La scelta di Rasid

Choices è un progetto di storytelling digitale e teatrale che parla di scelte. Le vostre, le nostre. Ogni giorno scegliamo qualcosa ma ci sono momenti particolari della vita di ognuno di noi in cui queste scelte ci aprono nuove strade e nuove porte, percorsi inaspettati e bivi sconosciuti. E ci cambiano la vita, a volte per sempre.

Raccontateci la vostra scelta, così come ha fatto Rasid (dal sito del progetto) lo pubblicheremo su Svolgimento  condividendolo poi con Choices

EDIT_Mano_RasidMi chiamo Rasid, sono un marionettista professionista e artista di strada, sono cresciuto in Italia ma arrivo dalla Bosnia. I miei genitori sono un po’ dei “Romeo e Giulietta” dei Balcani: mia madre, Jasminka, è della Bosnia (proviene da una famiglia di Rom musulmani ) e mio padre, Zeljiko, è Rom benestante è integrato della Serbia, cristiano ortodosso.
Sembra una fiaba, invece è tutto vero.
Dopo rocambolesche avventure i miei scappano dai Balcani, si rifugiano in Germania, a Berlino per un anno, e poi a Torino, in Italia.
Io sono cresciuto come un bambino Rom, vivevamo in un campo fuori città, io e la mia sorella più piccola, Ivana, eravamo gli unici bambini sopravvissuti alle fosse comuni delle dogane durante la mobilitazione dei Rom dalle città ex-jugoslave. Immaginate, oggi io sono vivo solo perché quel giorno, alla dogana Serba, mia madre ha scoperto che il vigilante era un suo ex ragazzo di quando era ragazzina.
La mia infanzia nei campi era felice, con Ivana troppo piccola a me toccava giocare da solo.
Dietro al campo c’era una foresta (oppure il campo era in mezzo alla foresta, queste sottigliezze non le ho mai colte). Era la mia foresta.


Come di norma, nel popolo Rom un bambino è libero di andare fin dove lo portano le gambe: così io giravo e giocavo nella foresta, litigavo con gli alberi e davo loro dei nomi. Un giorno trovai un sasso giallo e iniziai a portarmelo dietro, ogni giorno andavo sempre più lontano e lo lasciavo lì per poi riprenderlo il giorno dopo e lasciarlo ancora più in là.
Ci sgomberarono dal campo e il mio sasso giallo sta ancora là, in quella foresta.
Mia madre: un maschiaccio, da ragazzina si tagliava i capelli da sola “alla Maradona”, ballava la break dance e picchiava i ragazzi.
Mio padre: rachitico, romantico, laureato, sapeva 7 lingue, scriveva racconti e romanzi, campione di scacchi della sua scuola.
Vai a capire…l’amore è proprio strano.
Grazie a mio padre, che voleva assolutamente che mia sorella ed io andassimo a scuola, siamo usciti dai campi. Grazie ai coglioni quadrati di mia madre loro hanno trovato lavoro (mio padre e mia madre lavorano da 15 anni nello stesso ristorante, insieme, tutti i giorni). Lei ora è cuoca mentre mio padre è diventato l’aiuto cuoco. Prima di tutto questo però abbiamo mendicato – lo ricordo bene- le stancanti giornate mano a mano con mio padre di porta in porta; lui, fiero ed educato, mostrava che aveva un documento e chiedeva non soldi ma vestiti, cibo o giocattoli per noi, intanto mia madre lavava i piatti tutto il giorno…
Ho iniziato la scuola che ancora sapevo perfettamente il Rom e il serbo-croato.
E li mi demolirono.
All’inizio non capivo perché mi prendessero in giro; poi ho capito che era per il mio accento fortissimo, perché pensavano che una casa senza ruote e impilata in un palazzo fosse migliore della mia.
Io li decisi, da solo. Non lasciai la scuola per diventare un ladro di macchine come mio nonno, anche lui di nome Rasid.
Io decisi di leggere: e divorai l’intera, per quanto piccola, biblioteca. E così, iniziate le medie, il mio italiano parlato era perfetto.
I libri, si sa, nutrono anche la mente e non mi fregava più un cazzo di cosa pensassero gli altri di me. Quella vita non mi bastava più e a 16 anni sono partito, da solo e senza nulla, per la Spagna. E dopo Francia, Inghilterra, Polonia, Russia, Ucraina, Germania,ecc.
Sono diventato un artista di strada, un marionettista, un piccolo inventore.

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