Una supplica al Sommo Pontefice si incomincia: “Beatissimo Padre” o “Santità”. Si conclude: “Prostrato al bacio del S. Piede imploro l’apostolica Benedizione, di Vostra Santità umilissimo figlio”. A un Cardinale, si incomincia: “Eminenza Reverendissima” e si chiude: “Prostrato al bacio della Sacra Porpora sono di Vostra Eminenza l’umilissimo servitore”. Al Presidente della Repubblica si incomincia: “Signor Presidente” e si chiude: “Rispettosamente sono di Vostra Eccellenza devotissimo”. Non si indirizzano mai telegrammi a personaggi eminenti e, del resto, è preferibile non rivolgersi direttamente a loro, ma ai dignitari preposti alle funzioni di intermediari.

Gianluca Meis

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