Una casualita’ non casuale

imageQuella sera Vera aveva deciso di uscire dopo tante settimane. Tirò fuori dall’armadio il suo succinto abito nero, quello che metteva in risalto le sue forme e il suo decolleté , e che con grazia e disinvoltura amava indossare in certe occasioni. I suoi capelli lunghi e lisci biondo miele , esaltavano la sua innata femminilità.
La sua candida pelle emanava un soave e fruttato profumo, i suoi occhi scuri e profondi brillavano di una luce particolare che la rendeva bella e attraente.
Vera era sempre stata una donna dal temperamento impulsivo e passionale, era cresciuta in fretta senza neppure rendersene conto.
A quasi trent’anni non pensava al matrimonio, di certo non si sarebbe sposata solo per prendere marito, a differenza di molte altre donne.
La sua indipendenza economica l’aveva resa ancora più libera ed emancipata.
Dopo la laurea aveva iniziato a lavorare nella farmacia del padre, peraltro molto affermata, continuando nel suo tempo libero a coltivare quelli che erano i suoi hobby, e le sue passioni, come il ballo, la musica, e tutto quello che la faceva sentire viva.
Tuttavia il suo interesse per gli uomini era quasi sempre motivato dall’atteggiamento che loro mostravano verso di lei durante l’approccio , e il corteggiamento.
Vera detestava gli uomini volgari, cafoni , ed arroganti, che ostentavano una possessività ributtante. Un uomo così per lei non aveva nessuna chance .
Le sue relazioni erano sempre state concise, proprio a causa di questa sua fuga dall’impegno. Non accettava né di dipendere da qualcuno, né che qualcuno dipendesse da lei.
Così dopo un breve periodo di innamoramento si allontanava fisicamente, e psicologicamente , appena intuiva un certo coinvolgimento emotivo. Le sue storie perciò non erano mai cresciute nel tempo, perché tutte le volte che quel fuoco stava per divampare, fuoco che lei stessa inizialmente aveva alimentato, e che sul più bello ci aveva gettato una secchiata d’acqua gelida.
In quella fredda sera di gennaio, Vera inconsapevole e spensierata, andò a ballare insieme ai suoi amici. E fu proprio in quella discoteca, che mentre ballava incontrò quell’uomo, che in poco tempo cambiò la sua vita.
Lui era lì, in piedi che la scrutava, con uno sguardo accattivante, e incredibilmente disarmante.
Aveva il cappotto sulle spalle, le mani in tasca, e un espressione che la inquietava . Sentì il suo cuore battere all’impazzata, doveva fermarsi, smettere di ballare, capire perché tanta agitazione.
Chi era quel tipo lì? Un suo vecchio amico, una persona conosciuta anni fa? In quel volto c’era qualcosa di familiare, passò davanti a lui e lo guardò bene per accertarsene.
Lui non fece nulla, a parte seguirla con lo sguardo.
Combattuta per tutta la notte, tornata a casa non chiuse occhio, il pensiero di quell’incontro non le dava pace. Continuò a pensarci anche nei giorni successivi.
Aspettò trepidante che arrivasse sabato, l’ansia l’aveva pervasa al punto da non sapere neppure cosa indossare, consapevole che avrebbe solo voluto rivederlo.
Qualcosa però quella sera andò contro quello che era il suo unico desiderio. La sua comitiva anziché portarla a ballare, decise di andare in un pub, che fra le tante altre cose a lei non era mai piaciuto.
Dentro la sua testa balenavano mille pensieri, non l’avrebbe incontrato, di questo era assolutamente certa.
Perciò rimase zitta e scontrosa per quasi tutto il tempo, in un angolo sola e delusa, si era estraniata dai suoi amici .
Ma ad un tratto, mentre quei mille pensieri la distoglievano dalla gente, sentì una voce di fianco a lei che disse : “perché quel muso lungo stasera”?
Si girò di scatto, pronta a rispondere male a quello che era certa si trattasse di qualche stupido ragazzotto da mandare via, e invece era proprio lui, l’uomo dallo sguardo disarmante, lo stesso che quel sabato sera di una settimana fa , aveva stravolto la sua quiete interiore , e il suo sonno.
Sentì le sue gambe tremare, il suo cervello completamente annebbiato dalla confusione, non sapeva cosa dire, né cosa fare .
Lui impavido continuò a parlarle, in modo cinico e provocatorio, facendo trapelare a piccole dosi, qualcosa di sé.
Quella conversazione si rivelò irritante e sgradevole per Vera, al punto da spingerla ad allontanarsi . Ebbe la sensazione a pelle che quel tipo lì rappresentasse proprio quel genere di uomo da cui era sempre fuggita.
Eppure quel nome le si era inciso nella testa… Alberto!
Tornata a casa non chiuse occhio neppure quella volta, ripensava ogni sua singola parola . Non c’era nulla di razionale, né di comprensibile in quel che provava.
Attrazione e ripudio nello stesso tempo, tutto le appariva pieno di contraddizione, come aver preso quel pezzo di carta , che lui con spavalderia le aveva dato prima che lei andasse via.
Vera non gettò via il suo numero, lo guardò per giorni senza memorizzarlo nel suo cellulare.
Le sue emozioni erano discordanti, e incomprensibili a se stessa.
Fu proprio in un istante di assoluta confusione e irrazionalità, che prese quel pezzo di carta stropicciato e lo chiamò.
Da lì cominciarono a vedersi, agitata come un’adolescente al suo primo appuntamento si incontrarono, e per Vera da quel giorno tutto cambiò.
Lui arrivò da lei con cinque rose blu, spiazzandola ancora una volta, perché lei amava le rose, e in particolare quelle di colore blu.
Alberto quella sera fu galante e gentile, un perfetto gentiluomo , Vera rimase incredula e lusingata.
Passavano le settimane, i loro incontri diventavano sempre più frequenti e coinvolgenti, tanto da farle assaporare quella idilliaca sensazione di felicità, e appagamento che non aveva mai provato con nessun’altro uomo .
Forse era pronta a rivedere quelle che fino ad allora , erano state le sue idee sui legami duraturi.
Possibile che fosse l’uomo giusto per lei? Quello capace di sconfiggere la sua voglia di libertà, e che probabilmente erano solo le sue paure a farla scappare via.
Ormai non pensava ad altro che a lui , aveva rinunciato ai suoi hobby, ai suoi amici, a tutto quello che prima aveva desiderato fare.
Lui era attento, elegante, garbato, era l’uomo che aveva sempre desiderato avere accanto.
C’era come un alchimia fra loro, lui riusciva sempre a sorprenderla , a farla sentire unica e speciale, come se fosse in grado di leggere nei suoi pensieri, esaudendo ogni suo desiderio.
Qualcosa però ad un tratto cambiò, come un fulmine a ciel sereno , Alberto cominciò a retrocedere da Vera, e da quella storia, diventando sempre più vago e sfuggente.
Vera non capiva, lui le faceva credere di essere sbagliata, di essere cambiata, criticava il suo modo di vestire, la umiliava, facendola sentire sempre più fragile e insicura.
Il senso di colpa la tormentava, lui beveva e disturbava altre donne in sua presenza.
Quella storia si era trasformata in un vero e proprio inferno, dal quale però non riusciva a liberarsi e a scappare.
Ormai aveva perso il suo equilibrio, la sua dignità di donna, la stima di sé stessa , si sentiva responsabile del suo repentino cambiamento.
Quel gioco continuò per molto tempo, fino a quando lui non ebbe la conferma di averla completamente annientata.
Vera capì troppo tardi, che quella fredda sera di gennaio, quell’uomo straordinariamente affascinante, e capace di stravolgere la sua vita, non era lì per caso.
Era lì per scommessa, con un unico intento, vendicarsi.
Alberto era un vecchio amico di Luca, un ragazzo che tanto tempo fa lei aveva ferito giocando con i suoi sentimenti.
Quell’aria familiare , apparve chiara all’improvviso per Vera quel mercoledì pomeriggio, vedendoli insieme dentro un bar, mentre bevevano un aperitivo, parlavano e ridevano forse proprio su di lei.

Sonia Sferruggia

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