Il Re è nudo

tavola-di-natale2Ludovica, salutato l’ultimo ospite, si è rifugiata tra le braccia di Giorgio e rimane lì rannicchiata. Lui la tiene stretta e le appoggia dei baci lievi sulla testa, attento a non disfare la sua acconciatura elaborata. Vorrebbe avere le parole giuste da dire, ma nel dubbio si limita a mettere tutto il suo amore attorno a lei, nell’abbraccio.
La casa che fino a un’ora prima risuonava di chiacchiere sommesse e tintinnii di cristalli ora è desolatamente silenziosa.
Aveva lavorato tantissimo alla serata: per tre mesi l’aveva pianificata sul suo organizer di Gucci con il puntiglio di un generale prussiano. Dopo aver optato per una cena in piedi da giocare sui toni del panna e bordeaux aveva coordinato le tovaglie, le candele e gli addobbi. Aveva selezionato con cura la ditta del catering e discusso a lungo il menù, valutato la presentazione dei piatti, selezionato i vini e scelto le porcellane.
Aveva dedicato intere serate a stilare l’elenco degli invitati, aggiungendo e scartando i nomi, e altrettanto tempo le ci era voluto per scrivere a mano gli inviti con la stilografica con l’inchiostro bordeaux. Perfino i francobolli li aveva comperati allo sportello filatelico della posta centrale, perché non sembrassero ordinari una volta incollati sulla carta di riso fatta a mano.
Aveva impegnato tutte le sue energie e una quantità ragguardevole di denaro perché tutta la serata fosse perfetta.
E fino a un’ora prima la serata era stata perfetta. I salotti, addobbati e profumati, facevano da cornice preziosa agli invitati che, elegantissimi, mostravano di gradire il buffet e i vini. I pezzi scelti col pianista accompagnavano le chiacchiere senza essere invasivi. Ludovica, effervescente nel suo abito da sera, svolazzava da un gruppo all’ altro con un sorriso sempre più rilassato, sentendosi già membro del Rotary a tutti gli effetti. Poi Umberto era passato a dare la buonanotte agli ospiti.
Ludovica aveva ragionato a lungo se fosse o meno il caso di far comparire suo figlio. Forse a tre anni era ancora piccino, però era così bello e ben educato che le avrebbe sicuramente fatto fare una bella figura, soprattutto con le signore più anziane. Così gli aveva comperato un pigiamino in ciniglia con le suole antiscivolo, gli aveva fatto sistemare i capelli dal barbiere e puntuale alle dieci la tata lo aveva accompagnato in salotto per augurare la buonanotte agli ospiti.
Umberto aveva incantato tutti con i suoi ricci biondi e le fossette monelle, tanto che Ludovica aveva deciso di farlo restare alla festa qualche minuto in più, prima di farlo accompagnare a letto.

Il bimbo si aggirava felice tra le persone, compiaciuto di tante attenzioni e affascinato dai vestiti da sera, dando la manina agli ospiti come un adulto in miniatura. A un certo punto si era fermato davanti al socio anziano dello studio del padre, uno degli avvocati più quotati della città e si era messo a fissarlo con insistenza. Ludovica, che aveva percepito una sorta di vibrazione negativa, aveva fatto cenno alla tata di andare a prenderlo. Ma un istante prima che questa lo raggiungesse il bimbo, serissimo con la vocina squillante, aveva superato di un decibel tutti i rumori della festa.
– Mamma, ma non è vero che ha le corna! – aveva constatato a voce altissima con tono deluso.
Ludovica, con il viso affondato nella camicia bianca di Giorgio lo sente tremare. Alza la testa e lo guarda negli occhi. Ha ancora stampata in mente la faccia paonazza del suo capo, e risente il gelo calato di colpo nel salone.
– Sai mi dispiace… – comincia a giustificarsi, ma si interrompe. L’eccessiva rigidità dell’espressione del marito la preoccupa. Gli passa la mano ingioiellata sulla guancia, con tenerezza. – Scusami davvero. Credevo di avere tutto sotto controllo… ma tu stai… RIDENDO! – esclama incredula.
Giorgio non si trattiene più.
– Volevi una festa memorabile e di sicuro di questa ne parleranno per mesi. –
le dice tra le risate, asciugandosi le lacrime con un tovagliolo di lino preso dal buffet.
Ludovica vorrebbe sentirsi più arrabbiata ma non ci riesce.
– Stava andando tutto troppo bene per essere vero. – commenta, lasciandosi cadere di peso sul divano. – Era tutto così perfetto, nemmeno un bicchiere versato. – continua scalciando via i sandali.
– Dai Luvi, magari ti prendono lo stesso al Rotary, con Umberto socio onorario. – risponde lui, sedendosi di fianco e prendendole in mano un piede per massaggiarlo.
– Che stronzo che sei, – ma ora sta ridendo anche lei – sappi che mi vendicherò facendoti mangiare gli avanzi del buffet: finger food per almeno una settimana.
E prega solo che le dame di san Vincenzo accettino un centinaio di dessert per la loro mensa dei poveri.

Manuela Barban

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