New York, New York

Big-Apple-Shopping-Bazaar-BuildingVoglio conquistare New York, voglio impadronirmi della lingua e prendermi la mela. Perché voglio camminare tra le Avenue, fottermene di tutto e tutti.
Perché voglio la competizione, quella che se hai fame la follia non basta. E non me ne frega un cazzo, devo conquistarla questa città. Voglio apparire sul Times. Non ho paura di nulla, perchè lì non ci sono i padroni come da noi, perchè lì padrone lo diventi per forza, se vuoi sopravvivere. Perché lì è la terra dei giganti, che guadagni “N” volte tanto quello che guadagni qui. I figli lì li puoi fare e farli crescere da altri. Puoi permetterti anche questo.
Io ci andrei a vivere a New York, perché è lì che voglio andare. Nella città degli schermi ovunque.
Qui se vuoi emergere sei fottuto all’origine, non vali e se vuoi usare il linguaggio giusto con le persone giuste, ti capirà solo chi parla la tua stessa lingua, o viceversa.
Qui se vuoi sperimentare lo devi fare gratuitamente perché tu sei “l’artista”, mica il coglione di turno che lecca il culo, no. Poi c’è Jovanotti che lo fa, l’artista.
Qui se hai famiglia devi dire “va bene” al padrone, perché tuo figlio non mangia e tua moglie non dorme.


Voglio andare a New York, voglio vivere a New York, perché sono stufo. Non voglio morire non avendo vissuto, perché non voglio che mia moglie non mi perdoni la non presenza per il lavoro mal pagato, non voglio vivere nello stress, non voglio finire nel rischio del NON lavoro.
Non so cosa non sia la fatica, il sudore, l’astuzia, l’ipocrisia, so solo che a New York sarei diverso, sarei il primo tra i primi. Sarei finalmente me stesso. E morirei da eroe, non certo da perseguitato politico, non ne sarei in grado perchè la rivoluzione in un paese di sconfitti, in un sistema già sconfitto perché marcio, non mi interessa, non la so fare. Sarei forte come le mura di casa mia, con le fondamenta profondissime che si poggiano sul nucleo della nostra piccola noce nell’universo.
Perché voglio vivere diversamente, perché sono The King of New York. Perché so leggere nell’animo dei grattacieli, nei cuori di coloro che li popolano. Lì tutto non è un sogno, lì tutto è possibile.
Qui non lascierò nulla se non il luogo. Le persone si perdono, difficilmente si ritrovano e in altri luoghi, ma mai allo stesso modo.
Quindi, questo è un addio. New york vengo a prenderti. Ho fame.

Raffaele Rutigliano

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