Wonderwall

MYWONDERALLaleMi siedo. La panchina che ho scelto è gelata. Qui alla stazione c’è il solito via vai di gente, saluto un paio di amici di ritorno da scuola.
Stefano si ferma a chiedermi perché stamattina non fossi a lezione. E adesso? Se gli dicessi che sto aspettando una ragazza e che non so neanche se verrà, sicuramente mi prenderebbe in giro.
– Mi sentivo poco bene, adesso mi son messo qua a guardare le persone che passano.-
Stefano sa che sono un tipo strano, perciò ho dato una risposta che sembra una cosa vera. Lo farei sul serio, amo passare il tempo a guardare la gente. Studio i loro volti, mi invento delle storie, cerco di capire se sono tristi o felici.
Come previsto, lui mi ha creduto e se n’è andato.
Controllo il telefono sperando di trovarci un sms che mi confermi che non sto aspettando invano. Niente. Sto per rimetterlo in tasca quando inizia a vibrare. È lei. Sullo schermo appare il simbolo che accompagna ogni suo messaggio, seguito dal suo nome. Apro la notifica e leggo: “Ancora 30 minuti e sono alla stazione. Spero di arrivare in tempo per prendere il bus che mi porterà poco distante da casa tua. Non vedo l’ora ♥”
Lei non sa che sono qui. È la prima volta che ci vediamo e mi sembrava brutto farle fare da sola tutto il viaggio fino a casa mia. Sarà una sorpresa.
Oggi, dopo quasi 2 anni, ci incontreremo. Sembra strano anche a me: nonostante ci conosciamo come fossimo amici da secoli, non ci siamo mai visti. O meglio, ci siamo visti ma solo in webcam.


Sonia abita a Milano ma ha deciso di venire fino qui a Firenze per stare con me un paio di giorni. I suoi genitori non erano molto contenti di questo viaggio ma alla fine è riuscita a convincerli.
Insomma, son qui ad attendere quel treno che finalmente mi darà modo di conoscere una delle persone per me più importanti al mondo. Ho la gola secca, il cuore accelerato, la schiena sudata.
Lo stridere dei freni sulle rotaie copre la canzone che stavo ascoltando, tolgo le cuffie e con le mani che un po’ tremano metto il lettore MP3 nella tasca insieme al telefono. L’orario è giusto, il treno è quello che sto aspettando.
Eccola lì, scende dal treno guardandosi intorno.
Ha con sé una piccola valigia scura che porta senza fatica. Mi avvicino facendo finta di nulla, sperando che lei non si accorga subito della mia presenza.
– Salve, hai bisogno di aiuto? – le chiedo.
Esita un attimo, poi si volta. Ha solo un momento di incertezza, poi mi riconosce, lo vedo da come sorride, si illumina tutta. Il suo bagaglio cade a terra e lei mi butta le braccia al collo. Ho aspettato una tale quantità di tempo per vivere questo momento, che quasi non mi sembra vero. Ricambio il suo abbraccio, felice che sia finalmente arrivata. Il cuore mi batte a mille. Respiro il suo buon odore e la stringo a me: è un momento di non ritorno, niente sarà più come prima, ne sono consapevole. Vorrei passare così il resto della mia vita. Tra le mie braccia ho il bene più prezioso, capisco di colpo il senso che la libertà acquista quando si ha vicino la persona giusta. Lei è le parole della mia canzone preferita. You’re my wonderwall.
Ma questo non lo immagina, non può saperlo.
Per lei io sono Luca, solo un grande amico.

Irene Bargelli classe 4C liceo scientifico G.Marconi Grosseto progetto Scuola Twain #Piovonoparole

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