Il Leviatano

El_greco,_san_luigi_re_di_francia_e_un_paggio,_1585-1590_ca._02Un giorno un tale fu condannato a bruciare vivo. L’accusa era vilipendio ed era omicidio ciò che l’attendeva. Fu posta una grande pira nel mezzo del paese. Furono convocati sacerdoti da ogni angolo della nazione. E con loro arrivarono governatori e cavalieri. La popolazione tutta si accalcò intorno alla piazza. Il sole gemeva in alto e aspettava di venire imitato beffardamente. Il re stringe la mano della regina. Il tale viene condotto a dorso di un asino. La piazza è gremita. I bambini sono sulle spalle dei genitori. I genitori sulle spalle della Terra. Il condannato ballonzola pigro sul dorso dell’asino. Il boia ha un cappuccio nero. Il cappuccio è pregno di sudore. Le sue mani stringono una torcia spenta. La regina si soffia il naso e guarda il fazzoletto. Gli alfieri della capitale guardano la plebaglia. L’asino mastica l’aria. I suoi denti sembrano i mattoni di un muro sudicio. Il re sorseggia vino. Il condannato viene slegato. Scende dal dorso dell’asino. L’asino viene condotto a trenta passi di distanza dalla pira. Il boia bestemmia in silenzio tra i denti. Dio lo sente e lo ignora. Il re mastica una foglia. Un alfiere legge ad alta voce un messaggio. Prima di farlo srotola una pergamena. La pergamena gliela porge un ragazzetto con gli occhi lucidi. Il popolo scalpita. L’alfiere legge parole di condanna. Il fuoco per ora è solo in potenza. Un accenno del re e quel fuoco diventerà realtà. L’ultima parola pronunciata è “dio”. Dio ascolta e ignora.

Il re si alza in piedi. Il popolo trattiene il respiro. I governatori stanno in silenzio. Il vento tace. I lupi ululano. Le colline attendono. Il sole ascolta. Il condannato tossisce. Il re alza una mano. La mano del destino. Il diritto di dare la morte. Homo homini lupus. Bisogna scotennare il colpevole. Solo così gli altri uomini non diverranno bestie. Il re tiene alta la mano. Sembra salutare l’orizzonte. La paura ruba la scena. La tensione percorre la schiena della regina. Un governatore sbadiglia. Il popolo non sa perché si trova lì. La mano del re scende. Qualche parola viene pronunciata. Tra queste non c’è la parola “grazia”. Il boia prepara il suo palcoscenico. L’asino mastica aria. Il condannato viene trascinato sulla legna. Sale i primi rami. Inciampa e cade di faccia. Sanguina dalla bocca. Alcuni in prima fila ridono. Alcuni insulti giungono. Nessuno sa perché quest’uomo vada al rogo. Vilipendio, così dicono. Il sole tocca lo zenith. Le ombre spariscono tutte. Il condannato viene legato al palo. Il boia sente che tra poco sarà tutto finito. Il re siede. Prima di sedere osserva la moglie. I loro sguardi si incrociano. Un paggio insinua pensieri osceni. Il boia ha un’erezione. Ma le due cose non sembrano correlate. Il re siede. Il paggio pensa alla regina stesa sul pavimento. La regina percepisce l’oscenità. Il condannato viene legato stretto. Caccia un urlo. Un rumore di ossa spezzate giunge fino alle ultime file. Il polso è rotto. Lacrime scendono. Il boia sussurra qualcosa al condannato. L’asino smette di masticare. La regina tocca il ginocchio del paggio. Il re se ne accorge. I bambini sulle spalle dei genitori non capiscono niente. Il paggio sente un calore cocente che gli sale tra le cosce. La mano della regina stringe la carne del giovanetto. Dio ritrova interesse per la scena. Un alfiere si distrae guardando una dodicenne che corre intorno al papà. Il popolo è percorso da pensieri impuri. Inaccettabili. Inconfessabili. Nessuno lo dice. La sofferenza domina la piazza. I lacci sono stretti. Il re osserva con soddisfazione. Pensa al paggio che scopa la regina e divampa di rabbia. Pensa alla giusta punizione e ritrova la calma. Pensa al delitto e alle sue conseguenze. Guarda l’erezione del paggio. Quel ragazzo ha appena sedici anni. Il re invidia il profilo del cazzo. Il cazzo bussa contro i pantaloni. Brucerà. Si consumerà. Lo guarderò spellarsi. Urlerà perdono. La regina tocca la coscia del paggio. Il ragazzo suda. L’asino mastica. Il boia si gratta la pancia. Il leviatano attende il suo lauto pasto. Homo homini lupus. Dio ora non si perde nemmeno una scena. Il palco è pronto. Gli attori sono pronti. Gli spettatori sono pronti. Il re escogita con soddisfazione. La morte è nell’aria. Il sesso è nell’aria. Le dodicenni percepiscono l’ondata di ormoni del leviatano, ma non sanno di cosa si tratta. I bambini odorano il desiderio delle donne, degli uomini, degli uccelli ritti, dell’asino che mastica, del re che soffre d’impotenza, della regina che lo vuole in bocca, del paggio che fa di tutto per non cadere in tentazione. Il boia mette fuoco alla torcia. Il condannato ha un braccio spezzato. Anche lui è eccitato. Il dolore lo confonde. Il diavolo sotto quel legno aspetta di mangiargli le gambe. Il sole si volta dall’altra parte. Le ombre si muovono. La condanna è vilipendio. La sentenza è fuoco. Le ombre si allungano. Il boia si allontana. Le bambine si fermano. I papà pensano alle mogli. Il popolo pensa alla morte. I governatori pensano ai soldi. I contadini pensano alle figlie. Il paggio pensa alla regina. La regina pensa alle urla del marito. Il re pensa al potere. Il re pensa alla moglie. Il re pensa al rogo del paggio. Il condannato urla. Le fiamme gli prendono le cosce. Il cielo si tinge di nero. La piazza diventa un inferno immobile. L’asino osserva esterrefatto. Un alfiere mette la mano sulla spalla a una bambina. La regina tocca la natica del paggio. Il paggio non può discostarsi. La sua mente è pervasa da immagini lussuriose. Il condannato spalanca gli occhi e guarda i piedi. Il volto del diavolo lo osserva beffardo. Il re si alza in piedi. Tra le cosce nessun segno di vita. Dio ride di gusto. Il boia si toglie il cappuccio. Quando il condannato sputa il suo ultimo respiro una dodicenne è sparita dalla piazza. Il re osserva il paggio e non si sente ancora sazio. Ma il regno è salvo.

Riccardo Dal Ferro

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