Il vecchio e il cane

A sommarli gli attimi felici della vita non fanno una settimana, ma la vita è bella lo stesso
(Anna Magnani)

1504005_596124260425088_970282325_nEra una giornata estiva di quelle afose, ma di quell’afa umida che ti si appiccica addosso come un’ape al miele
Mi trovavo in Umbria con il mio fidanzato.
L’Umbria è una gran bella regione, ricca di storia, di misticismo e di santità. Ha campagne sconfinate in cui perdersi.
Però a me mancava il mare.
Inoltre, il mio fidanzato era di quelli noiosi e pignoli, che pianificano tutta la giornata e che se si sgarra una virgola, pure in vacanza, ti piantano una scenata! Per certi versi è comodo avere qualcuno che organizzi, ma se si tratta di un fidanzato e non di un’agenzia di viaggi, forse una povera crista di ragazza vorrebbe qualcos’altro!
Nella mattinata avevamo visitato, come da programma, gli affreschi di Giotto nella basilica di San Francesco d’Assisi. Ma tutto fu rovinato da un frate che ci cacciò via perché dovevano seguire le celebrazioni religiose e dava fastidio che noi in silenzio osservassimo gli affreschi, invece che pregare.
Il mio fidanzato cercò invano di spiegarsi, andando in fibrillazione come Dustin Hoffmann in Rain Man quando veniva cambiato il programma della serata.
“Non disturbiamo la messa, ce ne stiamo lì in silenzio” gli diceva.
Ma quello niente, non sentiva ragioni.


Io invece non avevo potuto fare a meno di notare gli occhiali Rayban e il Sector al polso del giovane frate e mi ero chiesta il perché della contraddizione fra ciò che vedevano i miei occhi e l’ideale francescano di povertà.
A questa domanda a distanza di vent’anni non ho ancora trovato una risposta
Tutto ciò, unito alla calura estiva, e all’assenza del mare non predisponeva bene il mio umore.
Sempre come da programma, a pranzo avevamo degustato un buonissimo prosciutto salato. Mi aveva procurato un’arsura allucinante e avrei pagato oro per avere una bottiglietta d’acqua, ma alle tre del pomeriggio era tutto chiuso. La mia gola era secca come il deserto del Sahara.
Goccioline di sudore si materializzavano sul mio corpo, facendo un bell’effetto ottico, ma sicuramente non un buon effetto olfattivo.
Non mi restava che cercare una fonte d’acqua. Contravvenendo le regole del programma, scesi per una scalinata fatta di una pavimentazione a ciottoli. Mi ricordavo che in fondo c’era una fontana. L’avevo vista qualche giorno prima, non era un miraggio. Il mio fidanzato mi seguiva con un’andatura molto più lenta della mia. Era spazientito perché avrebbe voluto andare da un’altra parte, ma io non mollavo la presa. Questione di sopravvivenza.
Al termine della scalinata, nel bel mezzo di una piazzetta semideserta e quasi tutta assolata, si abbeveravano due esseri tenerissimi, un vecchietto e una cagnolina nera, una cockerina. Anche a loro, come a me, scendevano delle gocce, ma il loro non era solo sudore, era anche acqua. Il vecchio si era prima di tutto preoccupato della sua creatura. Aveva unito le mani a coppa e l’aveva fatta bere. La fontana era troppo alta per lei. Poi la rinfrescò sulla testa.
“Ecco Camilla”, disse con l’accento tipico dell’Italia centrale. La voce assomigliava a quella di Nino Manfredi.
Solo dopo bevve anche lui.
Lei aveva uno sguardo tenerissimo, come solo i cani sanno avere e si era rifugiata nell’unico spazio all’ombra presente nella piazza, a lato della fontana.
C’era come una somiglianza fra i due, nella barbetta spruzzata di bianco e in quel momento bagnata e un po’ arricciata, e anche negli occhi, dallo sguardo vivo ma allo stesso tempo stanco per il caldo.
E per l’età.
Mi chinai ad accarezzare Camilla, che ricambiò il mio gesto con una leggera leccata. Dal suo naso il tipico odore di bava, e da lei il tipico odore di cane umido, che mi ricordavano e mi ricordano tuttora i momenti felici della mia infanzia.
“Quanti anni ha?” chiesi.
“Chi ? Io?” mi rispose il vecchietto.
“No non lei, ci mancherebbe. Intendevo Camilla”. Risposi, sempre accoccolata ad accarezzarla.
Il mio fidanzato ci osservava da una distanza di sicurezza.
“Lei ne ha 14 e mezzo, è una bella età per un cane. Ma io ho fatto un patto con il padre eterno, lo sa signorina?”
Allora ero ancora signorina.
“Che patto?” chiesi.
“Che io e lei dobbiamo morire insieme, perché lei non sa stare senza di me e io non so stare senza di lei, come facciamo l’uno senza l’altra?”.
Mi disse queste parole con una voce tremante piena di commozione. Non gli scesero le lacrime ma gli occhi erano umidi e non solo perché si fosse rinfrescato alla fontana.
A me prese un groppo alla gola. Continuavo ad accarezzare il cane. Mi ero dimenticata che ero lì per bere.
Dalla voce del vecchietto e dal suo sguardo percepivo la sua seria paura di stare senza la sua amata creatura o peggio ancora che fosse morto lui e la cagnolina si fosse ritrovata sola. Chi si sarebbe occupato di lei? Chi le avrebbe dato da bere e da mangiare? E chi l’avrebbe coccolata?
Poi non ricordo come sia finita.
Probabilmente ci salutammo, proseguendo ciascuno nelle proprie vite.
Spero che il desiderio dell’uomo si sia realizzato.
Per conto mio questo episodio resta una delle poche cose belle che mi siano capitate nella mia vita, perché ho visto cosa sia l’amore, quello pulito.

N.d.A. Ciò che è scritto in questo racconto è tutto vero e autobiografico: il fidanzato, il frate con il RayBan, la rottura degli schemi e delle regole, il vecchio e il cane.

Miriam Caputo

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...