Come fossi una bambola

Racconto inedito su Biagio Mazzeo

12000114_10207711322206994_1760912509_nSi era innamorato di un’altra. Adele Rotundo, una biondina insipida trasferitasi da poco nel quartiere. Non sapeva cosa potesse trovarci in una così perfettina che parlava bene, profumava di lavanda e non li seguiva in nessuno dei loro giochi per paura di sporcarsi gli abiti immacolati. Forse gli piaceva il fatto che fosse così diversa da loro, come se fosse di un altro mondo, quel mondo pulito e ricco a cui lui aspirava. All’inizio Donna aveva pensato che fosse una cosa momentanea. Il fascino della novità. Ma quando si era resa conto che tutte le attenzioni che prima lui riversava verso di lei ora erano esclusiva prerogativa di quella bambina e che giorno dopo giorno Biagio la stava tagliando fuori, aveva pianto di gelosia e si era ripromessa di fare qualcosa. Aveva preso a girare loro sempre intorno cogliendo ogni occasione per umiliarla e denigrarla, cercando di aprire gli occhi di lui sull’inettitudine di lei. Adele quasi sempre scoppiava a piangere come da sciacquetta qual era. Ma questo, anziché metterla in luce agli occhi di Biagio mostrandogli che Adele non era alla loro altezza, suscitava la sua ira e lo avvicinava ancora di più a lei. Biagio attaccava Donna, le diceva di lasciarli in pace e di smetterla di stare loro in mezzo. Donna, sentendolo, avrebbe voluto scoppiare a piangere pure lei ma non voleva dargli quella soddisfazione.


Una notte, nel buio della sua camera, mentre accarezzava la bambola che qualche mese prima Biagio aveva rubato per lei, Donna decise di cambiare tattica. Dalla mattina dopo optò per un approccio totalmente opposto. Cercò di diventare la migliore amica di Adele. Finse di ammirarla, di provare piacere nel giocare con lei e di passare ore e ore in quei giochetti da femmine che Donna aveva sempre odiato. Questa volta funzionò. Lei e Adele divennero amiche per la pelle e si rinchiusero sempre più in un mondo in cui Biagio, nonostante tutti gli sforzi che faceva, non poteva accedere. Ma anche quel piano era destinato a durare poco. Infatti il bambino tornò sì a cercarla, ma per chiederle cosa Adele avesse nei suoi confronti e cosa potesse fare per rientrare nelle sue grazie. Era tornato da lei in cerca di conforto e consiglio, ferendola ancora di più. Aveva provato a mentirgli, a dirgli che Adele non voleva avere nulla a che fare con lui perché era sporco, aveva le scarpe cenciose e le nocche sempre incrostate di sangue, e perché gli amici con cui girava puzzavano e si comportavano come poveracci. In quel momento aveva visto qualcosa di feroce brillare in quei suoi occhioni celesti. Dentro di sé Donna aveva gioito: quegli insulti, sebbene falsi, l’avevano ferito e l’avrebbero fatto disinnamorare in fretta di quella stronzetta. Finalmente lo avrebbe avuto di nuovo tutto per sé.
Si sbagliava.

Il giorno dopo Biagio si presentò pulito come non l’aveva mai visto e profumato dell’acqua di colonia del padre. Stranamente era da solo senza il suo solito codazzo di monelli, e ai piedi aveva delle scarpe nuove di zecca, che in seguito Donna avrebbe scoperto che aveva rubato a un compagno di scuola. Era cambiato per Adele, per impressionarla. Gli insulti gli erano scivolati addosso e si era dato da fare per fare colpo su di lei. E fu quello che accadde. Quella nuova versione di lui, ripulita e profumata, mando in visibilio Adele che si dimenticò presto detto di Donna, passando tutto il suo tempo con quel monello dai capelli a spazzola impomatati che si dava arie da piccolo Lord. Donna provò in tutti i modi a rientrare nelle grazie dell’uno e dell’altro, arrivando a umiliarsi, ma sortì solo l’effetto contrario: quei due volevano stare soli e la escludevano in tutti i modi. Tentò di farlo ingelosire giocando con altri bambini che gli stavano antipatici ma non servì a nulla, lui nemmeno se ne accorse, o se anche se ne fosse accorto, aveva occhi solo per Adele. E non servì a nulla nemmeno seguire il suo esempio, ripulendosi, vestendosi e pettinandosi come Adele, diventandone praticamente un clone non solo nell’abbigliamento ma anche nella parlata e nella gestualità; a nulla servì se non a farla sentire stupida e inadeguata e riempita di scherni dagli altri bambini.
Donna si trovò per la prima volta davvero sola. Non era mai andata d’accordo con le altre bambine e aveva sempre passato tutto il suo tempo con Biagio. Lui era diventato il suo mondo, e ora che lui non c’era più, il suo mondo era buio e desolato. Si rese conto che senza di lui non era niente. In più aveva paura che Adele rivelasse a Biagio che quelle che Donna gli aveva riferito erano soltanto bugie e che questo mettesse definitivamente la parola fine alla loro amicizia.
Pianse, cercò di tornare a essere sua amica mostrandogli quello che provava per lui, e chiedendogli in lacrime cosa Adele avesse più di lei. Ma lui reagì di malo modo, dicendogli di smetterla di piangere come una femminuccia. Donna se ne andò a testa bassa, sola e disperata. Voltandosi li aveva visti sorridere e ridere. Forse di lei. Le sue lacrime si trasformarono in un sorriso freddo e cattivo. Se qualcuno l’avesse vista in quel momento avrebbe avuto paura di lei.
E avrebbe fatto bene.

Piergiorgio Pulixi

Scarica il racconto completo qui:  Come fossi una bambola

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