“Mahagonny”, la strana città di Bertolt Brecht

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Comunicato stampa

Al via gli spettacoli di Scene allo sBando di Generazione Creativa, il bando che la Compagnia di San Paolo ha dedicato alla creatività giovanile.  9 progetti tra teatro, musica e danza debuttano in Piemonte e Liguria.

Il Mulino di Amleto
presenta
“Mahagonny. Una scanzonata tragedia
post-capitalistica”
tratto da Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Bertolt Brecht e Kurt Weill
lunedì 15 giugno 2015 ore 19.30
Fonderie Limone Moncalieri
prima nazionale
Torino Creazione Contemporanea – XX Festival delle Colline Torinesi

“Mahagonny”, la strana città di Bertolt Brecht

Il Mulino di Amleto presenta la sua versione del testo dell’autore tedesco grazie all’articolato progetto “Breaking Brecht”

di Franca Cassine

04.Mahagonny_Bartoli-Musella-Bisogni-Bernardi_phTizianaLorenziSi chiama “Breaking Brecht”, il variegato progetto de Il Mulino di Amleto che giungerà a conclusione a breve. Realizzato con il sostegno di “Scene allo sBando”, la sezione di “Generazione Creativa” del bando della Compagnia di San Paolo che ne ha permesso la realizzazione, si è articolato in numerosi passaggi che hanno coinvolto e coinvolgeranno spettatori molti diversi (info: http://www.facebook.com/BreakingBrecht)
<“Breaking Brecht” – spiega Marco Lorenzi, fondatore e regista della compagnia – affonda le radici in “Ascesa e caduta della città di Mahagonny”, un’opera musical-teatrale nata dalla collaborazione tra Bertolt Brecht e Kurt Weill. Abbiamo deciso di strutturare il progetto in maniera tale da poter rispecchiare in qualche modo un’idea brechtiana di coinvolgimento attivo dell’arte nella società che noi abbiamo tradotto dividendo il lavoro in diversi passaggi che andranno a confluire in “Mahagonny. Una scanzonata tragedia post-capitalistica”, spettacolo ospitato lunedì 15 giugno 2015 alle 19,30 alle Fonderie Limone di Moncalieri (To) all’interno del programma della XX edizione “Festival delle Colline Torinesi” (info tel: 011/197.40.291, http://www.festivaldellecolline.it)>.

Come avete costruito il progetto?

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D’Alessandro-Musella_phTizianaLorenzi

 <Una delle sue particolarità è quella di aver coinvolto una pluralità di spazi, partendo da Torino fino a Ceva (Cn). Il primo passo è stato lavorare con le scuole superiori delle due città, poi grazie a un’istituzione di Ceva quale il Banco Azzoaglio, abbiamo realizzato “Banking Brecht”, una performance site-specific all’interno di una banca. Attualmente, in collaborazione con il comune di Torino, stiamo creando un’installazione urbana presente in piazza Palazzo di Città dall’8 al 15 giugno e, infine, ci sarà il debutto dello spettacolo>.

Come mai avete scelto Bertolt Brecht?

<Dopo esserci confrontati con Shakespeare e Goldoni, due grandi classici, noi del Mulino di Amleto volevamo fare qualcosa di diverso, sempre indirizzandoci verso un drammaturgo importante, un maestro che potesse insegnarci qualcosa. Immergendoci in questa ricerca è stato abbastanza facile incontrare Brecht, poi è partita la caccia al testo che più ci risuonasse dentro. Leggendo “Ascesa e caduta della città di Mahagonny”, ci siamo immediatamente resi conto che diceva delle cose sconvolgenti e siamo rimasti molto colpiti dalle sue parole. In questa “messa nera del capitalismo”, com’è chiamata da più parti, viene rappresentato il funerale di un’epoca che è la nostra>.

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D’Alessandro_phTizianaLorenzi

Come avete lavorato su questo testo che è nato come libretto d’opera?

<La storia è quella della costruzione di una città in mezzo al deserto. Nel nulla viene eretta questa metropoli che si fonda sull’assunto fondamentale che se hai i soldi puoi fare (e avere) tutto quello che vuoi. Anche se noi siamo una compagnia di prosa e non facciamo opera lirica, ci siamo detti che questa cosa andava raccontata, andava trovato un equivalente da un punto di vista formale facendo un lavoro di riscrittura>.

Lo spettacolo che impronta avrà?

<Siamo partiti dal fatto che per Brecht Mahagonny è una specie di specchio distorto del vecchio testamento. Lui da ateo e materialista, scrive un testo intessuto di riferimenti biblici, non è un caso che si inizi con una genesi e si finisca con l’apocalisse. E non sono un caso nemmeno i nomi dei personaggi, come ad esempio Mosè. Nel momento in cui abbiamo capito ciò, è stato possibile rileggere ogni singola scena creata da Brecht come un rimando all’antico testamento osservato attraverso uno specchio distorto, ovvero prendere degli elementi dell’antico testamento e ribaltarli per cercare di raccontare la metafora di una città, di una società in ascesa e declino fino all’autodistruzione. Sfruttando al massimo la possibilità di costruire una storia in cui i richiami biblici fossero evidenti, abbiamo pensato a un ambiente scarno, uno spazio vuoto, un deserto minimale che sia il più allusivo possibile. E’ vero che così facendo il testo di Brecht è stato in qualche modo tradito, ma contemporaneamente l’operazione è stata profondamente brechtiana, nel senso che non ci sono orpelli di nessun tipo. Risulta evidente che è una storia e non stiamo facendo vedere niente di vero, è una metafora, stiamo parlando di oggi e il tipo di recitazione è a-psicologica perché i personaggi non sono tali ma sono delle funzioni>.

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Musella-Mazzi_phTizianaLorenzi

Sul palco ci sono ben 9 interpreti.

<Nove attori (Lorenzo Bartoli, Mauro Bernardi, Fabio Bisogni, Yuri D’Agostino, Elio D’Alessandro, Andrea Fazzari, Federico Manfredi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella) oltre a Gianluca Angelillo che eseguirà le musiche dal vivo. Questa scelta è stata dettata dal fatto che è la storia di una città e, in quanto tale, per raccontarne la molteplicità ci vogliono più personaggi con dei caratteri definiti. In questo abbiamo rispettato il testo, introducendo però la figura del narratore-Dio che è anche un modo per mettere in scena le didascalie di Brecht>.

Come pensa reagirà il pubblico alla messa in scena?

<Spero bene… Mi piacerebbe che gli spettatori uscissero sentendosi un po’ chiamati in causa rispetto a quello che raccontiamo sul palco. Ma desidererei soprattutto che uscissero pensando di aver visto un bello spettacolo>.

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 Franca Cassine 

Giornalista professionista e critico teatrale vive e lavora a Torino. La sua vera passione è lo spettacolo dal vivo e, particolarmente attenta alla scena internazionale contemporanea, si interessa di arti visive a 360 gradi.

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Un pensiero su ““Mahagonny”, la strana città di Bertolt Brecht

  1. Letitia

    I lost my son in a hardware store. I don't have words for that type of panic. It was maybe 5 mi3e2us&#8tn0; but I remember running to the parking lot because I would throw myself at the car he was taken to. Instead he was behind some cabinets in kitchenware. I'm not sure if God has ever hit me in the head with ice, but I always laugh that God has to send me NEON SIGNS for me to notice what he's been telling me for a month. God really does care

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