Teoapousia

catariDi Dio non c’è più traccia. Lo cerchi nel magma di arti umani che vi siete lasciati alle spalle. Le dita senza volto si contraggono e aprono, aggrappandosi alle caviglie dei soldati nelle retrovie. L’Acheronte rimesta le anime dei vivi e a te non rimane che pregare. Caronte non c’è. Caronte sei tu. «Scavate!» Il legato pontificio tuona dall’altare. Ha sconsacrato questa chiesa con il verbo di Dio. Giuste le parole, sbagliata la voce. Vi ha mandati tutti all’Inferno per anticipare il Giudizio Universale. La sua gola da rospo vibra mentre ordina ai dannati di disseppellire altri dannati. «Scavate e trovateli tutti!» Scava, soldato, scava. Sposta i corpi dei morti e gli arti dei vivi. Usa le mani finché il sangue non le rende troppo scivolose, le braccia finché non cedono, i piedi per risalire questo Golgota di carne irredenta. Scava, soldato. Scava per trovare chi si nasconde sotto la morte altrui.

Linguadoca, 1209. Dio era in cielo, quando avete circondato Béziers. Vi ha bruciato la pelle con il sole di un luglio che non conosce pietà. Ha seccato le gole, bruciato gli occhi, arroventato le lame. Il legato pontificio ha interpretato l’ira divina per voi. «Bruceremo quest’alveare di miscredenti. Dio lo vuole.» La spada al tuo fianco era ancora sporca del sangue dell’ultimo paese in cui eravate stati, ma la tua anima non era mai stata così immacolata. Benedetto sia il nemico del Nemico. Il legato pontificio vi ha investito della missione dell’Arcangelo Michele: che vostra fosse la sua ira nello sterminare il seme dell’eresia. «Si fanno chiamare Puri, ma sono eretici. Vestono di stracci per arroganza, irridendo l’umiltà. S’accoppiano senza procreare in spregio della vita e con essa di Dio, che accusano di essere il Diavolo.» Ha puntato il dito su Béziers e ha proclamato il loro destino. «Morte terrena e celestiale ai miscredenti!» Béziers, roccaforte cristiana infestata dai Puri, non ha voluto consegnarli alle vostre lame. Perché? Il legato pontificio ha interpretato la follia umana per voi. «Maledetto sia l’amico del Nemico!»

Questa chiesa è stata l’ultimo rifugio. La distesa di corpi su cui cammini è tutto quello che rimane di Dio: la sua assenza. «Scavate!» Il Puro e il Cristiano respirano l’uno l’ultimo fiato dell’altro. Gementi e piangenti, ricoperti dell’altrui sangue, sono un corpo bicefalo. Riconosci l’eretico dal Pater Noster claudicante che ti sputa addosso, il cattolico dal pudore che lo fa nascondere dietro il rosario. Trapassi il primo, scacci il secondo. «Scavate e uccideteli!» Gli occhi gaudenti di una donna ti attraversano. Vitrei, vedono là dove tu non puoi vedere. Hanno salutato il Creato sorridendo alla morte. Gioia o delirio? La sua anima è in Paradiso o all’Inferno? Caronte ha traghettato una Cristiana o una Pura? Sotto le sue braccia maciullate, stretto tra le gambe spezzate, un bambino ti guarda e giudica. Il dubbio risale, corrode la gola, arroventa gli occhi. A chi appartiene la sua anima? È un Cristiano o un Puro? Una mano, salda come le tue dita non riescono a essere, ti stringe il polso. Il legato pontificio indica il bambino. La certezza nei suoi occhi è quella che conoscerai solo nella tomba. «Uccidili tutti. Dio riconoscerà i suoi.»

Serena Bertogliatti

diosbios.wordpress.com

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2 pensieri su “Teoapousia

  1. Mauretto

    Caedite eos. Novit enim Dominus qui sunt eius è con molta probabilità un falso storico, al pari delle brioches di Maria Antonietta, del diluvio di Luigi XV o delle banalità legate al nome di Jacques de La Palice, però esattamente come quelle ha dalla sua che si adatta meravigliosamente alla situazione alla quale è stata incollata.

    La frase incriminata, teoricamente pronunciata dal legato Arnaud Amaury, è in genere attribuita alla cronaca di un monaco cistercense, Arnaldo di Cîteaux, ma pare che figuri la prima volta tra gli scritti di un altro cistercense, Cesario di Heisterbach, in un testo scritto circa dieci anni dopo lo sterminio; insomma, è come per i Vangeli: finora nulla di scritto da un contemporaneo o da un testimone oculare

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    1. diosbios

      Qui l’autrice:
      Grazie, Mauretto, per aver fornito il contesto di questo “schizzo”. Mi sono chiesta, essendo il racconto breve, quanto sarebbe stato (e sia) godibile da chi non conosce i fatti a cui si riferisce.

      Sono incappata in quella frase studiando i catari per tutt’altro scopo (studio che sarebbe finito in questo esperimento letterario: http://snatchjog.altervista.org/variovariopinto.htm ). Ai tempi era un aneddoto tra gli altri, meno importante dei fatti storici in cui era collegato.
      Quando mi trovai a dover scrivere un racconto in ambientazione medievale, l’aneddoto mi tornò in mente. Ricercai informazioni, e la fonte e quindi la sua relativa attendibilità. Decisi di usarla comunque per la sua forza, per la forza che ha in sé – non in quanto fatto storico più o meno attendibile, ma come frase/condanna che verosimilmente può uscire dalle labbra della persona in potere nel momento sbagliato.

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