Incipit d’autore : “Viola,Vertigini e Vaniglia” di Monica Coppola – Ed BOOK SALAD

violavertiginivaniglia

«E quello dove vorresti metterlo?» mi chiede Emma, osservando perplessa il Ducato già stracolmo.
«Proprio qui…» annaspo spingendo lo scatolone.
«Se infili ancora qualcosa, quel catorcio esplode.»
«Ma no, guarda, è entrato! Se solo ’sto coso si chiudesse…»
In quello stesso istante il portellone si spalanca riversandomi addosso una catapulta di oggetti, forme e dimensioni assortite.
Una ciabatta a forma di mucca volteggia in aria e, dopo una serie di allegre piroette, va a depositarsi direttamente ai piedi di Emma.
«Te l’avevo detto che esplodeva!»
«Ah be’, però potresti essere più incoraggiante» sbuffo. «In America non è di moda il pensiero positivo?»
«Certo, ma pensare positivo dopo una trasvolata oceanica e a stomaco vuoto non mi è tanto facile!» ribatte lei.
I miei occhi inquadrano il suo trolley lilla da cui penzola ancora l’adesivo del check-in: è appena arrivata da New York e subito si è precipitata a darmi una mano.
«Sono così presa dal trasloco che quasi dimenticavo che sei atterrata solo da qualche ora. Stasera ti offro pizza italiana a volontà, promesso.»
«Direi! Dopo cinque anni di gommosa Pizza Hut mi sembra il minimo» ride e si arrotola i riccioli ramati intorno a una delle sue inseparabili matite. «Nell’attesa però, cosa ne facciamo di tutta questa roba?»
Guardo l’invasione caotica delle mie proprietà che circondano l’intera superficie calpestabile di Villa Fiorita che, prima del mio trasloco, era l’ordinata e ridente residenza di famiglia.
Forse, per risolvere la cosa potrei distribuire tutti i miei averi ai passanti e, come una moderna francescana, trasferirmi in un appartamento completamente vuoto.
Chissà, magari qualche giornalista fiuterebbe la notizia e mi troverei protagonista di un nuovo reality show.
Mi immagino seduta accanto a tronisti e veline a parlare di aria fritta e penso che, in effetti, non è una grande trovata.
«Boh, nel Ducato non ci sta più un tubo. Tu hai qualche idea?» chiedo sperando nell’intuito geniale della mia amica.
Lei mordicchia il gommino della matita e si tuffa sopra una poltroncina imbottita di pluriball. «Se vuoi ti metto tutto all’asta su e-bay e in un secondo sgombriamo il campo. Purché tu decida in fretta. I crampi da jet lag mi stanno uccidendo!»
«Ehm… Prima di trapassare a miglior vita, puoi dirmi che ora è?» chiedo. «Zia Dalia ha detto che appena finiva le consegne passava a darmi una mano.»
«Le cinque e mezza» dal fondo della sua maxi borsa, Emma estrae dei cracker spiaccicati. «Tu e gli orologi continuate a non frequentarvi, eh? Certe cose non cambiano mai.»
«Eh sì, proprio mai…» con un sorriso la osservo sgranocchiare come un uccellino affamato le briciole dei cracker.
È dai tempi del liceo che la vedo ingurgitare ogni genere di alimento senza che l’ago della bilancia subisca la minima oscillazione. Quando è nervosa il verme solitario che è in lei chiama a raccolta prozii e antenati e potrebbe divorarsi qualsiasi cosa.
Compreso l’enorme cupcake dai toni pastello, sul tetto di un Volkswagen Maxi Volume che, tra sobbalzi e scossoni, tenta di varcare la soglia di Villa Fiorita.
«E quello che accidenti sarebbe?» grida Emma con gli occhi sbarrati.
Io riconosco il logo Bolle di Sapore del catering di zia Dalia ma non riesco ad aggiungere altro, perché il furgone inizia a zigzagare velocemente verso di noi come se avesse perso il controllo.
«Emma togliamoci di qui! Vieni!» l’afferro per la manica e la trascino dentro Serra Fiorita, la dépendance un po’ serra, un po’ cucina, un po’ luogo di chiacchiere tutte al femminile.
«Ehi, ma chi è che guida?» lei mi segue a ruota e subito chiudiamo la porta in tutta fretta.
«Zia Dalia…» preoccupata, sbircio dalla vetrata: il veicolo continua a sbandare senza una precisa meta.
«Ma in tutti questi anni ancora non ha imparato a guidare?»
«Veramente no, però continua a provarci.»
«Prendetele un autista. A tempo indeterminato, però!»
Poco dopo, il Volkswagen termina la sua folle corsa e zia Dalia scende pacifica, come se non fosse successo nulla.
«Zia Dalia! Stai bene? Tutto a posto?» le corro incontro preoccupata.
«Sì, sì tutto bene…» si sfila qualche filo d’erba dai capelli. «È che questa differenza tra freno e frizione non la capirò mai» ammette con ingenuità.
«Se vuoi ti faccio un disegnino…» salta fuori Emma con blocco e matita.
«Emma, sei tornata!»
«Solo da qualche ora, ma le emozioni non sono mancate» poi guarda il grande cupcake decorativo. «È la tua nuova attività?»
«Esatto!» afferma radiosa «Bolle di Sapore: primi, secondi e dolci direttamente a domicilio» fa scivolare il portellone e una fragranza ai frutti di bosco ci solletica l’olfatto.
«Oddio che profumo! E dire che sono quasi in uno stato di denutrizione…»
«Allora vediamo di rimediare subito» Zia Dalia prende un paio di tortine. «Assaggiate queste, così facciamo un bel test qualità.»
Emma non se lo fa ripetere e affonda le labbra nella frolla.
«Test superato! È deliziosa!»
«Davvero?» si informa zia Dalia. «Pensare che Alex non le vuole mettere in vendita…»
«Alex?» chiedo incuriosita.
«È il mio cake designer.» Poi, mostrandoci una minuscola torta ricoperta di petali rosa confetto, aggiunge: «Però dice che in queste non è riuscito a creare il giusto equilibrio tra le creme.»
«Balle, a me sembra perfetta!» esclama Emma, assaporando con gusto il dolcetto. «Anzi, quasi quasi faccio il bis.»
«Serviti pure, tanto dobbiamo liberare il furgone per fare posto agli scatoloni di Viola.»
«Grazie!» accetta Emma entusiasta. «Me ne prendo un paio e me le porto al residence.»
«Residence? Quale residence?» chiedo sorpresa. «Pensavo venissi a stare da me.»
«L’idea era quella, perché contavo di fermarmi un paio di mesi al massimo, ma…» mi fa un gran sorriso. «Mi hanno affidato un paio di progetti che richiederanno la mia presenza qui e quindi…»
«Ti fermerai più a lungo?» chiedo al settimo cielo per la felicità.
Perché passare cinque lunghi anni sentendo la propria amica del cuore solo via Skype non è affatto una passeggiata.
«Sei mesi di sicuro. Poi vediamo.»
«È fantastico Emma!» incurante del caos che ci circonda, le butto le braccia al collo. «Staremo insieme come ai vecchi tempi! Sarà proprio come allora!»
Lei risponde festosa al mio abbraccio ma un impercettibile lampo di malinconia le attraversa lo sguardo. «Più o meno…» sussurra. E subito vorrei mordermi la lingua, perché ho già capito a cosa sta pensando.
«Su, forza, diamoci da fare ragazze! Qui ci sono diverse cose da caricare» zia Dalia solleva un tris di piantine «Oh ma che brava, ti porti anche queste!»
Le guardo con aria interrogativa. «Me le ha date zia Gelsomina ma non ho capito a che servono.»
«È salvia Viola. Ci si fanno gli agnolotti o un sacco di altre buone cose, a patto che si sappia un minimo spadellare» zia Dalia mi strizza l’occhio.
«Spadellare? No, non è tanto il dono di Viola.» Emma con delicatezza ripone le piantine nel furgone. «Poi non so, sei migliorata durante la mia assenza?»
«Macché! Mi viene male pure l’uovo sbattuto» ammetto con sincerità.
E così al ritmo di un’allegria contagiosa ultimiamo il mio trasloco e liberiamo il giardino di Villa Fiorita.
«Ecco. Questo è l’ultimo.» Zia Dalia solleva uno scatolone zeppo di manoscritti e mi sorride. «L’ultimo ma il più importante!» poi osserva preoccupata il quadrante del suo Swatch a margherite. «È tardissimo, se non mi sbrigo perdo l’ultimo treno!»
«Treno? Ma non ceni con noi?»
«No, è che io… Proprio non posso questa sera» aggiunge con una punta di lieve imbarazzo. «Tenete pure il furgone. Tanto domani non lavoro, così scaricate con tutta calma.»
«Ma sei sicura? È una sfacchinata salire in treno!»
«Tranquilla Viola. Sai che mi piace viaggiare, no?» lei mi lancia un mazzo di chiavi a forma di marshmallow. «Soprattutto quando non guido io.»
«Grazie di tutto allora!» l’abbraccio con dolcezza.
«Figurati. Sai che per te ci sono sempre» si aggiusta la coda alta e mi scompiglia la frangetta. «E ora vai, la tua nuova casa ti aspetta!»
«E ci aspetta anche una mega pizza!» precisa Emma, soffiandomi il mazzo di chiavi dalle mani. «Questo con il cupcake voglio guidarlo io, quando mi ricapita?»
E mentre tento a più riprese di avviare il motore del catorcio, lei mette in moto, mi fa una boccaccia e mi supera, lasciando a tutta velocità Villa Fiorita a bordo del furgone dal ballonzolante cupcake.

 

Monica Coppola

Monica Coppola

Monica Coppola è laureata in Lettere Moderne e vive a Torino.  Viola vertigini e vaniglia, il suo primo romanzo, si è classificato tra i semifinalisti del concorso “Il mio esordio” indetto da Scuola Holden e Feltrinelli ottenendo recensioni e commenti positivi.

Le sue avventure sono raccontate in un divertente blog:

violavertiginievaniglia.blogspot.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...