Volo libero

imageEntusiasmi e malumori, giornate intense di studio e lavoro, e poco tempo da dedicare a loro due. Si erano visti, chiamati, cercati, desiderati, sempre e solo perché avevano voglia di farlo. Perché se lo sentivano. Senza obblighi, mediazioni, ipocrisie, promesse.
Abelle aveva aiutato Claudio a mettere via le ultime cose. Tutto era pronto per la partenza. La valigia già in auto. Ancora mezzi addormentati, con i pensieri tra le lenzuola, dove i raggi del sole si erano fatti largo nelle fessure delle persiane trovandoli abbracciati nel sonno. Non era amore quello? Cercarsi, sentire la reciproca mancanza, condividere le difficoltà e poi la gioia per una bella soddisfazione personale e umana. Progettare il futuro. Anche se forse ognuno pensava al proprio personale.
In sala si erano guardati in silenzio. Un momento di impasse tra il presente che stava per trasformarsi in passato e il futuro fuori dalla porta di quella casa che per un anno aveva dato a Claudio la sensazione di appartenere a quella città e a Abelle.
Allora che dire? Sentiamoci, ci rivedremo, mi mancherai, continueremo a stare insieme nonostante la distanza. Dunque cosa promettere? Niente.
Claudio l’aveva guardata dicendo: “Ci siamo divertiti”.
Una frase di merda.
Abelle avrebbe preferito: “Ci siamo voluti bene”. Forse il suo moralismo o la sua educazione davano un’accezione negativa al termine “divertirsi”. O magari avrebbe voluto il riconoscimento di un minimo di sentimenti.
“Sì”, aveva risposto Abelle con il viso spento per la frase e l’imminente partenza.
“Non sarai triste?”
“No”, gli aveva risposto subito, passandosi una mano fra i capelli neri quasi blu.
Avevano caricato la macchina, ridendo per le battute di Claudio sullo stravagante abbigliamento di Abelle stropicciato dalla notte.
“Allora ci vediamo la prossima settimana”, le aveva detto a sorpresa in un sorriso di seduzione.
Il cuore di Abelle aveva sobbalzato. Come? Non era un addio?
“Torni così presto?”, aveva chiesto stupita.
“Sì, devo fare una prova in volo. E, se vuoi, ci vediamo”.


Si erano sentiti tutti i giorni per i primi tempi, parlando per ore. Poi i turni sempre più intensi, i corsi, le missioni all’estero e la distanza li avevano allontanati, inesorabilmente.
Ma un giorno il telefono aveva squillato con le note dell’allarme, la suoneria che Abelle aveva scelto soltanto per Claudio. Non ricordava da quanto tempo non si vedevano né chiamavano.
“Bel, ciao, sei al lavoro?”. Una domanda semplice, come se si fossero sentiti fino a poco prima.
“Ehm sì, sto andando a una conferenza stampa… Sei qui?”
“Sto andando a Roma, mi hanno trasferito. Starò qualche giorno per cercare casa e poi tra un mese trasloco. Vorrei vederti, è possibile?”.
Era un sogno o un incubo? Quanta fatica aveva sudato per scordarlo… Ma c’era riuscita? No. Claudio era ancora in fondo al suo cuore. Abelle aveva infine vinto la paura di ritrovarsi invischiata in una storia senza un domani e aveva preso il treno per Roma.
Si erano trovati in piazza di Spagna. Il sole di aprile aveva già reso l’aria gradevole. Sulla scalinata un susseguirsi di scatti. In jeans e con una maglia blu, Claudio la cercava tra la gente. Abelle, dopo aver riversato l’intero armadio sul letto, aveva scelto quel vestito bianco, estivo, e dei sandali di cuoio con un po’ di tacco.
Erano rimasti per un attimo uno davanti all’altra senza parlare, osservandosi. Non si vedevano da quasi due anni. Poi si erano abbracciati e Abelle si era sforzata di non piangere. Claudio l’aveva baciata ma all’inizio lei non era riuscita a provare niente. Per troppo tempo erano stati solo due voci al telefono. Lui aveva capito. Aveva allontanato il viso e le aveva sorriso, con quell’ aria sfrontata che l’aveva conquistata insieme all’ironia e agli occhi a mandorla. La distanza si era annullata e si erano abbandonati in un bacio appassionato. Le aveva poi mostrato una cartina con dei punti cerchiati.
“Vuoi vedere con me queste case?”.
Era solo un piacevole pomeriggio fra due persone che si erano amate o un nuovo inizio, dopo che la vita e la loro mancanza di coraggio li avevano allontanati? Non c’era modo di saperlo.
Ma stavolta Abelle non aveva esitato e lo aveva seguito.

Irene Blundo

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