Vedovanza differenziata

308412_cassonetti-differenziata-rifiuti-spazzaturaNon è semplice, credetemi, la vedovanza. Una si affeziona al proprio postino, figuratevi all’uomo con cui ha vissuto per trent’anni. Mio marito non era una persona accomodante, ma fino all’ultimo mi ha voluto bene e mi ha portato rispetto. Non ho mai dovuto svuotare una sola volta il bicchiere con l’acqua per la dentiera: una sciocchezza direte voi. Una piccola carineria rispondo io. Credo sinceramente che la mattina che mi ha lasciata sola un pensiero a quel bicchiere l’abbia pure fatto. Rimase sul comodino tutto il giorno: capirete che trambusto quella volta. E poi la burocrazia, i parenti, i vicini, il parroco. Quando son tornata a casa e l’ho visto ancora al suo posto mi son dovuta reggere alla spalliera del letto. Poi arriva il momento in cui per un solo attimo ringrazi quasi il cielo di questi anni sereni: io e la mia gatta, che mi fissa compassionevole quando gioco a qualche solitario con le carte. Quel momento a me è toccato stamane, quando ho trovato la mia amica Gina ai cassonetti della raccolta differenziata infondo alla nostra via: stava strappando le pagine di un libro infilandole poi nella campana della carta. Le ho chiesto cosa stesse facendo. Mi ha risposto nervosa che era l’ultima volta che comprava qualcosa per averlo sentito dire in Tv. Dalla tasca del grembiule le spuntava una mascherina.


Credo di Giorgio, suo nipote. Avete presente quelle mascherine nere che i bambini amano tanto portare per fingersi dei super eroi? Non dico Zorro, perché so da me che direi una sciocchezza. Non credo ci sia più un bambino che lo conosca o voglia quel costume per carnevale! Le ho chiesto anche cosa ci facesse lei con quella maschera e di tutta risposta mi ha intimato di tacere. L’ha tirata fuori dalla tasca e con una piroetta ben coreografata si è diretta al cassonetto della plastica. “Sono stufa di Ugo, cara Ermelinda. Stufa. A quell’uomo la pensione ha rinsecchito il cervello! E beata te che sei da sola”. Ho lasciato che si allontanasse un poco e ho sbirciato quale fosse il titolo del libro: “Cinquanta sfumature di grigio”. Ditemi voi adesso come posso scacciare dalla mente l’immagine di Ugo che insegue Gina per la cucina, mascherato e magari con una frusta in mano!

Ermelinda F.

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