Incipit d’autore: “BIANCIARDI D’ESSAI” di Irene Blundo Ed.Stampa Alternativa/Millelire

foto(4)Non gli toccate Bianciardi. Non provate a darne visioni accademiche. Isaia Vitali ha conosciuto Luciano Bianciardi alle conferenze letterarie alla biblioteca comunale di Grosseto. Nei dibattiti accesi, in quella via Mazzini dove ancor oggi la Chelliana non è più tornata, si praticava il lavoro culturale. Poteva capitare di discutere con Pier Paolo Pasolini, che una volta dovette dormire all’albergo “Bastiani” perché qualche benpensante aveva squarciato le gonne della sua macchina, e accadeva di confrontarsi con Manlio Cancogni o Romano Bilenchi. Gli si accendono gli occhi e il tono della voce si fa intenso, quasi combattivo. Isaia ripensa volentieri a quel periodo. “Quando Luciano mi vedeva arrivare per il Corso con i miei due fratelli maggiori, Aladino e Azelio, diceva di pensare a un film di vendetta”. È una definizione di quei tre ragazzi a spasso in centro che inorgoglisce il giornalista che anche dopo gli 80 anni ha continuato instancabile ogni giorno ad andare in redazione, lavorando alla tastiera con lo schermo piatto davanti, e navigando su Internet. Adesso preferisce leggerlo in poltrona, anziché farlo, il giornale.

Corso Carducci è ancora il posto dello struscio, dove i giovani si inseguono con gli sguardi. Bianciardi ricorda spesso le sue passeggiate quiete, così diverse dal militaresco modo di camminare riscontrato più tardi a Milano. Scrive ne L’integrazione: “[…] Quando ci ebbero messo i calzoni lunghi – quattordici anni ormai, e Marcello sedici – si cominciò a passare la sera per il corso, a guardare il passeggio, come i giovanotti grandi, quelli che già portavano la camicia blu, la cravatta chiara, le scarpe mezze bianche e mezze nere. Fermi in gruppo a un cantone fischiettavano “Ramona” e intanto scrutavano con occhi da cavallari le zampe e i lombi delle ragazze. Attendevano la primavera, credo, solo per quello, per vedere che cosa era maturato durante i mesi freddi sotto i cappottini”.

La grande sfida fu il circolo del cinema. L’ispirazione arrivò dall’esperienza di Umberto Lenzi a Massa Marittima. “Luciano conosceva il massetano che stava preparando un documentario sui minatori, tema a cui Bianciardi è sempre stato fortemente legato. Lenzi è diventato poi un regista professionista”. (…)

Ma Isaia, Bianciardi com’era? “Mi faceva rabbia quel suo bel parlare. Quando la domenica mattina raccontava i registi e i film a una trentina di soci del nostro cineclub, all’Odeon di via Roma, mentre camminava per la platea con le mani in tasca, mi faceva rabbia. La sua proprietà di linguaggio incantava. A vederlo così disinvolto sembrava che quei registi, quei film, visti insieme con me e Aladino il venerdì notte, lui li conoscesse da anni. E la platea di amatori di pellicole d’essai lo ascoltava rapita”. Luciano e Aladino, quasi trentenni, e il venticinquenne Isaia dettero vita al circolo del cinema. Quella passione li teneva legati, forte. La guerra era finita da poco, si alzava un fermento nell’aria, una voglia di scoperta, un desiderio di percorrere le strade della conoscenza e di trasmetterle agli altri. I tre giovani credevano nelle potenzialità del mondo di provincia per imprimere un cambiamento nella società. “Si respirava un anelito di libertà”, mi sussurra Isaia con gli occhi che ridono.

“La provincia doveva essere un po’ tutta così, fosse America, Russia, o la nostra città. La provincia, culturalmente, era la novità, l’avventura da tentare. Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia, dicevamo: e non solo perché qui è più facile lavorare, perché c’è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim’ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Irene Blundo

foto(5)Irene Blundo, nata a Grosseto, è laureata in lingue e letterature straniere. Giornalista, dal 2002 scrive per il quotidiano La Nazione- gruppo Poligrafici editoriale. Ha scritto alcuni racconti gialli.

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