Non si sale non si parte

posti_barcaOggi è bonaccia, non si sale e non si parte, sul mare la bonaccia è una disgrazia più grande che una tempesta, o un mare mosso e basta, non onde e increspature, non l’onda lunga quella la sentono solo i transatlantici, oggi che il cielo è grigio e pesante e la calma che investe il mare è un dramma che le barche che si trovano sono non risucchiate dai gorghi ma nell’immobilità completa, sul mare questa è la morte che liscia l’acqua come un velluto.
Sulla battigia fare una passeggiata e assaporarla, nell’aria tersa quasi fredda solo un improvviso piccolo sparuto casuale molinello d’aria può accadere e portare qua come ora l’odore salmastro, frutti di mare che riverberano dal fondo così presente e così basso, la salsedine nelle narici entra così libera più ora che nell’aria appiccicosa e calda d’ estate, un gradiente diversificato fra temperatura esterna e ventilazione, un grado in meno sull’anemometro non corrisponde a un grado meno sul termometro, il rapporto non è paritario, questo fresco sul golfo ti fa sentire vivo comunque e più libero nei polmoni.


Il frangiporto e le sue bocche oscurano l’ orizzonte fino dove finiscono gli scogli e i pensionati si scambiano opinioni e pensieri, là lontani nessuno li sente, da qua sono solo dei puntini neri.
Camminare fino a sera nell’aria del mare mi rasserena e tranquillizza l’anima, anche fuori stagione fa pensare ai soliti mondi lontani che si estendono oltre gli orizzonti impercorribili, se cammino sulle banchine oltre il club velico, è lì che ci trovi il club nautico, punto di approdo dei marittimi, quelli abbienti e rifugio dei ricchi, mondi inaccessibili. Al primo piano c’è il ristorante con i tavoli di formica e la terrazza vista mare molto retrò eppure di tutta una sua eleganza, al piano terra le solite pratiche burocratiche di barche da immatricolare, permessi di ormeggio da rinnovare, bolli e carte stampate. Più in là nella coltre ubbiosa del porto turistico c’è un casotto di zincato e alluminio chiamato il centro del porto, deve essere un centro di assistenza per le barche in mare, la prima assistenza, quella prima della guardia costiera, quella civile. Ci sono i contatti di cellulare e avvisi di frequenza UHF, e VHT ecco perché molte barche hanno delle specie di antenne, in avvisi sottovetro e più nascosti ci sono anche delle frequenze satellitari per le emergenze. Nel retro del casotto alcuni anziani giocano a briscola. I giovani di guardia nella garitta sghignazzano davanti a un computer che immagino stia trasmettendo immagini porno. Mi vedono passare ma loro sono abitanti del luogo, rispondono muti al mio sguardo più terrestri che altro, neanche sembrano marittimi e del resto in questa località il mare è come se si estendesse solo a Nord, dal porto in su fino ad abbracciare tutto il golfo della Versilia che non è un golfo ma come un mare chiuso, sopravento e sicuro sotto il porto, il frangiflutti e il niente, è come se il Tirreno finisse lì, è più terra e monti come il profilo che si staglia a cornice. In mare non c’è una barca oggi non c’è niente da controllare, solo ordinaria amministrazione. C’è il solo rumore delle cime di barche a vela ormeggiate che sbattono fra di loro e contro gli alberi smosse da una leggera brezza, è come se il loro sferragliare fosse fare le prove, dire presenti come i musicisti nel golfo mistico prima dell’inizio dell’esecuzione, è già un concerto. Più tardi all’imbrunire verranno le prime fioche luci dei pochi pescherecci in rada e delle barche parcheggiate nel porto turistico come residui: verdi blu; rosse; bianche e fredde a ritmi ineguali. Io me ne sarei andato poco prima nel mio studio, al comodo, al caldo dopo questa salubre passeggiata nel tardo pomeriggio a scrivere queste memorie e sarei uscito la sera fino a quella pizzeria meditando ancora la sera e il mare in questo silenzio, osservando un gabbiano come volevo essere io quel gabbiano e volare via. Anche i bestioni sono muti, non si muovono, fuori stagione i loro proprietari saranno in qualche city o in altre metropoli semimobili o già nelle località sciistiche così alla vigilia del grande giorno oggi che qui sembra tutto immobile, neanche un mare forza cinque o solo un qualche nodo. Alcuni di loro sembrano yacht da combattimento hanno la carena grigia, forse hanno proprio delle testate missilistiche multifunzione pronte a esplodere e nascoste nello scafo o magari mi sbaglio e sono ancora al grezzo e in prova in banchina per il carenaggio. Gli yacht suggeriscono i porti lontani, i più lussuosi grandi mangiate di crostacei e champagne in mari caldi ed esotici, all’ombra della verzura di golfi tropicali appartati. Bandiere sconosciute si issano dai pinnacoli a battere la tassa ed il permesso di isolotti sconosciuti fatti nazione, nel più grande c’è un equipaggio di vedetta o di ramazza, gli chiederei se mi volessero portare con loro, qualcosa farei, pulirei il ponte o cucinerei per tutto l’equipaggio, per loro, mi avrebbero risposto che oggi non si sale e non si parte.

Simone Bachechi

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