Il soprabito azzurro

202351131-ac3447d5-15e1-42ae-b5af-bc3fba7897c9Quante volte ho pensato che se non avessi acceso la radio quella calda sera d’ Agosto, tu saresti ancora qui. Se soltanto ci fossimo seduti fuori, io tu e tuo padre, sul selciato davanti la piccola porta verde ed avessimo guardato in silenzio il cielo che già all’imbrunire si accendeva di stelle tremule, godendoci, attoniti e grati, lo spettacolo di una sera tranquilla senza echi lontani di spari e lampi di morte, tu saresti ancora qui, Franca.
Ed invece accesi la radio e la malvagia voce del generale ci graffiò il cuore come avesse lunghi artigli felini e ci sentimmo offesi per quel volgare sprone a denunciare i banditi antifascisti e i partigiani asserragliati sui colli vicini. Quella voce gracchiante ci incitava a tradire chi combatteva per la libertà e come potevamo noi obbedire o restare indifferenti? In quel momento fu come se un pesante scarpone ci gravasse sul petto e sentimmo il bisogno di respirare profondamente, di sbarazzarci dell’oppressore, di porre fine alle tribolazioni della guerra ed io ti vidi, mentre fuori lo sciame delle Perseidi illuminava il crepuscolo, posare la penna e chiudere il libro che stavi leggendo. Come ubbidendo ad un richiamo ti alzasti e già sembravi un’altra, trasfigurata, non già più mia, non giù più fra noi, non già più la mia adorata figlia ma una persona nuova, impaziente di salire sui colli umidi e ombrosi e raggiungere i partigiani.


Ma eri ancora così giovane figlia mia bella! Mancavano pochi giorni al tuo diciassettesimo compleanno e tu invece che fantasticare sul futuro, sentisti forte il richiamo del presente. In quel momento compresi che per te vivere avrebbe avuto senso solo se ti fossi ribellata al regime che da vent’anni ci schiacciava ed io poco avrei potuto fare per indurti a scegliere di restare. La coscienza figlia mia! le magnifiche spire della coscienza ti avevano già avviluppata e il senso della tua vita era tutto lì, più grande di me, più grande di noi, più grande di ogni altra cosa. Avevamo già visto partire i nostri amici, salire sui colli vicini e non più tornare ma tu non pensasti alla fatica, alle intemperie, al rischio, alla paura, alla possibilità non remota di udire un giorno l’alt impietoso del nemico che segna la fine di ogni speranza e pronuncia parole senza emozione. Scegliesti di fare la tua parte e sfidare un nemico che ubbidisce ciecamente alle regole,un nemico tronfio di orgoglio ghignante,un nemico incapace di provare pietà, amore, fratellanza ed empatia. Mi sento morire se immagino i tuoi occhi sbarrati per la paura e la smorfia cattiva e soddisfatta del nemico fascista. Sento il sangue farsi ghiaccio e scaccio il pensiero ma la spina nel cuore rimane. Oh figlia! non eri più la stessa mentre racimolavi le tue poche cose, qualche vestito, qualche libro da leggere nei brevi momenti di calma. Ti animava una insolita fretta mentre insaccavi le tue poche cose nella borsa mentre io avrei voluto fermare il tempo e dare valore a quegli attimi perché la libertà costa cara figlia mia, cambiare le cose e non rassegnarsi al regime ha un prezzo troppo alto, fiore mio. Ed io, che cosa potevo dunque io contro quella forza soprannaturale e ignota che operava in te e che si faceva beffe di me che pativo e piangevo silenziosa e svuotata guardandoti preparare tutto con gli occhi seri e bassi per paura di incontrare i miei? E che fretta avevi mentre con un ultimo sguardo abbracciavi rapida i pochi mobili della stanza, le sedie, il focolare nel quale si consumavano gli ultimi ceppi. Ingoiai tutte le lacrime che divennero singulti e nessuno poteva calmarmi. Una mamma. Come si fa a consolare una mamma che vede, che immagina che intuisce cosa potrà capitarti figlia mia? Una statua ieratica , una statua muta e nera parevo davanti alla porta verde e col pensiero ti urlavo: figlia mia voltati, girati ancora una volta, guardami ancora un ‘ultima volta vita mia che te ne vai._ Ma le parole mi morirono in gola e riuscii a proferire disarticolati suoni rauchi, gorgoglii di raccomandazioni materne, a te che già non mi guardavi e non mi udivi più e ti allontanavi di buon passo con altri ragazzini come te che ti aspettavano impazienti,ombre incerte nella notte stellata. Il cielo brillava e la notte era chiara e i sentieri ti sembrarono romantici percorsi misteriosi per incontrare l’amore segreto e non certo tumultuosi tragitti verso una esistenza fatta di stenti, di pericoli, di sangue, di freddo e fame.
L’ultima volta che ti vidi eri pallida, pallida e bella come la luna e i tuoi capelli brillavano in quel lucore notturno che fendeva come lama lucida i miei pensieri senza pietà e il mio cuore pareva volesse uscirmi dal petto. Non morii, inspiegabilmente non morii quella sera d’Agosto perché forse fu più forte la speranza di vederti un giorno tornare. Ho desiderato nei giorni d’angoscia più cupa che tu fossi diversa,che fossi come le altre ragazze della tua età, che desiderassi un marito, una casa, dei figli . Ma tu, tu hai qualcosa che le altre non hanno. Tu hai le idee, tu sei mossa dalle idee, tu pensi, tu vivi, tu sei venuta al mondo per fare la tua parte , per lottare contro chi ci vuole fagocitare tutti, ridurci senza volontà e senza sogni. Ma sono una mamma e dovrebbe dunque consolarmi l’ idea che ti ho messa al mondo per morire così giovane? Morire! Non voglio nemmeno pensarci, amor mio! tu tornerai e insieme stenderemo le lenzuola odorose di bucato al sole e al vento e sembreranno le vele bianche di una nave che salpa. Tornerai e finiremo di preparare il corredo, figlia mia! Non ho tue notizie e i giorni passano e l’ attesa è un pugno nello stomaco. È giunto l’ Autunno, figlia mia. Un’ indicibile angoscia mi stringe il petto. La nebbia avvolge tutto,anche la collina aldilà del bosco non si distingue più. Ho paura che tu senta freddo e che non mangi abbastanza perchè’ a te non pensi, come al solito, e magari sarai sciupata. Ma sei giovane e ti riprenderai presto e torneranno piene di vita quelle guance fresche di ragazzina quando tornerai. Ti sto cucendo un soprabito sai? e mentre lo cucio piango e non vedo quello che faccio. L’ altro giorno tuo padre che se ne stava vicino al focolare fumando la pipa mi ha detto che se non la smetto rischio di pungermi seriamente e di sporcare col sangue il panno di lana azzurra. Invece devo pensare solo a fare un buon lavoro perché quando lo metterai questo soprabito azzurro cielo, sarai bellissima. L’ attesa mi divora amor mio.
L’ altro giorno sono uscita fuori nel cortile mentre le foglie colore dell’oro danzavano lente nell’ aria già fresca prima di cadere al suolo. Ogni foglia volteggiava un po’, sembrava resistere ma poi si posava sulle altre già morte. Ho pensato che resistere è tutto figlia mia, ma di nuovo ho sentito quella tristezza al cuore, quella morsa pungente che mi ha fatto sobbalzare.
L’aria che si respira al paese è pesante. I gesti e le parole sono soppesate. Tutti hanno paura. A questo ci ha portato il regime ed è per questo che tu sei andata a combattere. Oh figlia! che cosa straordinaria hai fatto ed io sono così egoista da non comprendere fino in fondo quanto vali tu e conto i giorni della tua assenza piuttosto che essere orgogliosa e basta.
Sto diventando pazza sai? Sono corsa fuori mentre il cielo minacciava un temporale e sono rimasta a spettinarmi col vento degli ultimi giorni di Ottobre. Se non mi avessero portata via a forza, sarei rimasta lì a chiamarti, a urlare il tuo nome sperando che la mia voce arrivasse a te.
Da tempo non so più niente di te ed è quasi Natale. Figlia mia, quest’anno del ’44 sarà il primo Natale che io e tuo padre passiamo senza di te. Se non ci fosse la guerra avremmo potuto fare una passeggiatina nel bosco il mattino del 25 nell’aria incantata e stupirci dei suoni attutiti dalla neve che pare ovatta. Ho preparato un po’ di zuppa calda fatta con le patate e le rape. Il cibo scarseggia ed è tanto mettere qualcosa sopra il fuoco. Appena ho iniziato a mangiare ho allontanato il piatto e gli occhi si sono riempiti di lacrime. Io qui, vicino il focolare, con un piatto di zuppa calda e tu chissà dove, a nasconderti e fuggire come una ladra. Non sono riuscita a dormire la notte della vigilia. Per tutto il giorno ho atteso tue notizie. Nel letto, al caldo sotto le coperte, il mio istinto materno si è ribellato al tepore, al benessere di cui godevo. Non posso stare bene io senza sapere nulla di te. Il senso di colpa mi sta uccidendo e vorrei che tutto finisse presto. Magari in Primavera torni. Quando la neve si sarà sciolta, anche il mio cuore sarà liberato da questo peso, è così figlia. Deve essere così, figlia mia bella e giusta. Ho fatto un brutto sogno. Eri bambina con le piccole guance rosa e il vestitino bianco di mussola. In testa avevi una coroncina di fiori che però sono appassiti subito. Quando ti ho guardata di nuovo nel sogno, le guance erano divenute esangui, color della cenere spenta. Mi sono svegliata con i capelli appiccicati sul collo. Il lenzuolo un sudario. A piedi nudi sono andata alla finestra. La pace dell’ alba avvolgeva tutto nel suo magico incanto, tepori rosa e celesti si levavano dalla terra umida. Fra poco ,lo so, lo sento, tutto sarà diverso. Poche volte nella mia vita ho avuto la sensazione di essere ad una svolta, anzi tutto mi è sempre sembrato come la prosecuzione di un filo sottile ma robusto come la tela del ragno, adattabile ad ogni forma e proprio per questo invincibile ma questo regime non è invincibile. Tu ce lo hai insegnato, tu me lo hai fatto capire con il tuo sacrificio. Non devo farmi rattristare da questo sogno. Deve essere il frutto delle mie angosce, delle mie ansie.
Ora la guerra sta davvero finendo. I partigiani si sono fatti più arditi, alcuni già alla spicciolata cominciano a tornare. Aprile ha il cielo gaio e cristallino. Nell’ aria già sentiamo la Libertà, ci sentiamo più ottimisti o forse è solo perché abbiamo bisogno di rinascere a nuova vita e vediamo le cose, le stesse cose di sempre, sotto una luce nuova. Ah! cosa non fa la voglia di vivere, l’ egoismo di ogni essere vivente che cerca la vita amore mio, ed ora anche per te sarà così. Ora staremo sempre insieme e non ci lasceremo più.

Aprile 1945
È davvero finita figlia mia! vengo a prenderti con il soprabito azzurro. L’ho finito finalmente! Hai bisogno di mutarti d’abito. Quelli che hai portato con te quella sera d’Agosto saranno sporchi di fango e logori, dopo nove mesi di montagne, polvere, acqua e nebbia, il soprabito nuovo e pulito ci vuole. È qui, piegato con cura sul mio braccio. Le prime colonne di partigiani scendono verso Torino. Mi sono messa l’abito blu che ti piace tanto e così quando mi vedrai sarai ancora più contenta di vedermi elegante. Non ti farò sfigurare figlia, sono orgogliosa di te e sarai orgogliosa anche tu un po’ della tua vecchia mamma. Sì amore una vecchia mi sento. Questi ultimi nove mesi, novant’ anni mi sono parsi, ma ora cerco solo il tuo bel viso fra quelli che mi si affollano intorno. Quanti baci, quanti abbracci, quanta gioventù mi passa accanto figlia, quanti giovani partigiani, figlia mia. Forse sono tuoi amici. Li guardo sorridenti e li sento un po’ anche figli miei. Le loro mamme corrono ad abbracciarli, i fratelli più piccoli ridono e si aggrappano alle loro gambe, i fidanzati si guardano negli occhi e si dicono tante cose, si baciano persino con quegli sguardi pieni di tenere promesse. Ad una giostra mi sento. Tutto va troppo velocemente, anche il mio cuore batte all’ impazzata. Sulle spine sono amore mio. Non resisto figlia, anch’io voglio i tuoi baci, da te li voglio, e gli abbracci figlia! forte forte dobbiamo abbracciarci e chi ci stacca più figlia!Sbrigati vita mia che da troppo tempo dura l’ attesa di te. Ehi figlia mia, quanto tempo ci metti ad arrivare, sei lenta sei, forse sei ferita vita mia, ti vengo incontro allora, vengo ad aiutarti e che ci vuole, pure a spalla ti porto. Mi è sembrato di vederti, no, è una che ti somiglia, però…ha i tuoi stessi capelli, la stessa altezza, ma non sei tu. Non c’è più nessuno figlia. Sono rimasta solo io in questa strada piena di polvere che pian piano si deposita sulle cose, su di me, sul soprabito azzurro, sui miei capelli bianchi, sulle mie rughe. Accarezzo il soprabito e guardo dritto davanti a me ma non vedo niente. Non so perché io sono qui e sono sola. Perché sono sola? Perché non sei venuta con loro anche tu? A chi posso chiedere di te, figlia? Mi stanno strappando il cuore, figlia. La terra si apre sotto di me. Non vedo niente eppure il giorno è pieno di sole.
Un braccio si posa sul mio, quello che tengo piegato per reggere il soprabito azzurro, il tuo soprabito figlia. Possibile che oramai sia inutile questo soprabito? Non faccio resistenza a chi mi porta via dalla strada deserta. Non desidero più nulla ormai. Non ho più sangue nelle vene. Posso vivere o morire, è lo stesso.Tu hai fatto Resistenza figlia mia e io non resisto più. Una voce pietosa mi dice che tu sei morta il 2 Gennaio vicino Ivrea. Che ho fatto io il 2 Gennaio mentre tu, figlia, morivi? Forse ero allegra quel giorno mentre guardavo nel cortile la Natura ancora addormentata e portavo dentro una fascina di legno per scaldarmi. Ho perso tutto Franca. Perdendo te ho perso tutto ma tu hai vinto. Hai scelto di vivere per sempre, perché hai lottato per noi che viviamo ora il tuo tempo, e per quelli che verranno dopo, per quelli che ricostruiranno pietra dopo pietra quello che la guerra ha distrutto. Le generazioni che verranno ti sono debitrici, figlia, a te, e a tutti quelli che hanno combattuto per la libertà. E nessuno dei vostri aguzzini canaglia avrà lo stesso posto nella Storia. Nessuno di loro l’avrà.

Tiziana Sferruggia.

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