Sguardo all’infinito

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“la chiave è osservare” – Opera 70×100 Tecnica indiretta su vetro 2015 di Federica Petri

Le infradito sfregano sul collo del piede rendendolo visibilmente arrossato. Il dolore aumenta di intensità ad ogni passo e solleva una nuvola di polvere. Una ragazza cammina come uno spettro inciampando nella propria inconsistenza mentre un turbine di sensazioni preme contro il petto risucchiandole i pensieri.
Lo sguardo di Lucy è rivolto verso il basso. Fissa i ciottoli dissestati, che disordinati, delimitano i bordi della strada sterrata “Un senso di angoscia mi pervade da questa mattina. Sento come una voragine all altezza dello stomaco. Osservo lo smalto che, pallido colora le unghie dei
miei piedi mentre percorro un pavimento che rispecchia perfettamente il mio stato interiore …arido e dissestato…..
“Interessante! Potrei usare questa frase per il mio prossimo libro.”
Pensa Lucy fra se, passeggiando con le mani in tasca e i capelli disordinati dal vento.
Una brezza leggera vibra intorno a lei spostando le foglie degli alberi; nell’aria di sente un profumo di mandorla.

È primavera inoltrata e il paesaggio sembra essere esploso in un secchio di colori.
Fiori e foglie sfumano in lontananza creando contrasto con l’azzurro limpido del cielo. Accese e variopinte nel naturale sbocciare, le tinte si amalgamano come ingredienti di una ricetta perfetta.  I Passerotti cinguettano nascosti timidamente fra i tetti delle case.
Lucy si ferma nell’ombra e per alleviare il dolore ai piedi, respira calma sotto un albero imponente.
Al fondo della via una luce accesa attira la sua attenzione. Nella penombra si scorge il viso ambrato della ragazza che alza lo sguardo.
“Ho fame”.
Pronuncia leggendo la scritta – panini – che lampeggia in un insegna luminosa non molto lontana.
“Andiamo a mangiare?”
Continua lei, guardando il ragazzo al suo fianco.
Nessuna risposta.
“Ehi! Ron Mi ascolti?! Ti va un panino ?”
Insiste lei.
Il modo di esprimersi ora è divenuto più severo ma il fratello di Lucy non risponde. Sembra  risucchiato, in un altra dimensione.
Dopo una manciata di secondi, Ron guarda sua sorella e fa un cenno di assenso con la testa.
Lucy è visibilmente irritata dall’atteggiamento distaccato di lui, ma non dice nulla.
I due si avviano nella direzione del fast Food camminando fianco a fianco,
sembrano una coppia di fidanzati dopo una lite.
Ron è un bel ragazzo, ha un  fisico sportivo ed è alto un metro e 85. Una leggera barba incolta contrasta con i capelli ordinati  biondo cenere. I tratti del volto sono morbidi e i suoi atteggiamenti, spesso bruschi, sono in contrapposizione con i lineamenti del viso.
Lucy è alta un metro e 77.
Indossa un vestitino di cotone leggero e Il tessuto morbido, quasi impercettibile scivola dolcemente sul corpo accarezzando fianchi e natiche sode.
I boccoli castani cadono morbidi, coprendole  le spalle nude.
Come due nocciole appoggiate sul volto, i suoi occhi ipnotizzano l attenzione dei passanti e il suo sguardo trattiene chi la osserva.
Il carisma di questi ragazzi è come radicato nelle viscere e liberato lentamente. L’energia che sprigionano si concretizza prolungandosi nei lineamenti fisici.
Sono spigolosi e delicati, disponibili e inaccessibili al tempo stesso.
Lucy ha sempre un aria svampita, come se vivesse contemporaneamente in due dimensioni. In parallelo, vive la realtà che l’avvolge e la costringe ad essere presente e un mondo irreale, che a tratti la rapisce, portandola lontana.
Ron sembra imperturbabile e menefreghista, Impermeabile a tutto ciò che accade intorno.

Fra i due l’intesa è profonda. E pur essendo molto diversi, qualcosa di indecifrabile li accomuna. Le luci che emanano le loro auree vibrano all’unisono, come se viaggiassero sulla stessa lunghezza d’onda.

I due fratelli sono giunti davanti al piccolo fast Food e guardano il menù affisso sulla porta. Leggono assorti l’elenco dei panini, fino a quando un anziana signora di colore appare riflessa nel vetro catturando l’attenzione di Lucy. La ragazza, rapita da quel immagine, si volta per osservarla concretamente.
La vecchietta si avvicina ai passanti proponendo braccialetti fatti a mano con il filo di cuoio. Indossa abiti sgualciti, logorati dal sole e dall’usura.

Una sensazione impercettibile rapisce Lucy: i suoi pensieri sono statici, come bloccati in un tunnel senza via di uscita.
I loro sguardi si incrociano.
Un attimo.
Un lampo.
Lucy avverte una forte attrazione nei confronti di quella donna, seguita poi, da un senso di vergogna.
Un timore l’assale: la paura.
“Hei Lucy, va tutto bene?”
Chiede Ron, accorgendosi del malessere della sorella.
“Conosci quella donna?”
Prosegue lui appoggiandole una mano sulla spalla.
“Non credo. Ma vedendola..Ho avuto una sensazione di un deja vu. Come se dovessi fare qualcosa per lei… ma non capisco cosa”.
Risponde Lucy, sussurrando con voce flebile.
“Sarà la stanchezza! Io ho scelto. E tu?”
La scuote Ron.
“Sì, anche io. Un doppio cheese burger con insalata.”
Risponde Lei con aria assopita, come se si fosse appena svegliata da un sonno profondo.
I due ragazzi ordinano e si siedono in un tavolino di plastica situato davanti al locale. Ron rimane In attesa del  pranzo e Lucy si dirige verso i bagni per sciacquarsi il volto.
È una giornata afosa e l’umidità e imprigionata nell’aria.
Giunta davanti alla porta dei servizi igienici, trova, chinata sul lavandino intenta a bere, l’anziana signora notata prima.
La sua figura, dai contorni esili, ricorda un ombra proiettata di taglio, un profilo sfuggente.
Le due donne si guardano e si sorridono.
“Mi chiamo Zaney. Sono brasiliana e vivo qui. Vuoi comprare uno dei miei bracciali?”.
Chiede la donna asciugandosi le labbra bagnate con il dorso della mano callosa.
“Piacere, Lucy. Ma ci siamo già viste? Non ho soldi qui con me, ma se aspetti qualche minuto…”
E Prima di terminare la frase, Lucy  viene interrotta.
“Lo compri solo perché provi pena per me?”
Dice la la donna caricandosi a spalle l’espositore di bracciali.
“Chiedi se ci conosciamo, ma non hai memoria di me. Quindi non dovresti provare pena e nemmeno paura. Decidi in libertà senza pensieri”
Continua Zaney fissando la ragazza che, interdetta non riesce a proseguire.
“Se prendi come esempio un tramonto, esso ha diversi contenuti emotivi a seconda di chi lo osserva. Se una persona ha vissuto un dramma durante un tramonto, tenderà a ricollegare l’evento triste al tramonto stesso, ricevendone impressioni negative tutte le volte che vi assisterà. Se di fronte ad un tramonto questa persona ha vissuto un’esperienza felice, gioirà ogni qualvolta vi assisterà, perché  la sua mente ricollegherà al tramonto l’emozione positiva vissuta antecedentemente.”
Lucy è ferma davanti alla porta e interdetta ascolta l’anziana signora senza rispondere.
Le due donne si fissano per un istante che sembra interminabile. Poi, senza dire una parola, Zaney accenna un sorriso e se ne va.
La ragazza la guarda andare via provando come un senso di vergogna.
Poi dopo essersi lavata il viso torna al tavolo dal fratello che l’attende con il pranzo.
E sera. E i due ragazzi hanno finito il turno pomeridiano di volontariato presso l’ospedale del paese. Rientrando a casa, nel buio, Ron fa notare a Lucy una persona rannicchiata su una panchina.
“Vedi Lucy qualcuno dorme sotto il cielo stellato, con tutti i suoi averi vicini racchiusi fra le braccia strette conserte. Non si preoccupa del domani come noi. Vive il momento qui, ora “.
Dice Ron guardando una figura nel buio, sdraiata.
“Smettila con queste frasi da libro indiano. Sembri un maestro Sufi, mancato!”
Risponde lei fermandosi di colpo per guardare la panchina che ospita sdraiata una figura assopita.
“Non capisco perché ti ostini a venire con me al centro di volontariato. Io sono obbligato perché mi hanno fermato in stato di ebrezza mentre guidavo. Per me questa è l’unica alternativa alla prigione. Ma tu… tu no! Qui,centinaia di persone, bambini e adulti vivono in strada, non è una novità! Sei tu che continui a non abituarti a tutto ciò. Non ti arrendi all’evidenza dei fatti, ti logori non accettando le differenze. Non puoi cambiare il mondo e tanto meno le persone! La storia di ognuno è differente e ha cause, motivi e scelte che non puoi comprendere, in quanto non tue!”
Dice Ron continuando a camminare e volgendo lo sguardo altrove si accende una sigaretta.
“Sai che odio tutto ciò che crea differenze ingiuste. Non posso accettare che un gruppo di pochi ricchi viva a discapito di milioni di poveri. Io faccio solo ciò che sento. Non mi interessa cambiare gli altri.”
Dice Lucy guardando la figura di suo fratello appannata dal fumo.
E senza pensarci si avvicina d’istinto alla panchina, attratta come una calamita dal ferro, senza un motivo razionale.
Scorge una donna è la riconosce immediatamente: è la vecchia signora che poco prima aveva incrociato nei bagni del fast Food. Dorme sul duro legno, con lo stesso vestito sgualcito. La testa appoggia su un cartone piegato che funge da cuscino e il profilo del viso bruciato dal sole si intravede in penombra.
Gli occhi chiusi, il corpo stanco, immobile e le braccia esili stringono il tubo che tiene i  braccialetti.
Lucy mette la mano in borsa e cerca i soldi che le sono rimasti. Li trova sparsi e li prende senza contare.
Sfiora la rugosa spalla  della signora che lenta si muove, aprendo gli occhi.
Le due donne di guardano mentre Lucy porge le banconote.
Nessuna parola.
Solo uno sguardo veloce.
L’attimo che lega i loro occhi racchiude tutto e niente.
La donna tende una mano per afferrare ciò che La ragazza le porge; un foglietto con delle banconote.
Nel pomeriggio Lucy aveva scritto su carta  cosa aveva provato per quella donna misteriosa.
Non era riusciva durante il loro incontro a esprimere a voce le proprie emozioni, ma le aveva scritte poco più tardi.
“Non ero interessata a te. Sono passate poche ore da quando i miei sensi ti avevano avvertita. E le mie orecchie non ti avevano udita, le mie mani non ti avevano aiutata.
Solo ora avvicinando i miei occhi ai tuoi, ho potuto comprendere. Tutto. Niente. Solo uno sguardo.”
Ecco cosa aveva scritto.
“Lucy ti prego non farlo!”
In lontananza echeggia la voce di Ron, un urlo dal tono disperato.
Poi La sua voce si fonde con il trambusto di vetri rotti.
Lucy è caduta a terra, sprofondata come se qualcuno le avesse tolto la terra da sotto i piedi.
“Ha perso i sensi. Libera.”
Una sirena, come un antifurto rimbomba.
Confusione.
La camera e’ bianca. Le luci sono soffuse e Ron accarezza il viso pallido della sorella.
Lucy apre gli occhi e vede Il fratello.
“Grazie a Dio stai bene.”
Dice lui con gli occhi pieni di lacrime.
“Io… Io, non capisco”
Dice lei con voce roca.
“Abbiamo avuto un incidente Lucy.
Ricordi?
Guidavo io.”
Risponde Ron.
“No. Non ricordo nessun incidente. Eravamo per strada…qualche minuto fa.. Poi..”
Si sforza Lucy.
“Tornavamo da una festa era notte. Tutto intorno  buio e ad un tratto una signora anziana ha attraversato la strada correndo. Per evitarla siamo finiti contro una vetrina di un fast Food. Non ricordi nulla? …
Hai sbattuto la testa e sei stata in coma per un mese.”
Spiega Ron tenendo la mano della sorella.
“Quindi ho dormito per un mese?
Una signora, investita?”.
Risponde Lucy agitandosi.
“Sono passati 35 giorni dal incidente. La signora è una chiromante brasiliana. Sta bene, è uscita dall’ospedale ieri.  Era convinta che saresti uscita dal coma e ha aggiunto di darti questo. Ha detto che tu avresti capito e apprezzato.”
Ron tira fuori dalla tasca un braccialetto in cuoio e un foglietto.
Lucy vedendo il bracciale lo afferra e lo riconosce immediatamente.
Con le lacrime agli occhi stringe la mano del fratello.
“Per favore leggimi il biglietto”
E facendo un gesto di consenso Ron apre il pezzo di carta.
“Uno sguardo, a volte, può contenere mari lontani, linee parallele, diagonali infinite.
Esse terminano tratteggiate. Puntini che si susseguono fino a un nucleo. Lì c’è l’infinito.
In quel luogo, solo in quel preciso luogo ci possiamo incontrare, quante volte vorrai.
Per sempre.
Grazie

Federica Petri

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6 pensieri su “Sguardo all’infinito

  1. Firstime In Boston

    strepitoso.. racconto suburbano, a tratti onirico, non si capisce quale parte sia originata dal subconscio di Lucy e quale sia realmente capitata.. e hai un modo strepitoso di comporre i dialoghi, con un ritmo quasi cinematografico.
    Mi piace tanto, complimenti.

    Rispondi

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