Incipit d’autore : “Un treno per la luna” di Cinzia Giuntoli – Ed. FuoriOnda


un-treno-per-la-luna_primaUn treno per la luna

La banda è arrivata carica di strumenti. Accanto a me il sindaco ha acceso il sigaro e accarezza la fascia tricolore.
In prima fila ci sono i ragazzi della scuola. Sventolano le bandierine bianche rosse e verdi e qualche maschio più vivace, ignaro delle occhiatacce del maestro, continua a tirare le trecce alle bambine.
Ho messo il vestito che tengo per le grandi occasioni e il cappellino mi aiuterà a nascondere qualche capello bianco.
La stazione è piena di gente. Tutti parlano, si salutano, chiedono notizie e aspettano.
Tra poco arriverai. Sono stata qui tante volte, ma oggi sarà l’ultima. Perché finalmente torni a casa.
«Il treno 6176, proveniente da Firenze è in arrivo sul primo binario» urla il capostazione.
Si sente un fischio. Le bandierine si agitano. Il sindaco spegne il sigaro. La banda comincia a suonare.
Le rotaie spariscono sotto l’avanzare della locomotiva. Entra in stazione, lo stridio dei freni copre la musica e una nuvola di vapore mi avvolge.
Aggiusto le pieghe del vestito e, finalmente, riesco a sorridere.

Secondo brano

Non era così che avevo immaginato la mia vita.
Diciannove anni e tanti sogni in testa, ero pronta a sfidare ogni cosa.
Ma la guerra no, non era nei miei pensieri il giorno che Novello mi chiese di sposarlo. Me lo chiese una notte di agosto, mentre le stelle cadenti tagliavano il cielo. Ogni stella un desiderio, e io ne avevo già espressi due, mentre Novello non riusciva a vederne nessuna per esprimere il suo.
Poi a un tratto un fruscio seguito da una luce che illuminò il cielo. Rimanemmo a bocca aperta e fu Novello a parlare.
«Mi devi dire di sì».
«Sì di cosa?».
«Dimmi sì! È il mio desiderio».
Ridemmo mentre cadeva un’altra stella.
«Vedi, anche il cielo vuole una risposta». E poi mi baciò. Avevo 15 anni, era l’amore della mia vita, l’unico che mi faceva ridere sempre. Con lui non ci si annoiava mai.
Quando tornava a casa dai campi, ogni volta mi portava un fiore e d’inverno mi stupiva con sassi colorati o piccole gemme.
Ma quando tornò in licenza mi trovai davanti un’altra persona.
Mi alzai presto quella mattina. Il telegramma non diceva a che ora sarebbe arrivato.
Arrivo 3 dicembre. Firmato Novello.
«Vengo con te alla stazione» aveva detto Angelina. Io le avevo risposto che non volevo condividerlo con nessuno quel momento.
Sedetti sulla panchina. Fasciata nello scialle di lana di nonna Ada aspettai con pazienza.
Quel giorno in stazione c’era tanta gente e quasi tutti facevano la stessa domanda: «Ida, che torna Novello?» ma non ricordo i loro visi. Guardavo solo le rotaie, nel punto dove si congiungevano e si dividevano quando arrivava un treno. Ad ogni arrivo speravo di vederlo affacciato al finestrino che mi cercava fra la gente. E io ero pronta sul marciapiede per abbracciarlo. Quando il treno si fermava il vapore mi avvolgeva e faceva sparire ogni cosa. Io chiudevo gli occhi sperando di sentire «Ragazzina, sono tornato».
Invece c’era solo il capostazione che annunciava la partenza. Allora mi stringevo nello scialle e continuavo ad aspettare su quella panchina che diventava sempre più fredda.
Vidi arrivare quattro treni e ogni volta scendevano militari pieni di bagagli, senza sorriso. Posavano le sacche per terra e aspettavano, una voce, un saluto, un abbraccio. Dopo, tutto era diverso, i loro visi si illuminavano e le sacche diventavano leggere. Lasciavano il binario senza voltarsi verso quel treno che sarebbe tornato a riprenderli.
L’orologio della stazione segnava mezzogiorno. Fra poco sarebbe arrivato l’ultimo treno. Non riuscivo più a stare ferma. Un fischio annunciò il suo arrivo. Il vapore mi avvolse con il suo odore di viaggi. Novello era affacciato al finestrino. Appena mi vide accennò un sorriso e allungò la mano per salutare.
Quando scese quasi non lo riconobbi. Il viso, i capelli e la divisa avevano la stessa sfumatura di grigio, come un vestito tenuto per giorni sotto il sole. Lasciò la sacca per terra e mi abbracciò forte da togliermi il respiro.
«Credevi che non tornavo?». Mi baciò. Era diverso il suo profumo. Sapeva di polvere. Non riuscivo a staccarmi. Era dimagrito, ma il suo abbraccio era forte.
«Ragazzina, quanto mi sei mancata».
Io non riuscivo a dire una parola. Rimanemmo soli, ancora abbracciati.
«Novello, io…» volevo dirgli che avevo bisogno di lui, che mi mancava, che odiavo questa guerra e il Re. Lui mi mise un dito sulle labbra.
«Zitta, devi dirmi solo cose belle. Cinque giorni sono troppo pochi per essere tristi».
Ero felice. Il freddo, l’attesa, la paura di non vederlo arrivare, tutto passò in un attimo. Tornammo a casa abbracciati. Sulla porta di casa, lasciò in terra lo zaino e mi prese in braccio.
«Eccoci ragazzina, come per il matrimonio» disse. Anche lui aveva bisogno di pensare ad altro.
Per questo non chiesi nulla. Ma Novello la guerra l’aveva dentro. La notte dormì poco, si girò continuamente nel letto e tremava. Io lo avevo abbracciato e stretto al petto. Ma lui si era divincolato e mi aveva buttata giù dal letto. Poi si era messo a piangere, come un bambino.
«Ho paura Ida, che devo fare?» mi aveva detto prima di riuscire ad addormentarsi, fra le lacrime.

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Cinzia Giuntoli

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6 pensieri su “Incipit d’autore : “Un treno per la luna” di Cinzia Giuntoli – Ed. FuoriOnda

    1. Anonimo

      Roberta, aspetto con ansia il tuo giudizio. Per l’emozione è stata molto forte anche per me. La storia nasce da una ricerca negli archivi storici e questo libro è solo uno spaccato delle vicende che ho trovato. Spero che ti possa emozionare come lo è stato per me!

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      1. Jacey

        Tea partiers and union activists are both exercising democracy. Tea partiers are deletrapesy fighting for the power of the rich, while unions are similarly struggling for the weak. The rich are richer than ever before in history, taking a greater share of the fruits of this nation than at any time since records began, while wages for workers have barely budged in 35 years. Its only guys like this who remind us of our souls. If we lose this battle, THERE WILL BE MORE. Thank you, Gordie.

  1. cinzia

    Roberta, aspetto con ansia il tuo giudizio. Per l’emozione è stata molto forte anche per me. La storia nasce da una ricerca negli archivi storici e questo libro è solo uno spaccato delle vicende che ho trovato. Spero che ti possa emozionare come lo è stato per me!

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