INCIPIT D’AUTORE : Hansel & Gretel di Alessandro il Bottegaro Coppo – Panda Edizioni

Hansel&GretelG
Hansel & Gretel Und, una delle storie più tristemente famose dei nostri giorni. Il motivo è ben facile da individuare: abbiamo la bambina maltrattata, il ragazzo torturato, la strega cattiva (oltretutto cannibale) e un bell’omicidio  con  tanto  di  cadavere  incenerito  tra  le fi
amme ardenti. Tutti elementi capaci di attirare  l’attenzione comune e che messi nello stesso calderone diventa- no ingredienti  di una  saporita zuppa mediatica  attira pubblico. Ciliegina sulla torta: non esiste alcun testimone della vicenda  se non gli stessi protagonisti.  Ciò aggiunge  senza ombra  di dubbio quel pizzico  di mistero che non guasta mai.

INTRODUZIONE AI FATTI Estratto da “La Gazzetta della Fiaba

 “… giunti sul luogo del delitto i poliziotti rinvennero soltanto un gran quantitativo di cenere calda, un femore di strega e alcuni pezzetti di sottoveste strappata.  Ermenegilda Cornelia Rufus della Fornera, in arte “La Strega Marzapane” aveva perduto la sua ultima battaglia, cuocendo presumibilmente tra atroci sofferenze nel suo stesso forno per dolci. Figlia della famosa Catalda Bompiani Aurelia   dell’Est   (più   conosciuta   come   “La   Strega dell’Est”) e di un soffiatore di vetro specializzato  in ampolle per filtri magici residente a Fornera, piccolo borgo della vicina provincia  di Molto  Lontano,  Ermenegilda Cornelia  Rufus della Fornera scelse di dedicare la propria vita di brava strega ad accudire i viandanti  dispersi nella Foresta dei Sussurri offrendo loro un pasto caldo e un giaciglio dove riposare durante la notte oscura. Un’esistenza solitaria, devota al prossimo suo e ai dolcetti che condivideva,  felice, con chiunque richiedesse asilo presso la sua casetta di marzapane.  Nessuno aveva nutrito dubbio sulla bontà della vecchietta fino  al giorno in cui i fratelli Und arrivarono,  stremati, davanti  alle porte dell’Istituto  per i Servizi  Sociali  accusandola  di tentato cannibalismo… ”

Capitolo 1 : IL RITROVAMENTO

Trilli Campanellino (psicoterapeuta):

Cioè, è così le dico. Io c’ero, passavo di lì perché ogni mercoledì mattina al discount fanno lo sconto del 10% su tutta la spesa e avevo !nito la polvere di fata. Ché poi se prendi la superstrada ti ritrovi imbottigliata e allora devio per il bosco che… scusi un attimo. (fa una pausa per salutare una lucciola n.d.r.)… sì, ciao Ninni, ciao. Dicevo? Insomma svolazzavo accanto alla casupola di marzapane quando sento questa puzza, ma una puzza che non le dico cosa m’ha ricordato perché sono una signorina. Lì per lì volevo tirare avanti che il discount a una certa ora si riempie di gente e ti tocca una coda alla cassa che levati, ma c’era pure questo fumone bianco che insomma, cioè, mi son fermata a curiosare e fatalità ho incontrato il mio amico Carota.

Carota Mc Bunny (runner professionista):

Ehm… che succede amico? Yeah, era una vita che vole- vo dirlo a un giornalista. Cazzo di Bugs, quel tizio non c’ha neanche la forma del coniglio. Comunque è vero, inizialmente sono stato io a chiamare il pronto interven- to. Uno schifo, caro mio. Uno schifo vero e proprio. Pensa che stavo facendo jumping, la mia variante salterina del jogging. Ah ah ah. Non ridi? Non fa ridere, hai ragione. Comunque sì, ero tutto sudato col !atone perché mi sto allenando per la maratona di Hogwarts (Mc Bunny è tre volte medagliato alle abolimpiadi, argento ai mondiali per conigli cat. Senior, n.d.r.) quando mi arriva questa nuvola pestilenziale direttamente in gola. A momenti crepo. Merda, ho ancora il sapore di vecchia morta attaccato ai peli del naso.

Trilli Campanellino (psicoterapeuta):

Così mi avvicino al Carota e gli dico “Hey Carota, cioè, che è  ‘sta cosa?” e lui mi fa cenno di stare in silenzio ché è al cellulare.

Carota Mc Bunny (runner professionista):

Vista la fumata che usciva dal forno all’aperto di Ermenegilda ho fatto due più due, no? Puzza di cadavere bruciato, fumo, forno acceso… pensavo stesse sperimentando uno dei suoi nuovi dolci e son corso a vedere. Comunque non credere che il mio sport preferito sia farmi gli affari delle vecchiette pasticcere. Solo che quando Erme prova, anzi provava, qualcosa di nuovo chiedeva sempre il mio aiuto quale assaggiatore ufficiale, ché io c’ho il palato fino e abito vicino. Comunque arrivo davanti al forno in giardino, sotto al pergolato e il tanfo s’intensi!ca. Allora spalanco lo sportello e… ma come si fa, dico io. (si rabbuia, n.d.r.)

Trilli Campanellino (psicoterapeuta): 

Carota mette via lo smartphone e mi guarda bianco in faccia. Cioè, bianco sporco di fuliggine. Sembrava sconvolto, povero coniglio, con quegli occhietti ancora più rossi del solito. Gli chiedo se ha fumato erb… no, aspetti, questo non lo metta nell’articolo.
Carota Mc Bunny (runner professionista):

Certo che ero sconvolto. SONO sconvolto. Conoscevo la strega da quando ero un cucciolo, la mia prima diarrea da cioccolata chi crede me l’abbia procurata? E tutt’a un tratto apro un forno per ritrovarmi davanti al suo femore annerito. Sa da cosa l’ho riconosciuta? Vuole saperlo? Cazzo. Quando ho spalancato lo sportello è caduto a terra un pezzo di vestaglia; evidentemente era rimasta incastrata quando Ermenegilda c’è caduta dentro, o meglio quando ce l’hanno SPINTA dentro. Non fosse stato per quel merletto con la sagoma ricamata di Elvis che mangia un panino con banana e burro d’arachidi quando mai la riconoscevo? Che schifo. Ho subito cer- cato di chiamare il numero per le emergenze ma il mio cellulare non prendeva la linea, compagnia telefonica del menga. Sono lì che ci riprovo quando dalla stradina accanto arriva Trilli che per prima cosa mi chiede se ho dell’erba. Ma vaffanculo.

Maggie O’Neal (operatrice emergenze sani – tarie):

Sì, ho ricevuto io la chiamata dal sig. Mc Bunny. Erano le 8:37 del mattino, meno di mezz’ora alla !ne del turno. Quel giorno non dovevo nemmeno esserci io al centralino ma il mio collega era malato e a chi tocca coprire i buchi? Serve una pezza, chiama Maggie. Certo. Maggie il Jolly. Anzi, Maggie la schiava. Ovvio.

Carota Mc Bunny (runner professionista):

Comunque Trilli mi presta il suo cellulare e finalmente riesco a contattare il centralino. Ora tu prova a metterti nei miei panni sudaticci: hai appena corso per venti km e d’improvviso ti ritrovi con la bocca piena di nube di strega stecchita, un femore davanti al muso e come unico supporto una fatina schizzata vestita Dolce&Bubbana
la cui unica preoccupazione sembra essere la tua scorta di fumo. Già così non mi pare una gran mattinata, capisci? Ecco. Ora io dico, tra tutte le persone che potevano rispondere al call center…

Alessandro il Bottegaro Coppo

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