Estella

12144894_10153760072584706_6810763379941662492_nUna pagina bianca, un libro senza segni, l’immacolato prologo di una vita, in attesa di pensieri nascosti, di sospiri multicolori, segni di memorie e tracce di sogni. Il calamaio ammicca alla scrittrice, l’inchiostro denso e scuro e lì, sospeso nella quiete dell’involucro, una mano stanca, incerta si allunga per impossessarsi del pennino, tocca lo spirito della vita e si appresta a comporre il mosaico della sua esistenza terrena.
Una mano tremante, carica di emozioni, scivola dolcemente lungo la copertina di pelle marrone, sino a prenderne possesso per poi aprirla con decisione. Una pagina candida, accecante, si materializza davanti ai suoi occhi, ora il momento del giudizio finale è sceso dall’alto dei pensieri. Il pennino scorre via veloce graffiando, lasciando scorrere l’inchiostro che macchia di lettere, parole, pensieri, il bianco foglio, in una frenesia di sofferenti ricordi.
La fanciulla scrive, scrive senza sosta, posseduta dal coraggio del raccontare a se stessa la sua vita, senza paura di giudizi, di suggerimenti. Soltanto lei stessa può essere giudice, avvocato e carnefice della sua narrazione. Il suo spirito scorre insieme alle frasi. Niente balbettii, indecisioni, soltanto il piacere di trasmettere quello che il mondo le ha regalato, un susseguirsi di sentimenti contrastanti.
“Caro diario, che inizio banale, ma solo tu puoi essere il mio degno e fedele ascoltatore, eccomi, voglio rivelarti gli angoli più bui del mio cammino, gli anfratti più spinosi che si nascondono dentro al mio spirito, i crepacci della mia anima, i turbamenti del mio cuore.


Finalmente mi sento libera di essere me stessa per condividere con te anni di sofferenze e dolore, illusioni e speranza. Una vita piatta, illuminata da sporadici raggi di sole, capaci solo di alimentare qualcosa che non c’era, per confondere l’anima e riempire il cuore di nulla.
Quanto è pesante trascinare un fardello vuoto nella speranza che arrivi qualcosa capace di arricchire la tua giornata, un sorriso che scacci la tristezza dal viso e l’oscurità dall’anima.
I miei occhi si sono asciugati, sono diventati aridi e senza vita, hanno smarrito la bellezza, la luce. Troppe lacrime hanno versato nel nome dell’amore, dei sentimenti imbrogliati, mai svelati per non cadere negli abissi dell’oblio. Il mio sguardo si è perso in un mondo brullo, con il vuoto come solo compagno di viaggio.
I miei piedi hanno solcato selciati infiniti, colmi di spine mai sazie di sangue e di pianti. Ho atteso invano il sorgere del sole sul mio sentiero per darmi forza e gioia e farmi affrontare il nero della notte, ma soltanto anime scure e beffarde mi sono state intorno.”
All’improvviso una pesante lacrima rotola rabbiosa e senza rumore, sporcando il foglio. Estella alza il viso, passa stizzita la mano per asciugare gli insolenti ruscelli di sofferenza che, con sua sorpresa, hanno striato il suo bel viso; le lacrime sono tornate a germogliare dentro di lei, l’arcobaleno della vita ha ripreso a colorare il suo spirito.
Volta la testa e il suo sguardo si perde sul vetro della finestra. Fuori una pioggia sottile di fine estate ha scalzato il sole, grosse nuvole hanno preso possesso del cielo, ormai la bella stagione sta sfumando, soltanto freddo e tristezza penetrano nell’anima del creato. La vita sta terminando il suo ciclo ridente per aprire le porte al torpore del letargo.
No sono altro che pensieri che si accavallano ai brutti ricordi che fanno parte di lei.
Estella si allontana dal tavolo e si accosta alla finestra come per penetrare nel quadro che quel giorno la natura ha deciso di dipingere. Ha smesso di piangere, reprimendo con forza il nodo che strangola il suo cuore così a lungo martoriato.
Il suo pensiero vaga distante, apre i vetri per riempirsi i polmoni di aria fresca, si lascia cullare dalla brezza che si è alzata. Le ha fatto bene iniziare a scrivere, si sente più leggera, anche se la vita non è stata generosa con lei, anzi, le ha riservato una storia dolorosa e crudele, mentre lei sognava una fiaba con principesse e cavalieri, una favola di altri tempi, ma la realtà le ha sbattuto in faccia un faticoso risveglio.
Si lascia accarezzare dal vento, a occhi chiusi respira a pieni polmoni, si sente leggera e padrona di se stessa, finalmente. Niente potrà più turbarla, niente potrà più prendere possesso della sua vita, confondere il suo cuore, ingannare la sua anima. Niente e nessuno sarà mai più l’artefice delle sue sofferenze, soltanto lei deciderà a chi aprire il suo cuore, con chi condividere il suo amore.
Estella allarga le braccia come per donare il suo corpo al vento, per aprire la sua anima al cielo, un grazie le sfugge dalle labbra di nuovo calde e gonfie di desideri. Un dolce refrain le scivola addosso, spinto dal piacere di una ritrovata passione alla vita, di un nuovo racconto da colorare.
Il suo spirito si inerpica oltre le nuvole per svolazzare leggero nell’azzurro annegato dai raggi del sole. Ascolta germogliare dentro di se una primavera, un ritorno alla vita. I suoi occhi si illuminano, sa di poter nuovamente accarezzare il volo delle farfalle, di prestare nuovamente attenzione al tumulto del cuore, si sente rivivere, sente quello che per anni le è stato nascosto.
Forse, ora, adesso, è pronta per l’amore.

Olimpio Biasoni

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