Zia Silvana

72325371-3806569_0x420Il treno è in partenza. c’è un gran fermento e anche troppa confusione per i miei gusti. Non si capisce chi debba partire veramente e chi invece sia salito solo per salutare qualcuno. Io sono sola ed ho già sistemato con ordine i miei bagagli al mio posto. Essendo abbastanza alta riesco quasi sempre a collocarli da me, ma quand’anche non vi riuscissi c’è sempre qualcuno disposto ad aiutare una bella signora sola, o tuttalpiù non mi vergogno a chiedere aiuto. Se non siete educati vi sveglio io, e che diamine! E se le vostre mogli si offendono non mi interessa, io non voglio portare via niente a nessuno, ho già abbastanza spasimanti che non so più dove mettermeli, figuriamoci se devo usare la banalissima scusa di una valigia.
L’aria comincia a farsi opprimente, mi alzo e me ne vado nel corridoio a fumarmi una sigaretta.
Sulla banchina c’è una vecchietta. Deve salire ma non ce la fa. Possibile che non ci sia nessuno disposto a darle una mano? Mi tocca smettere di fumare la mia sigaretta e comincio a tirare su la prima valigia. La donna ha un’aria familiare, ma non riesco a focalizzare dove l’abbia già vista.
Nel frattempo sembra si siano volatilizzati tutti, fino a un attimo fa c’era un via vai. Tiro su anche la seconda valigia. “Grazie”, nel pronunciare queste parole la donna mi porge la mano per essere tirata su e io la prendo nella mia, ma riconosco quella voce.

La mia maestra delle elementari.
Eccola è lei, piena di rughe ma le labbra sottili sono le sue. Si è anche ingrassata ed incurvata ma quella voce la riconoscerei fra mille al mondo e anche quegli occhi rotondi privi di anima, ora falsamente benevoli, solo perché ha bisogno di me.
Ha già messo un piede sul primo gradino della scaletta.
Ma io non mi dimentico di quando mi hai sequestrato il libretto che mi aveva regalato papà. Eravamo poveri, ero la prima di cinque figli e papà si era tolto il pane di bocca per regalarmi quel quaderno nuovo, dopo mesi che gli facevo il filo davanti alla vetrina del negozio.
Brutta perfida, me lo hai preso, lo hai messo nel cassetto e lo hai chiuso con il lucchetto.. Dicevi che dovevamo essere tutti uguali e che non potevo avere nulla di mio che mi differenziasse dagli altri.
Io ho subìto. Dopo tutto eravamo ai tempi del fascismo e non potevo fare altrimenti.
Stai per appoggiare anche il secondo piede sulla scaletta.
Poi un giorno è arrivato tuo figlio a scuola, hai preso la chiave hai aperto il cassetto. Ricordo benissimo quella mano nervina, la stessa che tengo adesso nella mia. Hai fatto sedere tuo figlio al primo banco e gli hai fatto un regalo davanti a tutti, volevi dimostrare che madre amorevole tu fossi!
Peccato che il quaderno di cui hai omaggiato il tuo primogenito figlio maschio fosse il mio quaderno, quello che mio papà aveva regalato a me.
Non ho potuto resistere e mi sono alzata di scatto, ti ho tolto il quaderno dalle mani, implorando la tua pietà. Ma tu mi hai presa per la gola. Se non ti avessi sferrato un calcio negli stinchi, che non ricordo quanti giorni di sospensione mi è costato, a quest’ora non sarei viva qui in questa stazione con la tua mano nella mia.
Il treno fischia, sta per partire.
Col cavolo che ti aiuto.
Mi spiace, ti devo lasciar andare cara maestra, non sono abbastanza forte da tenere la presa, le nostre mani sono sudate, mi stai scivolando.
Non potevo perdere questa occasione di vendicarmi, adesso torno nel mio scompartimento.
Dal finestrino vedo che attorno a te si è accalcata un bel po’ di gente, ti stanno soccorrendo. Racconto ai miei vicini che c’è stato un incidente, sei scivolata.
Ma mi sa che ho combinato un bel guaio, ti sarai fratturata tutta e il treno partirà in ritardo.

Miriam Caputo

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8 pensieri su “Zia Silvana

    1. Miriam Caputo

      Grazie Anna,
      mia zia era davvero un mito. Mi raccontava questa storia come vera, ma non so quanto ci fosse lo zampino della sua fervida fantasia. Ho voluto ricordarla così, cercando di immedesimarmi in lei!
      Miriam

      Rispondi
  1. Miriam Caputo

    Capisco che la letteratura è tale se genera dibattito, lo diceva anche Calvino, e ne sono onorata, ma trattandosi di una persona realmente vissuta, che non c’è più alla quale io voglio bene, ha fatto come ha fatto o si è inventata di fare ed è giusto non giudicarla. Punto.

    Rispondi

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